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Giornalisti: cronisti della storia e costruttori di ponti

24 Gennaio 2020

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Giornalisti: cronisti della storia e costruttori di ponti

Gli inviti a fare formazione con l’informazione e ad amplificare il bene raccontando anche le buone notizie sono stati rivolti oggi dal vescovo Ivo Muser nel tradizionale incontro a Bolzano con gli operatori della comunicazione, dedicato quest’anno al rapporto tra giornalismo, storia e memoria.  

In occasione del tradizionale incontro nel Centro pastorale per la ricorrenza del loro patrono Francesco di Sales, il vescovo Ivo Muser ha ringraziato i giornalisti per l’attenzione con cui hanno accompagnato anche nel 2019 la Chiesa locale, citando ad esempio l‘ordinazione episcopale di Michele Tomasi a Bressanone. “Grazie anche per il vostro quotidiano impegno per favorire il dialogo nella nostra comunità. È importante trovare parole intelligenti, che aiutino a leggere in profondità le vicende di oggi e quelle di ieri, non solo la cronaca ma anche la storia locale“, ha detto Muser richiamandosi al tema scelto dal Papa nel messaggio 2020 per la Giornata delle comunicazioni sociali: “‘Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria‘ (Es 10,2). La vita si fa storia.“

Rifacendosi a Francesco, monsignor Muser ha sottolineato che il giornalista è il cronista della storia ed è chiamato a ricostruire la memoria dei fatti. Secondo il vescovo oggi la cultura della memoria affronta due nuova sfide: “Da un lato la scomparsa dei testimoni della storia, dall’altra i tanti strumenti per la rielaborazione mediatica del passato. Due aspetti che influenzano notevolmente il nostro ricordo.“ Anche per questo, secondo il presule, “i media devono contribuire a costruire ponti: tra passato e presente, tra le persone, tra i gruppi linguistici, con uomini e donne provenienti da altri Paesi.“ Allo stesso tempo è importante mettere al centro della notizia l’attenzione alla singola persona: “La critica è legittima e assolutamente necessaria, ma il rispetto del singolo, della sua vita, delle sue idee, non può essere facoltativo“, ha ribadito Muser.

Prendendo spunto dal tema scelto dal Papa per questa Giornata, il vescovo ha rivolto due auguri per il 2020 agli operatori della comunicazione. Il primo riguarda il compito dei giornalisti “nell‘aiutare la comunità a conoscere la propria storia e quindi a conoscersi meglio. Vi auguro allora di essere sempre persone che fanno formazione attraverso l’informazione.“ Il secondo augurio: “Fate il vostro mestiere con passione e condividete con la società i buoni risultati del vostro lavoro. Cercate di essere giornalisti più amati che temuti, perchè potete fare molto per la pacifica convivenza e la coesione sociale.“
Dal vescovo è arrivato infine un invito a tutti i professionisti dell‘informazione: “Fra le tante notizie che scovate, non dimenticate mai di scrivere un pezzo o di fare un servizio che infondano speranza, una buona notizia rivolta soprattutto ai giovani. Date voce al bene, vi ringrazieranno in molti.“

Alla celebrazione della Parola è seguita una tavola rotonda sul rapporto tra giornalismo, storia e memoria: il vescovo Ivo Muser e i direttori dei due quotidiani locali che dal secondo dopoguerra hanno raccontato lo sviluppo della convivenza tra i gruppi linguistici, Alberto Faustini per l‘Alto Adige e Toni Ebner per il Dolomiten, hanno risposto alle domande del caporedattore dell’ANSA regionale Stefan Wallisch. A portare i saluti della categoria professionale sono stati Willy Vontavon (vicepresidente Ordine regionale) e Marco Angelucci (presidente Assostampa Alto Adige).

 

 

 

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