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Fine vita e testamento biologico: in tanti a S. Giacomo per ascoltare il dottor Massimo Bernardo

11 Ottobre 2019

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Fine vita e testamento biologico: in tanti a S. Giacomo per ascoltare il dottor Massimo Bernardo

di Mara da Roit

Un argomento di grande interesse, oltre che particolarmente attuale, e – come relatore – una figura d’eccellenza della sanità altoatesina quale il dottor Massimo Bernardo. Questi gli elementi che hanno dato luogo al ‘tutto esaurito’, alla saletta del Centro culturale San Giacomo, in occasione della recente conferenza-incontro dal titolo “Il testamento biologico”.

L’esposizione del dottor Bernardo, responsabile del Reparto hospice e cure palliative dell’Ospedale di Bolzano e medico di estrema sensibilità, ha catalizzato e coinvolto i presenti. D’altronde il tema del fine vita riguarderà tutti, prima o poi; il punto è essere consapevoli della facoltà riconosciuta alla persona di decidere fino a che punto tentare il tutto per tutto sul piano medico, e della possibilità – guardando a situazioni in cui ci si potrebbe ipoteticamente trovare un domani – di mettere nero su bianco in anticipo le proprie volontà di trattamento o non trattamento sanitario.

La conferenza ha affrontato in effetti anche un contesto generale, includente la ampia parte di situazioni in cui si arriva all’ultimo stadio della vita coscienti e consapevoli, potendo dichiarare in quel momento ciò che si desidera per sé; ma certo è che nessuno è in grado di prevedere come la sua morte arriverà, né di sapere anticipatamente se fino all’ultimo sarà presente a se stesso, ovvero in grado di fare delle valutazioni e di comunicarle – o meno. Come ha osservato il sanitario, chiaramente la speranza di tutti o quasi è quella di avere un trapasso il più possibile rapido e indolore: tuttavia in questa casistica, ha precisato, ricade mediamente meno del 10% della popolazione. Nel 90% dei casi ci si dovrà confrontare con una malattia cronica (tumori, patologie cardiovascolari, respiratorie, renali, neurologiche) e con la relativa fase terminale più o meno lunga.

Tante le sotto-sfere tematiche prese in considerazione, principalmente partendo da quell’importante strumento normativo che è la legge 219 del 2017. Spazio quindi a concetti come il consenso informato, il controllo del dolore, la sedazione palliativa profonda, l’accanimento terapeutico, lo stato vegetativo, la dignità da garantire al paziente. E poi naturalmente il punto centrale: il diritto all’autodeterminazione da parte della persona e la possibilità appunto di rifiutare, in tutto o in parte, accertamenti diagnostici e trattamenti sanitari finalizzati alla sopravvivenza. Possibilità, questa, intrecciata a propria volta con aspetti quali l’eventuale “fiduciario”, le modalità di stilazione della “dichiarazione anticipata di trattamento”, l’obbligo dei medici di rispettare la volontà del paziente. Qui peraltro il dottore ha ritenuto opportuno inserire un inciso, anche sull’onda del clamore mediatico dell’ultimo periodo: ha puntualizzato cioè che ad oggi (ottobre 2019) tanto l’eutanasia quanto il suicidio assistito non sono ammessi dall’ordinamento del nostro paese.

Massimo Bernardo non ha mancato di citare casi reali, né di rilevare la necessità che venga creata una banca-dati nazionale concernente le volontà sanitarie personali.
Riguardo al testamento biologico, ha fornito indicazioni sul come redigerlo e dove depositarlo, raccomandando di discutere l’argomento con i propri sanitari di riferimento, a cominciare dal medico di base (un punto, questo, incentivato espressamente dalla legge). Ha dato altresì conto della reperibilità nel web di una brochure informativa contenente un modello di “dichiarazione anticipata di trattamento”, realizzata dalla sua struttura in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano.

Al termine, le numerose domande del pubblico hanno consentito di chiarire i dubbi ancora aperti e circostanziare alcuni altri aspetti, in un campo del resto dalle tante sfaccettature. Il risultato complessivo è stato quello di una serata utile e esaustiva, resa tanto più fruibile dal linguaggio accessibile adottato dal relatore e dalla sua professionalità coniugata con un approccio alla mano.

Soddisfazione, una volta di più, per il Centro culturale San Giacomo, la cui stagione di conferenze – portata avanti in sinergia con Fondazione Upad – sta trovando terreno fertile nel desiderio di conoscenza della comunità in svariati campi. E questa è davvero una bella constatazione.
Foto/c-Alberto Covanti.   
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