Ieri mattina a Maso Nusser, a Ponte Campiglio, Bolzano ha ricordato Josef Mayr Nusser nel giorno dell’anniversario della sua morte. Davanti alla casa natale, autorità comunali e provinciali, rappresentanti dello Stato, dell’ANPI Alto Adige e delle associazioni combattentistiche hanno deposto fiori in omaggio a un uomo che, per fedeltà alla propria coscienza, si oppose al giuramento alle SS e al regime di Adolf Hitler, pagando con la vita il suo coraggio.
Il Sindaco Claudio Corrarati ha ricordato le parole decisive di Mayr Nusser: «Io non giuro a questo Führer», scelta che ne segnò il destino fino alla morte. “Mayr Nusser – ha sottolineato Corrarati – rappresenta ancora oggi un esempio concreto di fede e coerenza. Uomo profondamente religioso e presidente dell’Azione Cattolica, seppe testimoniare valori che restano attuali, dalla dignità alla libertà, dalla pace alla convivenza”.
Il primo cittadino ha richiamato anche l’importanza della famiglia, citando la lettera scritta alla moglie: «Questa consapevolezza, mia carissima sposa, mi rende forte». Una lezione di coerenza e coraggio che, secondo Corrarati, deve vivere non solo nei monumenti e nelle cerimonie, ma nella quotidianità delle famiglie e della comunità: portare fiori non solo nei luoghi commemorativi, ma anche nei gesti di ogni giorno, affinché la memoria diventi pratica di vita.
Alla cerimonia hanno partecipato l’Assessore provinciale Luis Walcher, il presidente dell’ANPI Alto Adige Guido Margheri e il presidente dell’Associazione giovani cattolici sudtirolesi Simon Klotzner. Particolarmente toccanti le letture di alcuni alunni della scuola media Ilaria Alpi, che hanno interpretato il significato della scelta di Mayr Nusser e la sua attualità per le nuove generazioni.
Josef Mayr Nusser fu arruolato forzatamente nelle SS e trasferito in Germania. Al momento del giuramento si rifiutò per motivi di coscienza, venne arrestato e deportato verso Dachau, ma morì il 24 febbraio 1945 a Erlangen a causa dei maltrattamenti subiti durante il viaggio. La cittadinanza onoraria conferitagli da Bolzano nel 2010 e la beatificazione nel 2017 testimoniano come il suo esempio resti vivo, un richiamo costante a coraggio, libertà e valori morali da difendere sempre.