
È martedì pomeriggio, il caldo è torrido. Sono in attesa di Francesca Tomasi. Improvvisamente suona il campanello della porta. Apro e mi trovo davanti alla redazione di buongiornosuedtirol.it Francesca. Stupito, le chiedo come abbia fatto a salire le scale dell’antico palazzo sotto i portici di Bolzano senza citofonare. Qualcuno aveva lasciato il portone di ferro aperto.
«Avevo fatto un po’ fatica a trovare il campanello dell’ufficio, ho fatto un giro un po’ strano», dice Francesca, dopo essersi accomodata sulla sedia della panca della Stube che arreda l’angolo destro accanto all’entrata dell’ufficio. La redazione è anche la sede della storica Casa Editrice Praxis. Come lavoro è impiegata presso la Formazione professionale. Io mi siedo di fronte a Francesca, verso a lei e a me un bicchiere d’acqua e iniziamo a parlare. «In settembre fai una mostra?», le domando. «Sì, espongo alla Galleria dell’Associazione degli Artisti della Provincia Autonoma di Bolzano, quella in via Bottai a Bolzano, assieme a un’amica artista, Thea Unteregger. Il titolo della mostra è Intrecci – Verflechtungen», mi risponde Francesca, passando poi a lodare le doti di Thea.
Si percepisce subito la sua generosità nei confronti delle artiste e degli artisti colleghi. Quando racconta di Thea, pittrice e attualmente impegnata anche in lavori nell’ambito del collage, emerge la sua voglia di aprirsi agli altri, di condividere e di valorizzare il lavoro altrui.
Infatti, come mi racconterà poi nel corso della nostra chiacchierata, all’interno dell’Associazione degli Artisti si dà parecchio da fare per promuovere le attività.
Io e Francesca ci siamo conosciuti l’anno scorso a Merano, in occasione della mostra SPAZI D’ARTISTA, una collettiva allestita presso la sala esposizioni di via O. Huber e organizzata dall’Associazione Culturale Idea. Allora rimasi colpito dai lavori fuori dagli schemi di Francesca, dalle sue pitture abbinate all’arte tessile. Elementi che intravvedo anche nel suo abbigliamento. Mentre cerca di rinfrescarsi con un ventaglio improvvisato, ovvero un quaderno rosso appoggiato sul tavolo di legno ciliegio, noto la sua collana fatta all’uncinetto. «L’hai fatta tu, vero?», le chiedo. «Sì, e anche gli orecchini e la borsa». Oggetti inconfondibili, esattamente come i suoi lavori.
«Cosa ti ha portato a lavorare così?». Francesca, con il suo sorriso simpatico, prende fiato un attimo, poi rimembra il periodo del Covid. «Sai, allora non è stato solamente una forma di reclusione, ma anche la possibilità di fare ordine e di capire cosa e come fare, soprattutto in ambito creativo. Benché avessi studiato a Bologna all’Accademia di Belle Arti, mi ero concentrata su altro, per poi sentire il bisogno di riprendere il mio percorso artistico in modo molto più intensivo».
Incuriosito, le chiedo maggiori dettagli sulla sua esperienza a Bologna. «Non fu facile poter andarci. Non avevo i mezzi. Lavorai due anni prima di trasferirmi e la vita a Bologna fu dura. Dopo un primo approccio puramente accademico, con il disegno dal vivo e l’acquerello, cambiai insegnante e, grazie al professor Daniele Degli Angeli, mi misi a sperimentare molto. Ho avuto un’esperienza molto formativa presso la Hochschule der Künste di Berlino, come studentessa Erasmus. Un’esperienza che ha ampliato il mio sguardo e il mio rapporto con la ricerca artistica».
Tornata a Bolzano, continua a coltivare la sua creatività attraverso diverse esperienze. «Grazie ai corsi dell’artista Rina Riva, ai seminari di pittura del professor Guy Vetter di Strasburgo e alla Malwoche organizzata da Irene Kubicek, ho avuto modo di mantenere attiva la mia creatività.
Dopo un periodo dedicato principalmente alla famiglia e ai miei tre figli, negli ultimi anni ho sentito il desiderio di rimettermi in gioco, cercando nuovi spazi di dialogo e condivisione».
È in questo nuovo capitolo che la sua ricerca artistica riprende vigore e si apre a linguaggi diversi.
«Oggi la mia ricerca si muove tra pittura, scultura in cartapesta, tecniche grafiche e linguaggi tessili, in un percorso che continua a evolversi attraverso sperimentazione, curiosità e relazione».
Parole che sembrano descrivere bene anche il suo modo di essere artista: curiosa, aperta alla sperimentazione e, soprattutto, attenta al dialogo con gli altri.
Tra le tante cose, Francesca è anche iscritta all’Associazione Lasecondaluna di Laives, perché crede nel fare rete. «Sono convinta che il lavoro in tandem e in gruppo sia stimolante e arricchente. Io sono una timida. Inoltre, tutti hanno talenti differenti che possono mettere in gioco».
E forse è proprio questa attenzione all’altro, alla relazione e alla condivisione che attraversa tutto il suo percorso, artistico e non solo. Gli Intrecci del titolo della sua mostra di settembre sembrano così diventare anche un modo per raccontare la sua esperienza: persone, tecniche, incontri e percorsi diversi che si incontrano e si contaminano.
La mostra Intrecci – Verflechtungen, in via Bottai 4 a Bolzano, partirà il prossimo 15 settembre alle ore 18 e resterà aperta al pubblico fino al 27. L’evento rientra nelle manifestazioni delle BAW, le Bolzano Art Weeks. Il 23 settembre, dalle 19 alle 21, in galleria avrà luogo la rassegna Piante magiche con Irene Hager, mentre il 25 dello stesso messo, dalle 10 alle 12, sarà la volta di Sono parte di… Circular Dialog con Jutta Wieser.
Prima di salutarci, Francesca mi chiede anche una copia del mio romanzo Di fuga in fuga, che le rendo volentieri. Un piccolo gesto, quasi al termine della nostra conversazione, che considero un ulteriore segno della sua curiosità e della sua grande apertura verso temi sociali, umani e sempre attuali.
Forse, alla fine, è proprio questo il senso degli intrecci: incontrarsi, condividere e lasciare che qualcosa dell’altro rimanga dentro di noi.
