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La crisi del fitness. Il professionista Andrea Biasci: “Puntiamo al rilancio”

23 Aprile 2021

La crisi del fitness. Il professionista Andrea Biasci: “Puntiamo al rilancio”

“Da un grande problema può nascere una grande opportunità”. Ne è convinto il milanese Andrea Biasci, professionista del fitness, già docente a contratto alla facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Milano e con un passato di atleta, ora imprenditore, divulgatore scientifico e fondatore del portale Project Invictus, punto di riferimento per migliaia di sportivi. La crisi causata dal Covid ha letteralmente piegato il mondo dello sport. “Tuttavia rimango ottimista. Il nostro settore va regolamentato e rilanciato: ovviamente confido e spero che l’attività fisica venga considerata una priorità dal Governo”.
 
In quali condizioni di salute si trova il fitness italiano, secondo Andrea Biasci?
 
“La crisi che ha travolto il nostro settore è molto profonda e le responsabilità sono molteplici. Mi auguro di non suscitare l’indignazione dei miei colleghi quando affermo che, in Italia, il fitness non è mai stato regolamentato a dovere. Questo ha fatto sì che il settore vivesse in un limbo non inquadrato professionalmente, dove la qualità ha fatto sempre fatica ad emergere. E proprio la crisi innescata dal Covid ha messo a galla tutte le fragilità del mondo del fitness, precipitato quindi nel baratro”.
 
Qualcuno, però, faceva affidamento sui ristori…
 
“Ristori che comunque non possono essere erogati agli operatori non regolari: è sorto infatti un grave problema, legato ai requisiti dei singoli collaboratori sportivi. Da parte dello Stato è auspicabile, invece, maggiore chiarezza: chi lavora non può rimanere in balia degli eventi e subire conseguenze causate dall’incertezza dei governanti. Io gestisco, ad esempio, anche un centro per personal training e non comprendo per quale ragione non possa svolgere allenamenti one to one (cosa invece possibile in Alto Adige, ndr). Sarebbe stato opportuno individuare i luoghi veramente responsabili della diffusione dei contagi. Comunque, la tanto agognata riforma dello sport dovrebbe rivoluzionare il nostro settore”.
 
Verso quale direzione ci si orienterà?
 
“La nostra realtà necessita di personale altamente qualificato. In poche parole, occorrono professionisti: chi ha lavorato bene finora, con impegno e passione avrà l’opportunità di uscire prima dalla crisi e, inoltre, di affermarsi sul mercato. Mi aspetto, però, che lo Stato provveda a incentivare il fitness, dichiarandolo strategico. La nostra popolazione sta invecchiando molto rapidamente: ciononostante la ricerca ha rivelato che, adottando uno stile di vita sano, è possibile rimanere giovani fino a sessant’anni. Proprio per questo è opportuno destinare maggiori risorse agli operatori sportivi, anziché a vaghe attività ricreative”.
 
C’è il rischio che, a causa del perdurare della crisi, i giovani abbandonino lo sport?
 
“Sì, sebbene il problema sia di tipo culturale. Purtroppo, manca ancora la cultura dello sport. Avendo insegnato all’università, mi sono reso conto che alla disciplina sportiva viene riservato sempre scarso valore. Se gli adulti conducono una vita sedentaria e sono refrattari all’attività fisica, non possiamo attribuire responsabilità ai giovani. Penso sempre che prevalga il modello di guidare con l’esempio: i ragazzi copiano i modelli degli adulti con cui crescono”.
 
Quali accorgimenti si potrebbero adottare per la riapertura dei centri fitness?
 
“Le palestre possono essere potenzialmente luoghi a rischio contagio, perciò non è semplice individuare soluzioni definitive. Non ho competenze in merito, pertanto esprimo solo un’opinione personale. Alla fine della scorsa primavera, per esempio, abbiamo notato una diminuzione dei casi di coronavirus, ragion per cui, con l’arrivo della bella stagione, penso sia lecito attendersi una ripresa graduale delle attività, ovviamente con ingressi contingentati e nel rispetto delle norme di sicurezza. Ma la possibile soluzione sarà rappresentata dagli incentivi che lo Stato destinerà al fitness: mi auguro che il denaro venga investito con oculatezza e lungimiranza”.
 
Le palestre dovrebbero riaprire il 1° giugno: quali sono le prospettive per imprenditori e operatori?
 
“La stampa ipotizza scenari drammatici per i centri fitness. Chi ha resistito finora, comunque, riaprirà. Auspico un’attenzione crescente nei confronti del nostro mondo: l’attività fisica contribuisce a renderci sani, pronti, rilassati, perciò indirettamente giova anche a tutti gli altri rami dell’economia. Lo scorso giugno, quando le palestre riaprirono al termine della prima ondata, ci fu una buona ripresa di iscrizioni. Considerato che, per i centri fitness, l’estate è abitualmente un periodo morto, spero che quella tendenza si ripeta”.
 
Ci parli di Project Invictus e del segreto del suo successo…
 
Project Invictus è un portale web, che si occupa di divulgazione scientifica. Vi lavora un team di 70 professionisti, impegnato nell’informazione relativamente a nutrizione e valore dell’attività fisica. Ci basiamo sulle evidenze scientifiche e non vendiamo un nostro metodo o una nostra dieta: forse il segreto è proprio questo”.

Foto, Andrea Biasci

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