In Alto Adige il gasolio raggiunge quota 2,144 euro al litro. CNA Fita Trentino-Alto Adige: «Prezzi alle stelle e meno liquidità per le imprese»
Il pieno costa sempre di più e per le imprese dell’autotrasporto il conto rischia di diventare insostenibile. Il prezzo medio del gasolio self sulla rete stradale ha superato la soglia dei 2,10 euro al litro, arrivando a 2,107 euro, mentre in autostrada ha raggiunto quota 2,181 euro. In Alto Adige il prezzo medio è ancora più alto: 2,144 euro al litro, tra i valori più elevati d’Italia.
A lanciare l’allarme è CNA Fita Trentino-Alto Adige, che parla di una nuova accelerazione dei prezzi dopo la breve tregua registrata all’inizio di luglio. Il prezzo medio settimanale rilevato dal MASE era sceso a 1,887 euro al litro il 6 luglio, per poi risalire a 1,957 euro già il 13 luglio. Rispetto ai circa 1,660 euro di metà gennaio, l’aumento era già arrivato al 18%.
A pesare sono l’instabilità dei mercati energetici internazionali e le limitazioni ai traffici attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta strategica per una quota rilevante delle forniture mondiali di petrolio. La conseguenza è una nuova fase di forte volatilità delle quotazioni, con ricadute immediate sui costi di trasporto.
Ma per le imprese del settore il problema non è soltanto il prezzo alla pompa. Secondo CNA Fita Trentino-Alto Adige, il temporaneo intervento sulle accise, pur offrendo un sollievo alla generalità degli automobilisti, ha prodotto un effetto collaterale pesante per l’autotrasporto professionale.
Il rimborso riconosciuto alle imprese che utilizzano veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate e categoria ambientale Euro 5 o superiore viene infatti calcolato sulla differenza tra l’accisa ordinaria e l’aliquota agevolata prevista per il gasolio commerciale.
Nel secondo trimestre del 2026 le modifiche delle accise hanno determinato tre diversi livelli di rimborso. Il risultato è che il credito d’imposta non può essere calcolato con una cifra fissa per ogni mezzo, ma dipende dai litri consumati e dalle date dei rifornimenti.
Una simulazione CNA su un veicolo che abbia consumato 9.000 litri nel trimestre evidenzia una riduzione indicativa del credito: da oltre 2.000 euro a circa 1.130 euro.
«Si tratta di risorse che le imprese utilizzano abitualmente in compensazione per far fronte a IVA, imposte sui redditi e altre scadenze fiscali», sottolinea Mirko Siviero, presidente di CNA Fita Trentino-Alto Adige. «La loro consistente riduzione, concentrata proprio nei mesi caratterizzati da numerosi versamenti, determina un aggravamento della tensione finanziaria per aziende già colpite dall’impennata del costo del carburante».
Il paradosso, secondo CNA Fita, è evidente: le imprese di autotrasporto pagano oggi il gasolio a prezzi più elevati, ma possono contare su un credito d’imposta sensibilmente più basso. Quello che per la generalità degli utenti rappresenta un beneficio rischia così di trasformarsi, per il trasporto professionale, in una perdita di liquidità.
A rendere ancora più pesante il quadro è la componente fiscale. Sulla rilevazione del 20 luglio, accise e IVA rappresentavano complessivamente circa il 52,4% del prezzo finale del gasolio: il 34,4% riconducibile alle accise e il 18% all’IVA.
Un peso superiore a quello registrato nelle principali economie europee: 47,9% in Francia, 40,4% in Germania e 32,1% in Spagna.
Per gli autotrasportatori, dunque, il problema è doppio: il carburante costa sempre di più e la liquidità disponibile per affrontare le scadenze fiscali si riduce. Con il rischio che il caro-gasolio finisca per pesare non solo sui bilanci delle imprese, ma sull’intera filiera del trasporto e, inevitabilmente, sui prezzi finali di beni e servizi.
Foto, Mirko Siviero