Editoriali

“Design”, ovvero progettare il futuro

27 Settembre 2013

“Design”, ovvero progettare il futuro

Al Festival dell’Innovazione Philippe Daverio e il «design per tutti»
Punto d’avvio della sua brillante relazione, venerdì 27 settembre nell’aula magna dell’Università di Bolzano, è la spiegazione del termine progettazione, dopo averci ricordato che oltre ad essere giornalista,  autore e conduttore dei programmi d’arte e cultura «Passepartout»e «Il Capitale»su Rai 3 e di «Emporio Daverio» su Rai 5, lui, Philippe Daverio, è soprattutto  professore, oggi all’Università di Firenze, dopo aver occupato la cattedra all’Ateneo di Palermo.
Quindi progettare, illustra il prof. Daverio a un’aula magna gremita di pubblico significa, «immaginare un tipo di mondo per il futuro», e progettare un «design per tutti», quindi «inclusivo», vuol dire rompere gli schemi di una «normativa feroce e demente», qual è attualmente la normativa italiana, feroce perché serve aree privilegiate e demente perché talora ci impone situazioni di una ovvietà assoluta –vietato entrare in ascensore in caso di incendio, per esempio- per proporre un design utile anche per «chi non è omologato», cioè per coloro che, vuoi per caratteristiche fisiche, o altre, esce dalla cosiddetta «norma», o quella che solitamente si chiama normalità.
Il sociologo Francesco Morace, intervenuto dopo di lui, ha ripreso l’idea di «immaginazione», esposta da Daverio, per definire «cos’è il futuro», ovvero «il tempo dell’umano». Desiderare, sperare, immaginare, progettare, scegliere tra infinite possibilità e proiettare la propria esistenza in un tempo e in uno spazio alternativo, questo significa pensare il futuro.
Dopo aver constatato che stiamo attraversando un cambiamento d’epoca, così come avvenne alla fine degli anni Settanta verso gli Ottanta, il paradigma che oggi la nostra società sta sperimentando è il passaggio da una visione che privilegia «le maggioranze» a quella che prende in considerazione le cosiddette «minoranze». Questo passaggio non significa individuare nicchie su un territorio esteso, bensì raccogliere e sviluppare nuove qualità e capacità umane, quindi idee più ampie e radicali che possono essere potenziate attraverso le nuove tecnologie – pensiamo a social network- se utilizzate in modo intelligente. Il processo impone anche l’individuazione nel prossimo futuro della convivenza tra etica ed estetica attraverso l’esercizio della responsabilità umana.

 

Giornalista, scrittrice, editore.
Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *