Brennero, 5 mila in strada e la politica resta al bivio: “Chi decide sul futuro dell’A22?”

L’inquinamento da traffico torna al centro dello scontro politico. L’opposizione accusa la Regione di non assumersi responsabilità, mentre il nodo resta quello di conciliare mobilità, ambiente e sviluppo.

Cinquemila persone hanno fermato il traffico al Brennero per chiedere più attenzione all’inquinamento prodotto dal traffico sull’autostrada A22. Ma, dopo la protesta, il confronto politico non sembra essersi fermato: al centro della polemica finisce ora la risposta della Giunta regionale all’interrogazione sul ruolo della Regione nella gestione ambientale del corridoio del Brennero.

Secondo i promotori della critica, la replica del presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher avrebbe evitato il cuore della questione, limitandosi a richiamare le competenze amministrative in materia di monitoraggio ambientale. Una risposta giudicata insufficiente perché, secondo l’accusa, il tema sollevato non riguardava chi deve effettuare i controlli, ma quale indirizzo politico la Regione intenda dare sul futuro dell’asse del Brennero.

Il nodo è il ruolo della Regione come principale azionista di Autostrada del Brennero S.p.A. e soggetto chiamato a coordinare le politiche comuni dei territori coinvolti. La domanda politica è chiara: quali obiettivi sono stati indicati ai rappresentanti negli organi societari? Quali misure concrete sono state promosse per ridurre l’impatto ambientale del traffico?

La risposta, secondo i critici, rimanderebbe soprattutto al progetto di finanza legato alla nuova concessione autostradale. Un riferimento che però, viene contestato, non chiarirebbe tempi, obiettivi misurabili e strumenti di verifica sulla reale riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico.

Il tema è tornato prepotentemente all’attenzione pubblica dopo la mobilitazione del 30 maggio, quando migliaia di cittadini hanno protestato contro gli effetti del traffico pesante lungo il corridoio del Brennero. Una manifestazione che ha messo in evidenza anche differenze politiche tra i territori.

Da una parte il presidente del Tirolo Anton Mattle ha sostenuto la protesta, dall’altra Kompatscher ha preso le distanze dalla modalità della mobilitazione pur riconoscendo la necessità di affrontare il tema della regolazione del traffico. Contraria invece la posizione del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, critico verso la manifestazione e verso nuove ipotesi di tariffazione ambientale.

Proprio queste divisioni mostrano che la questione non è soltanto tecnica, ma politica: quale modello di mobilità si vuole per il futuro del Brennero? Più traffico e infrastrutture al servizio dei flussi economici o maggiori vincoli per tutelare la qualità della vita dei territori attraversati?

La polemica, quindi, non riguarda soltanto i dati sull’inquinamento, ma il ruolo delle istituzioni. Chi contesta la linea della Regione chiede una posizione più chiara e un uso più deciso del peso politico all’interno della società autostradale.

Il punto resta aperto: mentre il traffico continua a crescere e i cittadini chiedono risposte, il confronto sul futuro dell’A22 sembra ancora alla ricerca di una direzione condivisa.