
Alle 9 in punto l’appuntamento è al Bar Mirabella, in via Roma a Merano, poco distante da casa di Amedeo Masetti. Io sono già seduto all’ultimo tavolino del bar: arrivare qualche minuto prima dell’ora fissata è una mia abitudine. Alle 8.59 arriva il suo WhatsApp: Amedeo è davanti al locale. Mi avvicino alla porta e gli faccio cenno di entrare.
Ci accomodiamo al tavolo che avevo scelto qualche minuto prima. Io finisco di bere il mio caffè, mentre Amedeo ordina qualcosa da bere. Poi iniziamo a conversare.
Masetti parte subito, senza bisogno di molte domande. Racconta la sua storia tornando avanti e indietro nel tempo, collegando episodi, persone, luoghi e passioni.
«Dipingo dall’età di 13 anni. Sono bolzanino. Dal 1977 al 1985 ho vissuto a Merano, poi a Bressanone e quindi a Bolzano. Avrei potuto andare a Milano, anche a Venezia, infine dovetti accettare di trasferirmi a Trento. Ero responsabile tecnico della Telecom, prima era la SIP, del Trentino-Alto Adige, ma dipingevo sempre. Sì, di sera».
La pittura è dunque entrata presto nella sua vita e non ne è più uscita. Masetti nasce a Bolzano il 3 novembre 1951 e racconta di aver iniziato a disegnare già da bambino. Negli anni frequenta corsi con il professor Ferruccio Righi, segue per tre anni lezioni di nudo dal vero con il maestro Peter Pellegrini e riceve insegnamenti teorico-pratici dal maestro Giorgioppi.
«La mia formazione è stata soprattutto autodidatta. Ho sempre studiato molto da solo, osservando gli altri, andando alle mostre e cercando di capire come lavoravano gli artisti».
All’inizio sperimenta diverse tecniche: carboncino, tempera, acquerello, china e tecniche miste. Poi arriva l’olio, che diventa il suo linguaggio principale.
«L’olio è quello che sento più mio. Mi permette di lavorare sul particolare, sulla luce, sulle ombre. Mi interessa molto osservare la realtà e cercare di riportarla sulla tela».
Ed è proprio il particolare uno degli aspetti che caratterizzano la sua pittura. I soggetti cambiano: paesaggi di montagna e città, figure umane, animali, cavalli, ballerine, nature morte, musicisti. Ma l’attenzione al disegno e alla resa dei dettagli rimane costante.
«Mi piace lavorare sui dettagli. Nei cavalli, per esempio, cerco di rendere il movimento. Nelle ballerine mi interessa il gesto, mentre nei ritratti sono soprattutto gli occhi a raccontare qualcosa della persona».
Nel corso degli anni la pittura diventa anche una presenza pubblica. Dal 1991 Masetti partecipa a oltre 150 attività espositive, tra collettive e personali, in diverse regioni italiane. Arrivano anche i riconoscimenti: nel 1996 viene premiato alla mostra Città di Lendinara; nel 1999 ottiene il primo premio per la tecnica a olio alle mostre interregionali di Bolzano; nel 2014 riceve un ulteriore riconoscimento alla XXIV Rassegna di Arte Contemporanea di Fratta Polesine.
Ma quando parla della propria esperienza, Masetti non si ferma alla pittura. Il suo racconto prende altre direzioni. «Ho sempre avuto più passioni. Ho coltivato anche quella per l’alpinismo, persino quello estremo in passato, almeno fino ai 50 anni». La montagna occupa infatti una parte importante della sua vita. Poi, nel 2008, arriva la pensione. «Dopo ho iniziato a praticare una forma di alpinismo più piana». E c’è anche la musica. «Suono la batteria».
Una passione che non rimane separata dalla pittura. Anche nell’attività organizzativa di Masetti il rapporto tra musica e arti visive torna più volte.
Dal 2008 al 2019 è presidente del gruppo “Amici dell’Arte del Club Rodigino di Bolzano”. Sono anni nei quali, oltre a dipingere, si dedica alla realizzazione di mostre tematiche alla Galleria Civica di Bolzano. «Mi interessava creare delle occasioni per gli artisti e costruire delle mostre attorno a un tema».
Da questa esperienza nascono esposizioni dedicate a soggetti molto diversi: “AQVA” nel 2008, “SEVEN – I 7 vizi capitali – storia, vita e cultura” nel 2009, “THE BEATLES – vita, parole e musica” nel 2010, il viaggio nell’Inferno di Dante nel 2012, Federico Fellini nel 2013, “JAZZ PAINTING” nel 2015, l’Alto Adige Südtirol nel 2016, “DIE AC NOCTE” nel 2017, “LA DIVINA COMMEDIA” nel 2019, “PASOLINI – 100 anni” nel 2022 e “PICASSO” nel 2026.
«Sono sempre stato interessato a mettere insieme linguaggi diversi. La musica, la letteratura, il cinema, la storia: sono tutti mondi che possono dialogare con la pittura».
Il suo percorso espositivo intanto continua. Le mostre lo portano in numerose città e sedi: dal Centro Trevi alla Haus der Kultur, dalla Piccola Galleria alla Galleria Civica di Bolzano, dalla Galleria Torre Mirana di Trento al Palazzo delle Albere, dal Palazzo Assessorile di Cles a Castel Roncolo, fino alla sede della Società Dante di Venezia.
Nel tempo entrano anche le associazioni. Dal 2014 Masetti fa parte della F.I.D.A., Federazione Italiana degli Artisti, sezione di Bolzano; dal 2022 del gruppo Freizeitmaler, sezione di Merano; dal 2024 dell’Associazione Artisti della Provincia di Bolzano. «Le associazioni sono importanti perché permettono di incontrare altri artisti e di avere occasioni per esporre».
Nel 2021 una sua opera viene selezionata e acquistata nell’ambito del bando provinciale “Catalogo Aperto”. Nel 2023 partecipa a BAW con “Guernica”. Nel 2024 prende parte, tra le altre, alle mostre “Lost and Last”, “Portraits”, “Benessere” e alla collettiva dedicata a Picasso. Nel 2025 espone con F.I.D.A., Freizeitmaler e Amici dell’Arte. Nel 2026 partecipa alla VIII Biennale F.I.D.A. “Cogito ergo sum”, alle mostre provinciali dei Freizeitmaler e alle collettive degli Amici dell’Arte dedicate a Picasso.
Quando arriviamo a parlare di Merano, il tono cambia. Masetti conosce bene la realtà artistica locale e individua una delle difficoltà nella mancanza di spazi espositivi facilmente accessibili. «A Merano mancano spazi adatti come la Galleria Civica di Bolzano o la Piccola Galleria. Sono spazi che attirano passaggio e permettono agli artisti di essere visti».
È un tema che, per chi ha organizzato mostre per molti anni, assume un significato particolare. E Masetti aggiunge un’altra considerazione, questa volta sul ruolo della critica. «Oggi c’è carenza di critici d’arte presenti sul campo, capaci di dare voce anche agli artisti meno noti».
Non parla soltanto della necessità di esporre, ma anche di quella di essere raccontati. Perché, nella sua esperienza, una mostra è anche un momento di confronto e di conoscenza.
Il tempo passa senza che ce ne accorgiamo. Amedeo continua a raccontare, saltando dalla pittura alla montagna, dalla musica alle mostre, dai ricordi di lavoro agli incontri con altri artisti.
La sua storia è fatta di percorsi diversi che finiscono per incontrarsi: il tecnico della SIP e della Telecom che dipinge la sera, l’alpinista che dopo i cinquant’anni cambia modo di vivere la montagna, il batterista, il pittore realista, l’organizzatore di mostre.
Il caffè è ormai finito da un pezzo. Ma il racconto continua. E ascoltandolo si capisce che, per Masetti, la pittura non è mai stata un’attività isolata: è il filo che negli anni ha collegato lavoro, amicizie, musica, montagna e incontri. «Dipingo dall’età di 13 anni». Lo ripete quasi come una semplice constatazione. In realtà, dentro quella frase c’è tutta la continuità di una vita.
Foto d’apertura, autoritratto di Amedeo Masetti




