Dal fascismo alla memoria: l’Alto Adige entra nella rete europea che rilegge i monumenti scomodi

I monumenti del Ventennio non spariscono. Restano nelle piazze, negli edifici pubblici e nei paesaggi urbani dell’Alto Adige, portandosi dietro una storia complessa, spesso divisiva e ancora capace di riaccendere il dibattito politico. Ora, però, quei luoghi potranno essere affrontati con uno sguardo più ampio, europeo e culturale.

Il Consiglio provinciale ha approvato la proposta del Gruppo Verde che impegna la Giunta provinciale ad avviare il percorso di adesione dell’Alto Adige alla rete europea ATRIUM, dedicata al patrimonio architettonico legato ai regimi totalitari del Novecento.

L’obiettivo è trasformare una parte del patrimonio più controverso del territorio in un’occasione di conoscenza e riflessione. Non celebrazione, ma memoria. Non contrapposizione ideologica, ma contestualizzazione storica.

La decisione arriva in una fase in cui il rapporto con le testimonianze del fascismo è tornato al centro dell’attenzione, anche dopo il crollo di una parte del Tribunale di Bolzano. Per i Verdi, proprio episodi come questo dimostrano quanto sia necessario superare le polemiche ricorrenti e affrontare il tema con strumenti culturali e scientifici.

«Questi edifici raccontano una storia difficile. Non possiamo limitarci a polemizzare ogni volta che uno di questi monumenti torna al centro dell’attenzione. Dobbiamo invece spiegare, contestualizzare e fare memoria», afferma Brigitte Foppa, prima firmataria dell’ordine del giorno. «Solo così questi luoghi possono diventare strumenti di conoscenza e non di celebrazione».

ATRIUM riunisce città e territori europei che condividono la presenza di edifici e spazi pubblici realizzati durante le dittature e i regimi totalitari del XX secolo. La rete propone una lettura comune di un patrimonio architettonico che non può essere separato dal contesto storico nel quale è nato.

Si tratta di edifici spesso imponenti, talvolta monumentali, ma anche scomodi. Strutture che raccontano non solo l’architettura del loro tempo, ma anche i sistemi di potere, la propaganda e le ideologie che li hanno prodotti.

Per il Gruppo Verde, lavorare su questo patrimonio significa quindi anche rafforzare la consapevolezza democratica. Le tracce delle dittature, infatti, attraversano tutta l’Europa e possono diventare strumenti per comprendere meglio il passato e riconoscere i rischi del presente.

«Riconoscere, comprendere e contestualizzare le tracce delle dittature ci aiuta a capire meglio la nostra storia e quella degli altri, affinché gli errori del passato non si ripetano», concludono i consiglieri provinciali Verdi Brigitte Foppa, Madeleine Rohrer e Zeno Oberkofler.

L’Alto Adige si prepara così a entrare in una rete europea che non vuole cancellare i monumenti della storia, ma leggerli con occhi nuovi. Perché anche l’architettura, quando è nata sotto una dittatura, può diventare – se raccontata nel modo giusto – una lezione di democrazia.

Foto, Brigitte Foppa