
Occhi incollati per un’ora allo schermo che rimandava una miriade di immagini della città di Bolzano inedite, e in misura minore foto d’epoca; orecchie ben tese a catturare ogni dettaglio ritrasmesso dai testi che scorrevano di pari passo, nella lettura scenica a cura di Mara Da Roit e Patrizio Zindaco, accompagnati dal sottofondo musicale di Luca Dall’Asta al piano elettrico.
Appariva così – concentrata e avvinta – la platea presso una saletta della Casa delle Associazioni di San Giacomo affollata, l’altra sera, in ogni ordine di posti.
L’occasione era data dalla rappresentazione dello spettacolo multimediale «AFFRESCO BOLZANINO»: un progetto di New Eos PerformingArts Bolzano reso possibile dalla sinergia del gruppo stesso con lo scrittore meranese Claudio Calabrese, del cui libro “Bolzano nel segno dei tempi” (Praxis) la performance rappresenta la riduzione scenica. Un intreccio assai riuscito, a giudicare dall’accoglienza del pubblico, e che la profusione di applausi e apprezzamenti finali hanno suggellato nel miglior modo.
All’indomani abbiamo chiesto agli artisti se la vedano, dal loro punto di vista, come una sorta di missione compiuta.
“Era la sesta replica dello spettacolo”, specifica Mara Da Roit per contestualizzare il ragionamento che segue. “E i miei colleghi e io, alla pari dell’autore Claudio Calabrese, abbiamo come l’impressione di dover continuare a sorprenderci. Infatti ogni volta si aggiungono nuove chicche a livello di riscontri.
Già siamo felicissimi in generale delle testimonianze che il pubblico sistematicamente ci rappresenta a fine spettacolo, confermandoci cioè, con entusiasmo misto a sorpresa, di avere scoperto ‘qualcosa’ o addirittura molto sul conto di Bolzano, di avere colmato delle lacune, di avere compreso l’importanza dell’acuire l’attenzione verso la città, del darla meno per scontata. E così è stato anche stavolta, al punto quasi da commuoverci per parole così gratificanti. Con in più… due episodi particolari.”
Quali episodi?
“Una persona presente in sala, al termine ha letteralmente affermato: ‘ho scoperto che Bolzano è bella!’. A tu per tu mi ha poi confessato che fino a prima, come città, non le era mai parsa niente di speciale: ma dopo avere assistito allo spettacolo si è ricreduta. Ed è davvero fantastico che grazie proprio a questa operazione di cultura-spettacolo sia riuscita a consapevolizzarsi sul reale scenario. Perché Bolzano è una città ricca di attrattive, di preziosità, di testimonianze d’arte e di storia: ed è davvero bellissima.
Ecco poi arrivare una e-mail, nella quale una spettatrice chiede delucidazioni su un oggetto artistico menzionato e mostrato nello spettacolo, ma che non sapeva più esattamente dove collocare. Ricordava tuttavia perfettamente le parole testuali del nostro copione: “statua in marmo bianco”. Il che denota da un lato attenzione estrema, dall’altro interesse vivo. Ed è stato un piacere darle la delucidazione richiesta per consentirle di andare a individuare e ammirare personalmente la statua di suo interesse (posta sopra all’altezza dello sguardo, in via Museo: perché bisogna guardare anche verso l’alto… questo è uno degli insegnamenti dell’autore!).
Sono gioie impagabili. Fermo restando che non finirò mai di sottolineare come il merito alla base vada appunto a Claudio Calabrese: senza il cui libro, la sua ricerca e la sua stessa curiosità di partenza, lo spettacolo non sarebbe mai nato.”
A proposito, soddisfatto anche l’autore?
“Davvero molto”, conferma Claudio Calabrese. “Anche perché la replica di San Giacomo conferma un’impostazione, e al tempo stesso un’aspirazione, messe a fuoco assieme a Mara, Patrizio e Luca già in fase progettuale. Pensavamo cioè che lo spettacolo, per i suoi contenuti informativi su Bolzano – laddove stiamo parlando, è bene sottolinearlo – della città capoluogo dell’Alto Adige, con il suo passato stratificato, la sua storia unica nel suo genere, le sue anime sovrapposte, le sue attrattive artistiche e culturali – lo sentivamo rivolto non solo al pubblico bolzanino propriamente detto ma anche agli altoatesini dei comuni periferici.
Tempo addietro, a Vadena, è stato un successone, con pubblico oltre ogni aspettativa per gli organizzatori stessi; e a San Giacomo di Laives è andata parimenti.
C’è anche da dire che con gli amici di New Eos condivido un pensiero. Premetto che tutti i complimenti ci fanno piacere, dandoci un senso di ‘obiettivo raggiunto’. Anche perché ci viene fatto spesso notare che… l’ora è ‘volata’: il che ci rassicura sulla fruibilità per tutti, che ritengo dipenda anche del fondersi con naturalezza dei contenuti (testo, immagini, musica) in maniera coinvolgente e mai uguale a se stessa.
Ma ancor più grande è la soddisfazione nel toccare con mano la ‘proiezione’ verso il ‘dopo’ di questo filo comunicativo. È un discorso che parte dal libro, attraversa l’elaborazione multimediale frutto di molto impegno (e di un concept ben studiato nonché rodato), e arriva nella sua nuova veste al pubblico dei teatri, delle sale associative o biblioteche, scuole o quant’altro, allargando la platea destinataria dei contenuti dell’opera. Continuando così, ‘oltre’ il libro, e insieme al libro, a diffondere conoscenza, a stimolare curiosità: destinata, a quanto ci viene detto con convinzione, a maturare ulteriormente in ricerca personale, come anche in una maturata attenzione rispetto a quel che si vede percorrendo strade e piazze di Bolzano.
Ricordo tra l’altro che fra il pubblico delle varie repliche ad oggi ci sono state anche persone trentine e del brissinese (zone dove lo spettacolo non è mai stato rappresentato): e puntualmente arriva agli artisti e a me questo riscontro di quasi-sorpresa per ciò che si è scoperto su Bolzano”. Come autore non avrei potuto e non potrei desiderare di meglio, essendo nato il libro proprio dalla mia voglia di indagare per me stesso, sì, ma anche per ritrasmettere poi le conoscenze a una platea curiosa di conoscere, approfondire ed ‘assorbire’.
Prossime date, per chi si fosse perso finora «Affresco Bolzanino»?
“Una replica ci sarà tra qualche mesetto – spiegano i tre artisti di New Eos – ma preferiamo tenerci ancora abbottonati per non scavalcare gli organizzatori. Noi non vediamo l’ora. Entrare in contatto con nuovi pubblici e nuove realtà è sempre stimolante, anche sul piano personale. E nel caso specifico ci darà modo di raggiungere con i contenuti su Bolzano un nuovo target desideroso di ampliare le proprie conoscenze.”


Foto/c-Laura Tomasella
Foto d’apertura, Claudio Calabrese, al centro Mara Da Roit e a sinistra Luca Dall’Asta/c-Stefano Odorizzi