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Termovalorizzatore, arriva la beffa: chiesto il concordato

17 Ottobre 2018

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Termovalorizzatore, arriva la beffa: chiesto il concordato

A 5 anni dalla fine dei lavori, i 40 subappaltatori che vantano crediti per 2 milioni rischiano di non ricevere nulla oppure di doversi accontentare di somme esigue.   

La beffa ai piccoli subappaltatori che hanno lavorato alla costruzione del termovalorizzatore è arrivata ieri, 16 ottobre 2018, quando a tutti i fornitori della Termo Ter Scarl – l’Associazione temporanea d’impresa tra Oberosler Cav. Pietro Srl, C.L.E. Scarl, Seeste Bau Spa e Wipptaler bau Spa, che si era aggiudicata l’appalto – è stato notificato il deposito in data 4 ottobre 2018, al Tribunale di Bolzano, della proposta di concordato preventivo e domanda di omologa di ristrutturazione dei debiti. La procedura è stata dichiarata aperta dal Tribunale il 10 ottobre.
“Apprendiamo con rammarico di questo sviluppo che arriva dopo 5 anni di inadempienze da parte della ATI appaltatrice e confermiamo – afferma Claudio Corrarati, presidente della CNA-SHV – quel che avevamo denunciato più volte negli ultimi due anni: il termovalorizzatore ha bruciato anche i soldi di 40 piccole aziende che rappresentiamo, poco più di 2 milioni di euro, e la Pubblica Amministrazione ha contribuito a questa vicenda perché non è riuscita a far pagare le somme spettanti ai piccoli subappaltatori che hanno lavorato nel cantiere, il più grosso di Bolzano degli ultimi anni per un costo complessivo di 130 milioni di euro”.
“Per le piccole e micro imprese coinvolte – prosegue Corrarati – 2 milioni di euro significano cifre importanti, per alcune ditte poche decine di migliaia di euro e per altre centinaia di migliaia di euro, che hanno provocato crisi di liquidità e indebitamento in banca. Il concordato preventivo, se dovesse andare in porto, si chiuderebbe con un accordo al ribasso, con il quale i subappaltatori riceverebbero una percentuale minima delle somme spettanti, sufficiente forse a pagare gli interessi in banca per i fidi che hanno dovuto chiedere a causa dei mancati pagamenti. Se il concordato non dovesse andare a buon fine, le piccole aziende non riceverebbero nulla”.
LA CNA-SHV esprime molta preoccupazione “per il fatto che la Provincia, direttamente coinvolta come ente appaltante, sensibilizzata e informata per tempo dall’Associazione di categoria, non sia riuscita a mettere in atto alcuna strategia a tutela dei subappaltatori. Questa vicenda sia monito per le piccole e micro imprese sull’opportunità e sulle modalità di partecipazione in subappalto ai grandi lavori. È necessario mettere in atto tutte le procedure e tutte le garanzie possibili per ottenere i pagamenti una volta finiti i lavori di competenza”.
Corrarati lancia un ulteriore appello alla Provincia: “Confidiamo ancora in un intervento in extremis dell’ente pubblica a copertura delle spettanze dei subappaltatori. Alcuni funzionari provinciali, pochi mesi fa, hanno affermato che, trattandosi di lavori sotto la soglia del 2%, la Provincia non aveva modo di verificare la presenza di queste ditte nel cantiere e pertanto non c’era molto da fare. Al contempo, sono giunte alle piccole aziende coinvolte le richieste, da parte della Provincia, di sottoscrivere la liberatoria dei pagamenti ricevuti. Nessuna ditta ha dato conferma. E infatti oggi arriva il concordato preventivo, a dimostrazione che i debiti verso i fornitori ci sono. Ci chiediamo, ancora una volta, come si può, in un cantiere pubblico, non garantire il pagamento a chi ha lavorato”.

In foto: Claudio Corrarati, presidente della CNA-SHV.  

 

 

 

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