



Lunedì 28 settembre, alle ore 18.00, nella sala meeting del Kurhaus, nell’ambito della mostra SKULPTURA, si potranno non solo ammirare le opere di Claudio Trevi esposte, ma soprattutto ascoltare le figlie Michela e Cristina Trevi che, insieme a David Biasietti, racconteranno l’uomo, il padre e l’artista.
Claudio Trevi (Padova, 1928 – Bolzano, 1987), nato con il nome di Claudio Otello Gaetano Trevisan, fu tra gli scultori più originali attivi in Alto Adige nella seconda metà del Novecento. Trasferitosi giovanissimo con la famiglia a Bolzano, si formò alla Scuola d’Arte di Ortisei, sviluppando precocemente una forte autonomia linguistica che lo portò ad allontanarsi dai modelli della tradizione gardenese per elaborare una ricerca personale e riconoscibile.
Dopo gli esordi legati alla ritrattistica, ai soggetti religiosi e ad alcune opere di carattere civile, la sua produzione si orientò verso una progressiva sintesi delle forme. Negli anni Sessanta e Settanta emersero i grandi cicli dei Voli, delle Chimere, delle Ascensionalità e dei Colombi, nei quali il dinamismo plastico divenne metafora di tensione spirituale, slancio vitale e desiderio di trascendenza.
Pur mantenendo riferimenti al mondo reale, Trevi sviluppò una scrittura scultorea di impronta espressionista, caratterizzata da volumi concatenati, ritmi ascendenti e una forte intensità narrativa. La sua opera affrontò anche temi drammatici della contemporaneità, dall’Olocausto alla guerra del Vietnam, traducendo eventi storici e tensioni collettive in immagini di forte impatto simbolico.
Voli di colombe, abbracci, baci, amplessi, maternità, Leda e il cigno, Narciso, Europa, Ninfa, Adamo ed Eva, lottatori e le loro declinazioni iconografiche sono alcune delle tematiche ricorrenti nella produzione di Claudio Trevi, che gli valsero il riconoscimento della critica e l’apprezzamento del vasto pubblico.
Opere di splendida fattura, destinate ad arricchire i salotti eleganti dei suoi estimatori e collezionisti. Sarebbe tuttavia un errore non riconoscere come, accanto a questa produzione più delicata, trasognata ed erotica, si sviluppi una produzione impegnata e graffiante, capace di mostrare al fruitore gli orrori delle guerre, i massacri e le ingiustizie che, ciclicamente e in ogni parte del mondo, l’uomo ha saputo infliggere a sé stesso, inducendolo a riflettere.
Un’arte di denuncia, testimonianza e riflessione. Un’arte non facile, non da salotto, ma destinata alle piazze, ai sagrati, ai cimiteri, ai parchi, ai monumenti, ai musei e alle gallerie d’arte.
Da uomo attento e sensibile, Trevi visse con partecipazione le annose vicende della guerra in Cambogia e del conflitto in Vietnam e, guardando un po’ più indietro, quelle della Shoah. Le registrò e le sublimò in opere straordinariamente espressive.
Fra le opere di impegno civile ricordiamo La cappellaia dei portici di Bolzano (1948). L’anziana donna doveva aver suscitato nello scultore un senso di tenerezza, inducendolo a fermare nella sua opera una presenza legata alla storia della città.
Dei venti mesi di lotta partigiana, dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, rimane indelebile il ricordo, fissato da Trevi nel già citato Monumento al partigiano del 1949.
La vicenda di Eichmann, che alla fine della Seconda guerra mondiale era riuscito a fuggire in Argentina lungo la cosiddetta ratline, dove visse con documenti falsi sotto i nomi di Otto Henninger e Ricardo Clement, fu seguita con attenzione da Trevi, come da larga parte dell’opinione pubblica mondiale.
L’11 maggio 1960 Eichmann fu arrestato a Buenos Aires da agenti israeliani del Mossad e, poiché l’accordo di estradizione tra Israele e Argentina non era ancora stato ratificato e si temeva una sua fuga, fu rapito e portato in Israele il 22 maggio 1960.
Da questa vicenda Trevi trasse ispirazione per una scultura intitolata, appunto, Eichmann, datata 1960.
La guerra civile in Cambogia, combattuta tra il 1967 e il 1975, fu accompagnata da bombardamenti a tappeto protrattisi fino a tutto il 1975, con un bilancio di 800.000 vittime cambogiane. I combattimenti e le immagini che rimbalzavano sulle pagine dei settimanali italiani dovettero impressionare profondamente Trevi, che fissò quei tragici fatti in due opere di grande impatto: Madre cambogiana (1968) e Cristo oggi – Vietcong (1969).
La guerra del Vietnam fu un conflitto armato combattuto nel Vietnam diviso tra il Vietnam del Nord, sotto l’influenza cino-sovietica, e il Vietnam del Sud, alleato degli Stati Uniti e di altre forze occidentali, tra il 1º novembre 1955 e il 30 aprile 1975. Si concluse con la caduta del governo di Saigon e la riunificazione politica dell’intero territorio sotto la dirigenza di Hanoi.
Anche in questo caso, la sensibilità di Trevi si rivolse alla popolazione inerme, il cui dramma è ben riassunto nel bronzo Maternità Vietnam del 1970.
Libertà è un bronzo paradigmatico del 1984. Infine, quando il Comune di Bolzano decise di ricordare le vittime uccise nel Lager di Bolzano, situato in via Resia, chi meglio di Trevi avrebbe potuto creare una scultura capace di rappresentare quegli orrori?
Ne scaturì un’opera magistrale, capace di rendere quei fatti di sangue indelebili nella memoria collettiva: il Monumento alle vittime del Lager di Bolzano del 1985.
Fino al 26 ottobre si potranno ammirare le opere di Claudio Trevi, di grande fascino e seduzione.