A Pian de Jiadoes, sopra Canazei, Daniele Silvestri ha chiuso la 31ª edizione de I Suoni delle Dolomiti. Musica, parole e paesaggio per l’ultimo appuntamento di un festival nato dall’incontro tra arte e natura.
CANAZEI – È stato Daniele Silvestri il protagonista del gran finale della 31ª edizione de I Suoni delle Dolomiti. Sabato 3 ottobre, un pubblico numeroso ha raggiunto Pian de Jiadoes, in Val di Fassa, per assistere al concerto del cantautore romano, immerso nel paesaggio dolomitico sopra Canazei.
Prati d’alta quota, montagne e silenzio hanno fatto da scenografia naturale alla musica di Silvestri, in un appuntamento che ha confermato la formula distintiva della rassegna: portare artisti e pubblico lontano dai tradizionali luoghi dello spettacolo, trasformando il cammino verso il concerto in parte integrante dell’esperienza.
Il cantautore ha proposto il suo repertorio alternando ironia, impegno e riflessione, conquistando un pubblico che ha seguito con partecipazione un concerto costruito sul rapporto diretto tra parole, musica e paesaggio. Una chiusura nel segno di quella contaminazione tra cultura e ambiente che rappresenta da sempre l’identità de I Suoni delle Dolomiti.
Nato a Roma nel 1968, Silvestri è uno dei protagonisti della canzone d’autore italiana. La sua carriera, iniziata anche con il riconoscimento della Targa Tenco nel 1994 per il miglior disco d’esordio, si è sviluppata tra Festival di Sanremo, grandi eventi live e numerose collaborazioni.
Nel corso degli anni ha affiancato alla scrittura musicale esperienze teatrali, progetti internazionali e iniziative legate all’impegno sociale, collaborando con artisti di generazioni e percorsi differenti, da Niccolò Fabi e Max Gazzè a Rkomi e Bandabardò. Un percorso che ha contribuito a costruire un repertorio capace di muoversi tra leggerezza, ironia e temi sociali.
Musica e paesaggio
A rendere particolare l’appuntamento è stato anche il luogo scelto per il concerto. Pian de Jiadoes, in Val di Fassa, è un’area caratterizzata da ampie distese prative e inserita in un importante contesto escursionistico sopra Canazei. Il paesaggio circostante, con le sue formazioni rocciose e le caratteristiche cascate basaltiche, ha offerto una cornice suggestiva alla musica.
È proprio questo dialogo tra arte e ambiente a caratterizzare la filosofia de I Suoni delle Dolomiti, festival nato nel 1995 da un’idea del giornalista e dirigente culturale Paolo Manfrini. Fin dalle origini, la rassegna ha scelto di portare la musica in quota, rinunciando ai tradizionali spazi dello spettacolo e invitando il pubblico a raggiungere i luoghi dei concerti a piedi.
Un modello che mette sullo stesso piano esperienza musicale e rapporto con il territorio: il percorso diventa parte dell’evento, il silenzio della montagna uno spazio naturale di ascolto e il pubblico una comunità temporanea riunita intorno alla musica.
Un festival tra cultura, ambiente e inclusione
Con la direzione artistica di Mario Brunello, I Suoni delle Dolomiti si è sviluppato nel corso degli anni come uno degli appuntamenti culturali più riconoscibili del Trentino, portando tra vette, prati e rifugi artisti italiani e internazionali.
La rassegna dedica particolare attenzione ai temi della sostenibilità, dell’accessibilità e dell’inclusione, con luoghi raggiungibili attraverso percorsi di diversa difficoltà e concerti generalmente gratuiti, ad eccezione del Trekking dei Suoni.
La formula rimane quella che ne ha caratterizzato la storia: niente grandi platee, ma la montagna come luogo dell’incontro, la musica come occasione di condivisione e il cammino come parte dell’esperienza.
Il concerto di Daniele Silvestri a Pian de Jiadoes ha così chiuso la 31ª edizione riportando al centro l’idea originaria del festival: lasciare che siano la musica e il paesaggio a incontrarsi, senza che l’una abbia bisogno di sovrastare l’altro.
Foto/© bitemahype – Emma Bonvecchio