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La scuola durante il coronavirus: molte domande, poche risposte

24 Aprile 2020

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La scuola durante il coronavirus: molte domande, poche risposte

Volgendo lo sguardo all’inizio della chiusura in marzo e al via all’homeschooling, la sensazione era che il nostro sistema scolastico avrebbe saputo affrontare la crisi, anche se dietro le quinte c’erano e ci sono molte note dolenti. Insegnanti, genitori, presidi, alunni, studenti, tutti – bene o male – hanno cercato di organizzarsi. “Tutto sotto controllo” ripetono i responsabili. La mancanza di computer, alunni lasciati indietro, genitori e insegnanti stressati e disperati, la mancanza o l’inesistenza di comunicazione a tutti i livelli ricadono sotto la categoria di “danni collaterali”, nascosti o minimizzati. Ma i problemi che stanno diventando sempre più evidenti. Ora è tempo di informazioni chiare, decisioni coraggiose e risposte puntuali. 

I responsabili delle tre intendenze scolastiche sono apparsi poco nelle ultime settimane e soprattutto all’inizio della crisi le informazioni erano scarse. “Questo approccio non è efficace, i cittadini si aspettano decisioni e annunci più chiari e utili. È grazie alla bravura e alla dedizione degli insegnanti e dei genitori impegnati a casa che l’istruzione in Alto Adige non è collassata, ma ora il sistema sta raggiungendo i suoi limiti. Dopo sette settimane di crisi, c’è bisogno di un chiaro orientamento e di avere la sensazione che i responsabili delle sovrintendenze e della politica padroneggiano la situazione”, sostiene il consigliere del Team K Alex Ploner.
L’assessore Philipp Achammer fa riferimento in continuazione alle decisioni prese a Roma. Si spera, si combatte, si lotta, si cerca, si pretende, si chiede. Con un budget di un miliardo di euro per l’istruzione, istituzioni educative innovative, tre sovrintendenze, tre assessorati provinciali per l’istruzione e un nutrito staff di funzionari, non dovremmo noi in Alto Adige andare coraggiosamente per la nostra strada a prendere le giuste decisioni per il bene dei nostri bambini e dei nostri giovani?
Ci è voluto il virus per farci capire che il sistema educativo è privo di computer, connessioni Internet adeguate, reti, piattaforme di comunicazione e standard uniformi? Oggi l’autonomia delle scuole mostra chiaramente i suoi punti deboli. Le politiche educative degli ultimi anni hanno promosso un sistema a diverse velocità. Mentre in alcune scuole i tutorial per l’apprendimento a distanza fanno parte della quotidianità, in altre scuole i documenti stampati vengono lasciati sulla porta di casa ai genitori.
“La gestione delle crisi richiede una comunicazione chiara, strutturata e priva di ambiguità con tutte le parti coinvolte, in tutti i settori. Al momento le cose stanno andando diversamente. I genitori non sono insegnanti e oltre al loro lavoro sono chiamati a co-organizzare l’istruzione dei loro figli. Ma non sono preparati per questo compito. Sono particolarmente colpiti i genitori con un background migratorio, i genitori di bambini con esigenze particolari, i genitori che anche con la chiusura escono di casa per lavorare. Invece di produrre i patetici spot pubblicitari ‘Restiamo uniti – tutto andrà bene’, attualmente postati online dalla Svp, sarebbe più utile per il sistema educativo nella situazione attuale che l’Obmann Svp (e assessore all’istruzione) realizzasse a livello provinciale tutorial sull’organizzazione della scuola, l’informazione e la formazione continua per genitori e alunni a casa. Ancora una volta la crisi ha rivelato la più grande debolezza del nostro sistema educativo: la separazione della nostra provincia secondo lingue, mentalità e culture”, conclude Alex Ploner.

Foto, Alex Ploner.  

 

 

 

 

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