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TicoMaia, non è un panino ma… una scuola

18 Maggio 2024

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TicoMaia, non è un panino ma… una scuola

“Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo” sosteneva la nostra scrittrice (e giornalista) probabilmente più profonda del 1900. Donna, arcigna e intelligente, un viso raffinato, tratti non spigolosi ma un penna versatile, quanto pungente: Oriana Fallaci. Par strano ma a questa donna da combattimento intellettuale dedicar una scuola, un luogo d’istruzione, par un misfatto. Ma se la Fallaci paga una fatwa politica (vergognosa e vigliacca) che colpe avrebbe la caritatevole Maddalena di Canossa? Santa dal 1988. L’inclusione fatta donna, eppure spodestata da un nomignolo (TicoMaia) degno d’un panino del “fast food”, una cultura che infila la globalizzazione ovunque e distrugge il pensiero stori delle Nazioni. Altre donne meritano intitolazioni a scuole, Laura Bassi, è stata una fisica italiana, nota per essere stata una delle prime donne laureate in Italia e, in età moderna, la prima al mondo a ottenere una cattedra universitaria. Ci sarebbe poi quel genio della De Medici. In questo martoriato Alto Adige non troviamo posto per queste donne ma stendiamo un tappeto rosso a soluzioni culturalmente bizzarre, a nomignoli che non avrebbero trovato posto nemmeno in una poesia futurista di quarta fascia. Diventa una colpa tacere dinanzi a tale miserie, una colpa doppia se si tace (o peggio s’acconsente) se è docenti come chi scrive. Questa “scuola di pensiero” neoliberista, piegata al mercato, lontana dalla forma mentis di Benedetto Croce (colui che con Giovanni Gentile plasmò il sistema scolastico italiano moderno) che da ministro dell’Istruzione poco dopo la Grande Guerra, s’adoperò per dare denominazioni storiche alle allora scuole del Regno. Opera magna quanto affascinante, il racconto delle propria carriera scolastica diventa un percorso letterario quanto storico: all’Infanzia andavo al Maria Montessori, alla primaria ho frequentato le Gianni Rodari, poi sono stato al Torquato Tasso. Poi sono arrivati istituti dedicati ai santi (Don Bosco, Don Milani), agli eroi (Falcone, Borsellino, Moro, King) e a tutte quelle personalità che hanno fatto storia, in Italia e nel mondo. Torricelli, Fermi, Majorana ma anche Mattei e molti altri, personaggi che lasciano il segno, che ti entrano dentro come Alfieri, Foscolo, Manzoni e Pascoli.

Dinanzi a tutto questo l’appiattimento barbaro del pensiero (filosofico) che vuole conformismo, equilibrio e controllo. La cultura è invece l’esatto contrario, è dibattito, amare Papini il polemista, Gadda l’ingegnere, D’Annunzio il Vate, Pirandello l’internazionale. Emozionarsi con la dolce Merini, innamorarsi con Petrarca, divertirsi con Boccaccio, essere orgogliosi di Dante e stare fermi davanti alla siepe cantata dal Leopardi. Ho dimenticato molto e me ne scuso ma questo spaccato di cultura italiana vi fa capire quanto spazio serva per far conoscere quest’ambrosia culturale ai giovani, anche a bimbe e bimbi. La giunta comunale di Merano ci ripensi, il gruppo di lavoro pure. All’errore si può (forse si deve?) rimediare.
Una bimba, un bimbo, immersi nel loro “otium” hanno diritto ad un contorno culturale, ad adulti (si spera nelle scuole istruiti alla cultura) che siano maestri e guide del bello di guardare un quadro o di conoscere appunto la storia di personaggi importanti, che emozionano e che può essere raccontata ad ogni età. L’amore della Montessori per il prossimo non ha bisogno di lectio, è spontaneo, una fiaba di Collodi, una filastrocca di Rodari.
L’Italia fin dai tempi antichi ha meditato, ha creato, si è fatta ispirare e ha ispirato, non si è piegata, si è adattata, è morta e risorta, una storia che è un delitto non raccontare con intitolazioni, monumenti, lezioni e molto altro.Tutto questo non può raccontato se la tua scuola porta un nomignolo da “fast food”.
Marco Pugliese, un docente crociano di scuola statale