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ANPI Alto Adige Südtirol ricorda Jole Beretta

7 Aprile 2020

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ANPI Alto Adige Südtirol ricorda Jole Beretta

Riceviamo e pubblichiamo.

Si è spenta Jole Beretta. La storica Ilaria Romeo ha ricordato in questi giorni un antico proverbio che recita “Quando muore un anziano è come se bruciasse una biblioteca”. Ed è vero, non è vuota retorica. La dolce e paziente testimonianza di Jole a tutte le cerimonie e a tutti gli anniversari con il fazzoletto simbolo delle deportazione e della morte di suo padre nel campo di sterminio di Gusen insieme agli altri componenti del Comitato di Liberazione di Bolzano, costringeva tutte e tutti a fare i conti fino in fondo con quella storia di Resistenza e di libertà. Furono traditi da una delazione, Manlio Longon fu torturato e ucciso, gli altri torturati anch’essi prima di essere deportati, ma riuscirono a non parlare. E le loro compagne e i loro compagni seppero ascugarsi le lacrime e riuscirono a continuare, a sostenere le vittime della deportazione nel Lager di Bolzano, in alcuni casi a farle fuggire, a mantenere collegamenti regolari con i vertici del CLNAI a Milano.
Questi giorni tristi ci stanno privando dei nostri affetti, spesso in solitudine, senza neanche la possibilità di un ultimo saluto, ma non devono toglierci il nostro passato, la nostra memoria. In un momento come questo in cui il presente e il futuro ci fanno così tanta paura, la storia e la memoria collettive e le storie e le memorie individuali delle donne e degli uomini sono tutte preziose. Ne abbiamo estremo bisogno, per non smarrirci. Ma ne abbiamo estremo bisogno per resistere oggi e rinascere domani nel segno di quei valori universali di solidarietà sanciti nella Costituzione le cui radici sono nella Resistenza e che Jole Beretta testimoniava nel nome di suo padre. Sono stati, sono e saranno sempre fondamentali. Sarai sempre con noi, Jole, a cominciare da questo 75° della Liberazione che ricorderemo nelle nostre case e dai nostri balconi, ma che, non per questo sarà meno significaivo. Ciao, Jole, Bella Ciao.
Grazie e un grande abbraccio.

Guido Margheri

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