«Aluminium non si tocca!»: 220 milioni per spostarla? I sindacati alzano la voce

UIL-SGK e UILM fanno muro contro il trasferimento dello stabilimento di Bolzano: «Deve restare dov’è». Nel mirino i costi dell’operazione, stimati in 220 milioni di euro pubblici, e il futuro di lavoratori e produzione industriale. La proposta alternativa: ampliare il NOI Techpark nell’area del quartiere Roma.

BOLZANO – «Aluminium Bozen deve restare nell’attuale sede. La Provincia rinnovi la concessione e garantisca certezze a lavoratori e impresa». La posizione dei sindacati è chiara e non lascia spazio a interpretazioni: lo stabilimento industriale non deve essere trasferito. A lanciare l’appello sono Mauro Baldessari, segretario generale della UIL-SGK, ed Eduart Dedja, segretario generale regionale della UILM Alto Adige, che chiedono alla Provincia di intervenire subito per assicurare continuità produttiva e occupazionale.

Al centro della questione c’è una partita economica e industriale di grande rilevanza per il futuro di Bolzano. Secondo quanto evidenziato dalle organizzazioni sindacali, il trasferimento di Aluminium comporterebbe una spesa stimata di 220 milioni di euro di risorse pubbliche. Una cifra che, secondo Baldessari, rende ancora più difficile giustificare l’ipotesi di spostare un’attività produttiva già funzionante.

«Nell’area del forno sono già stati investiti oltre 20 milioni dopo l’incidente del 2024. Lo stabilimento lavora su tre turni. Spendere per spostare un’attività produttiva funzionante, anziché rafforzarla, sarebbe una scelta industrialmente sbagliata», afferma il segretario generale della UIL-SGK.

La questione non è soltanto economica. Lo stabilimento occupa circa 10.000 metri quadrati di proprietà provinciale, sui quali sorge il forno, e la concessione scadrà nel 2030. Per UIL-SGK e UILM è quindi necessario assumere una decisione in tempi rapidi, evitando che anni di incertezza finiscano per bloccare gli investimenti e mettere a rischio l’occupazione.

«Dietro questo stabilimento ci sono lavoratori, famiglie e competenze professionali che Bolzano non può permettersi di disperdere», sottolinea Eduart Dedja. «Servono garanzie occupazionali, sicurezza e una prospettiva produttiva stabile. La scadenza della concessione non deve trasformarsi in un alibi per mettere in discussione il futuro della fabbrica».

NOI Techpark e industria, la proposta alternativa

I sindacati non contestano lo sviluppo del NOI Techpark, ma ritengono che la crescita del polo dell’innovazione debba procedere senza sacrificare la presenza industriale in città. Da qui la proposta di valutare un’altra possibile collocazione per l’ampliamento del parco tecnologico.

«Per l’ampliamento del NOI Techpark proponiamo di valutare l’area prevista per il quartiere Roma, alla luce degli ostacoli alla realizzazione di quel progetto. La Provincia approfondisca questa alternativa, invece di considerare lo spostamento di Aluminium come una strada obbligata», dichiarano Baldessari e Dedja.

Il messaggio è rivolto soprattutto alla politica provinciale: ricerca e produzione non devono essere considerate realtà in contrapposizione. «Ricerca e industria devono rafforzarsi a vicenda: l’innovazione acquista valore anche quando trova applicazione nelle fabbriche».

«Spostare Aluminium significa impoverire Bolzano»

La preoccupazione delle organizzazioni sindacali riguarda anche le ricadute che un eventuale trasferimento potrebbe avere sull’intero tessuto economico cittadino. Non soltanto i posti di lavoro direttamente coinvolti, ma anche l’indotto, i fornitori, i servizi e le attività commerciali che gravitano attorno allo stabilimento.

«Bolzano deve difendere lavoro, competenze e capacità produttiva. Indebolire Aluminium significa impoverire anche fornitori, servizi e commercio cittadino», concludono Baldessari e Dedja.

La richiesta alla Provincia è dunque precisa: rinnovo della concessione nell’attuale sede, garanzie occupazionali e nuovi investimenti in sicurezza e sostenibilità.

La parola d’ordine dei sindacati è una sola: Aluminium non va spostata. Il patrimonio industriale di Bolzano va difeso e rafforzato.

Foto, Mauro Baldessari