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Il Consiglio di Stato: sì all’idrossiclorochina contro il Covid

11 Dicembre 2020

Il Consiglio di Stato: sì all’idrossiclorochina contro il Covid

“Abbiamo restituito una giusta opportunità di cura agli Italiani, secondo quelle che erano le evidenze dei territori”. Questo il commento dell’avvocato Erich Grimaldi che ha proposto, per un gruppo di medici, appello dinnanzi al Consiglio di Stato, avverso una decisione del Tar, che confermava la sospensione della somministrazione dell’idrossiclorochina nel trattamento domiciliare del coronavirus in fase precoce, disposta da Aifa. La terza sezione del Consiglio di Stato ha, infatti, accolto l’appello cautelare dagli avvocati e “sospende l’efficacia della nota del 22 luglio 2020 di Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco, ndr) con riferimento alla scheda dell’idrossiclorochina e consente la prescrizione, sotto precisa responsabilità e dietro stretto controllo del medico, dell’idrossiclorochina ai pazienti affetti da Sars-CoV-2 nella fase iniziale della malattia”. Nell’estate scorsa, Aifa aveva sospeso l’impiego terapico dell’idrossiclorochina nella cura del Covid, motivando il provvedimento come conseguente a uno studio che ne sosteneva l’inefficacia e la tossicità. L’ordinanza (di ben trentaquattro pagine) ora emessa dal Consiglio di Stato, boccia la decisione dell’Aifa, la quale si era avvalsa di alcuni trials clinici, al fine di avvalorare la sua decisione: “Le risultanze degli studi randomizzati controllati, che sovente non collimano nemmeno con quelle degli studi osservazionali, dovrebbero essere infatti validabili sia in termini di validità interna che, come detto, di validità esterna, ma la stessa Aifa riconosce che i dati disponibili e, in particolare, le invero non numerose evidenze sperimentali sull’uso dell’idrossiclorochina sono di difficile interpretazione clinica, sicché, in presenza di dati e visioni mediche diverse o addirittura contrastanti, l’inibizione temporanea e generalizzata del suo utilizzo nella pratica clinica, al di fuori di studi sperimentali, è una misura che non consente di verificare -e di fatto vanifica- l’eventuale immediata e anche tenue efficacia dell’idrossiclorochina sui pazienti paucisintomatici se non in tempi, per quanto necessari alla ricerca, molto lunghi e comunque non proporzionati alla necessità impellente di cura nell’attuale fase, rinviandone l’utilizzo ad un momento in cui, cioè, la necessità di sperimentarne l’efficacia sarà venuta meno, presumibilmente, per la prevista introduzione della terapia vaccinale e l’auspicato raggiungimento della immunità di gregge”. Si legge altresì nell’ordinanza: “L’applicazione dei principi propri dell’evidence based medicine di fronte ad un quadro emergenziale che non consente di acquisire evidenze sperimentali certe e rapide di studi randomizzati e controllati su una popolazione di riferimento -quella dei pazienti in una fase iniziale della malattia ristretti in isolamento domiciliare- conduce al paradosso di negare una qualsiasi possibilità di sperimentare in concreto la cura proprio quando maggiore, e urgente, ne è la necessità per questa classe di pazienti, così da evitare la loro ospedalizzazione e, nei casi più gravi o in quadri di comorbilità, la morte”. Pienamente soddisfatto l’avvocato Grimaldi: “Sin dal mese di marzo ho collegato, attraverso i gruppi Facebook, i vari territori e messo in contatto i dottori Cavanna, Garavelli, Szumski, Mangiagalli, centocinquanta medici in prima linea, oltre a tanti altri specialisti del Centro-Sud Italia, i quali utilizzavano con successo l’idrossiclorochina per curare il Covid in fase precoce. Una decisione storica” -prosegue il legale- che aggiunge: “Da oggi è consentita la prescrizione del farmaco, sotto precisa responsabilità del medico e sotto il suo stretto controllo, ai pazienti affetti da Covid nella fase iniziale della malattia. Questo significa rispettare la professione medica, esercitata in scienza e coscienza, come abbiamo sempre sostenuto, dal primo momento”.

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