Bertolini accusa la politica altoatesina di tenere in vita il disagio per mancanza di visione

Le dichiarazioni contraddittorie di questi giorni sul cosiddetto disagio degli italiani mettono in luce un problema politico evidente: una parte della classe dirigente altoatesina continua a muoversi dentro categorie del passato perché non dispone di una prospettiva credibile per il futuro. I Verdi Grüne Vërc assumono una posizione netta: il disagio non si supera né dichiarandolo concluso né rilanciandolo a intermittenza. Tenerlo al centro del dibattito significa, di fatto, non volerlo davvero superare.

La dinamica non riguarda un solo schieramento. Da un lato una destra italiana che procede per annunci simbolici e successive smentite; dall’altro una destra di lingua tedesca che irrigidisce il sistema e difende equilibri identitari come se fossero intoccabili. Due approcci che si alimentano a vicenda e finiscono per bloccare il territorio, mentre la società reale continua a muoversi e a cambiare.

Le persone chiedono risposte concrete su casa, scuola, lavoro e servizi, non nuove battaglie identitarie. «Il disagio viene tenuto in vita da chi non ha una visione per il futuro. Quando la politica resta prigioniera di queste categorie, smette di parlare alle persone», afferma Luca Bertolini, co-portavoce provinciale dei Verdi Grüne Vërc.

Per Bertolini il futuro dell’Alto Adige Südtirol passa da istituzioni che funzionano senza filtri linguistici, da politiche fondate su equità e competenze e da una rappresentanza che non abbia bisogno di contrapposizioni identitarie per legittimarsi. Il punto non è stabilire se il disagio sia finito o meno, ma smettere di usarlo come strumento politico.

Foto, Luca Bertolini