Alice Carbone, dipingere per ritrovarsi

Io e Alice Carbone abbiamo appuntamento al bar Sabi, in via Roma a Merano. Sono le 9.30. La attendo seduto sul terrazzino del locale, davanti a una tazzina di caffè e ai quotidiani. L’atmosfera è quella di un sabato estivo qualsiasi, finché il silenzio viene interrotto dal tipico suono delle notifiche di WhatsApp. È un messaggio di Alice. Mi avvisa che arriverà con qualche minuto di ritardo: prima deve sistemare il suo gatto.
Sorrido. Anche questo è Alice Carbone. Attenta alle piccole cose, a ciò che per molti potrebbe sembrare secondario, ma che per lei ha sempre un valore. Lo capirò ancora meglio nel corso della nostra conversazione.
Pochi minuti dopo la vedo arrivare. È impossibile non riconoscerla. Cammina con passo tranquillo e sul capo porta l’immancabile foulard annodato a bandana. Non è un vezzo, né un accessorio scelto per distinguersi. La vita, a un certo punto, le ha imposto questa immagine e lei l’ha accolta con la stessa dignità e la stessa forza con cui ha affrontato le prove più dure del suo cammino. Oggi quel foulard è semplicemente parte di lei.
Alice Carbone è un’artista meranese che nella pittura ha trovato molto più di un linguaggio espressivo. Ha trovato un rifugio, un modo per ricomporre i frammenti della propria esistenza e, soprattutto, la forza per guardare avanti. Ogni tela racconta qualcosa di lei, ma anche di chi, attraverso l’arte, cerca una strada per rinascere. Prima ancora di iniziare l’intervista, ho già la sensazione che questa non sarà soltanto una conversazione sull’arte, ma il racconto di una donna che ha saputo trasformare il dolore in colore e la fragilità in una straordinaria voglia di vivere.
«Sono creativa fin da piccola. Già alla scuola dell’infanzia si notava che, a differenza dei miei compagni, ero una buona osservatrice. Disegnavo moltissimo. Poi, durante l’adolescenza, c’è stato un episodio che mi ha segnata profondamente: la cartella con tutti i miei disegni è stata buttata via. Ne ho sofferto tantissimo e, da quel momento, non ho più proseguito il mio percorso artistico in modo lineare.»
Per anni quella vena creativa è rimasta quasi in silenzio. Poi la vita le ha offerto una seconda possibilità.
«La vera svolta è arrivata dopo un ricovero. Tornata a casa ho trovato due tele. È stato come se mi stessero aspettando. All’inizio dipingevo usando soltanto il bianco e il nero. Poi sono arrivati l’arancione, il rosso, l’oro e l’argento e, poco alla volta, la mia pittura si è evoluta insieme a me.»
Oggi Alice lavora prevalentemente con colori acrilici. Nelle sue opere nulla è lasciato al caso: la ricerca dell’armonia e dell’equilibrio accompagna ogni pennellata.
«Per me la precisione è importante. La pittura è il momento in cui posso meditare, è la mia àncora. Dico sempre che la vita è imprevedibile, la pittura no. Quando dipingo mi lascio trasportare dalle emozioni, ma alla fine sento sempre il bisogno di ritrovare un equilibrio. Credo che questo emerga anche nei miei quadri. Ogni mio lavoro nasce da un’esigenza interiore, dal bisogno di esprimere quello che porto dentro.»
Con una formazione classica al liceo Giosuè Carducci di Merano, Alice continua a coltivare la propria passione artistica. Da qualche tempo collabora con l’associazione culturale Idea, presieduta da Leonardo Roperti. Alcuni mesi fa ha partecipato a una mostra collettiva organizzata dall’associazione e le sue opere stanno raccogliendo apprezzamenti non solo a Merano.
Il discorso si sposta inevitabilmente sul panorama culturale cittadino. Alice ama profondamente la sua città, ma non rinuncia a una riflessione critica.
«Merano avrebbe bisogno di più spazi espositivi dedicati agli artisti e di maggiori occasioni di incontro e confronto. Gli stimoli non sono mai abbastanza. L’arte ha bisogno di luoghi dove poter vivere, essere condivisa e dialogare con le persone.»
Davanti a me la tazzina del caffè ormai vuota, davanti ad Alice il bicchiere d’acqua minerale. La nostra conversazione è giunta al termine, ma porto con me una certezza: Alice Carbone non dipinge semplicemente quadri. Attraverso i colori racconta il suo percorso di vita, fatto di cadute, di ripartenze e di una continua ricerca di equilibrio. Le sue opere nascono da un’esigenza interiore e, proprio per questo, riescono a parlare anche a chi le osserva. Dietro ogni tela c’è una storia, dietro ogni colore una conquista.