Da una degustazione a New York nel 2006 a un mercato diventato strategico per il vino altoatesino: vent’anni di promozione negli Stati Uniti, tra successi, nuovi consumatori e le incognite del protezionismo.
Vent’anni fa tutto cominciò con una degustazione a New York. Era il 19 ottobre 2006 e per i vini dell’Alto Adige quella data rappresentò molto più di un semplice appuntamento promozionale: fu l’inizio di un percorso destinato a trasformare gli Stati Uniti in uno dei principali mercati di riferimento per la produzione vinicola altoatesina.
Quel giorno, 34 giornalisti, critici e opinion leader del settore enologico provenienti da diverse parti degli Stati Uniti si ritrovarono all’Alto Restaurant di Madison Avenue per scoprire, forse per la prima volta in modo così strutturato, la varietà dei vini altoatesini.
A organizzare la degustazione fu la Camera di Commercio di Bolzano, che all’epoca si occupava ancora direttamente della promozione del vino. Accanto ai calici, ai partecipanti venne raccontata anche la storia e la cultura vitivinicola dell’Alto Adige.
A conquistare l’attenzione furono soprattutto Pinot Bianco, Gewürztraminer, Pinot Nero e Lagrein.
Il riscontro fu positivo al punto che pochi mesi dopo, nel febbraio 2007, arrivò una seconda degustazione, ancora più ampia e sempre a New York.
Quei due appuntamenti sono oggi considerati il vero trampolino di lancio delle attività di marketing congiunto negli Stati Uniti. Un lavoro che, vent’anni dopo, non si è mai fermato e che oggi vede il Consorzio Vini Alto Adige protagonista della promozione.
“Il mercato americano è il quarto per volume di vendite e il secondo mercato di esportazione più importante per i vini dell’Alto Adige, motivo per cui continua ad essere una priorità”, spiega Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Vini Alto Adige.
Vent’anni dopo, si torna a New York
Per celebrare l’anniversario si è tornati proprio lì, dove tutto era iniziato.
Martedì New York ha ospitato una grande degustazione alla quale hanno partecipato una trentina di produttori altoatesini, che hanno presentato i propri vini a circa 200 professionisti del settore americano, tra sommelier, importatori e ristoratori.
Non solo degustazioni. Il programma ha previsto anche diverse master class condotte da Madeline Puckette, co-fondatrice della piattaforma statunitense Wine Folly, dedicate ai grandi vini dell’Alto Adige e alla capacità di invecchiamento delle produzioni locali.
Un modo per raccontare non soltanto i vini, ma anche la loro identità, la varietà dei territori e una cultura enologica che negli Stati Uniti ha trovato negli anni un pubblico sempre più interessato.
Ma il sogno americano oggi è più complicato
L’anniversario è un’occasione per festeggiare, ma anche per fare i conti con una realtà di mercato diventata più complessa.
Gli Stati Uniti continuano a rappresentare una piazza strategica per l’Alto Adige, ma le condizioni per esportare sono oggi meno favorevoli rispetto al passato.
A pesare è soprattutto la politica commerciale americana.
“L’amministrazione Trump ostacola le esportazioni con il protezionismo del mercato e la sua aggressiva politica tariffaria”, sottolinea Margit Gamper, direttrice del dipartimento Business Development di IDM Alto Adige, che ha organizzato l’evento newyorkese insieme al Consorzio Vini Alto Adige.
Il risultato è un aumento dei costi lungo la filiera: i prodotti italiani, compresi i vini, arrivano più cari sul mercato americano e nella ristorazione, con inevitabili conseguenze sulle vendite.
Una situazione che rende ancora più importante il lavoro di promozione costruito negli ultimi vent’anni.
Il vino altoatesino piace ancora agli americani
Nonostante le difficoltà, la presenza altoatesina negli Stati Uniti rimane solida.
Negli anni sono state sviluppate attività sistematiche attraverso i media, i rapporti con gli opinion leader, campagne pubblicitarie, degustazioni e numerosi eventi nelle principali città americane.
E il pubblico sembra continuare a rispondere.
“I nostri vini – soprattutto i bianchi fruttati – sono molto apprezzati negli Stati Uniti”, conferma Bernhart.
Un successo legato anche alla presenza capillare della ristorazione italiana, che rappresenta un importante punto di contatto tra i consumatori americani e i vini del nostro Paese. Ma non solo.
“E, non da ultimo, alla naturale curiosità dei consumatori americani”, aggiunge Bernhart.
Così, vent’anni dopo quel primo brindisi sulla Madison Avenue, il vino altoatesino torna a New York per celebrare un percorso che non sembra affatto concluso.
Il mercato americano è diventato più difficile, i costi sono aumentati e le politiche commerciali introducono nuove incognite. Ma l’interesse per i vini dell’Alto Adige resta forte.
E la sfida, oggi, è continuare a trasformare quella curiosità americana in presenza, relazioni e bottiglie stappate.
Perché se il primo passo negli Stati Uniti è stato fatto vent’anni fa, per il vino altoatesino il viaggio americano è ancora tutto da continuare.
Foto/© IDM Alto Adige / Vini Alto Adige – Kevin Guzewich – Produttori