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Luigi Tava, “il 4 marzo penso rappresenterà uno spartiacque nel panorama politico locale e nazionale”

6 Febbraio 2018

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Luigi Tava, “il 4 marzo penso rappresenterà uno spartiacque nel panorama politico locale e nazionale”

Luigi Tava, assessore al comune di Ora, ormai ex coordinatore del Pd della Bassa Atesina è ormai in rottura con il suo partito. Non accetta le decisioni calate dall’alto, soprattutto per quanto riguarda l’assenza di candidature locali al Senato ed alla Camera nella sua circoscrizione quella della Bassa Atesina, con il bellunese Gianclaudio Bressa e l’aretina Maria Elena Boschi che non sembrano essere espressione altoatesina e neppure della comunità italiana.

Come mai, secondo Lei Ass. Tava, il PD sembra abbia perso la sua natura democratica, smettendo ovvero di ricorrere allo strumento delle primarie?

Il Partito Democratico, da sempre fautore delle primarie, ha deciso “nelle segrete stanze” che tale strumento non doveva essere usato per questo importante appuntamento. Tale logica, che ritengo sbagliata, ha come unica risposta il fatto che il risultato finale non avrebbe permesso di paracadutare a piacimento un così grande numero di deputati e senatori in tutta la penisola. La base sicuramente avrebbe deciso diversamente, ma le logiche di potere hanno prevalso sulla vera rappresentatività di un territorio. Tale decisione rappresenta per me il reale fallimento della politica territoriale tanto osannata e pubblicizzata dal mio partito, non solo negli ultimi anni, ma anche in tutta la campagna elettorale per le primarie che ha visto vincitore Alessandro Huber.

Stando ai numeri il collegio di Bolzano-Bassa Atesina risulta essere l’unico in grado di esprimere un parlamentare ed un senatore altoatesino rappresentanti della comunità di lingua italiana. Il 4 Marzo molto probabilmente saranno in due i non altoatesini a contendersi un posto in “paradiso”, come giustifica ciò?

La responsabilità di ciò che è accaduto in provincia di Bolzano è tutta in mano alla nostra classe dirigente, uscita vincitrice dalle ultime primarie. Abbiamo chiesto più volte, nelle uniche due assemblee organizzate l’8 ed il 15 di gennaio 2018, quasi a tempo scaduto, modalità di confronto e scelta di un metodo condiviso per l’individuazione di due figure che potessero essere veri rappresentanti di un territorio “particolare” nel panorama politico nazionale, ma le uniche pseudo risposte avute sono state presentate come una decisione presa dal “nazionale”. La presenza nel collegio senatoriale Bolzano Bassa Atesina di Gianclaudio Bressa non è giustificabile. Negli ultimi 5 anni Gianclaudio Bressa non lo abbiamo mai visto una volta a Bolzano in assemblea provinciale, né tanto meno lo abbiamo mai visto far visita ad un circolo della Bassa, di contro l’onorevole Luisa Gnecchi era spesso presente sia in assemblea che nei circoli cittadini, così come il senatore Francesco Palermo. Il paradosso, dopo 5 legislature effettuate (alla faccia della rottamazione Renziana), è che Gianclaudio Bressa rappresenta il candidato ideale dell’SVP e per tale motivo il PD Provinciale, supino alle scelte del partner di giunta, non ha voluto interferire pensando ovviamente di ottenere un credit/pass per le prossime provinciali d’autunno. L’arrivo di Maria Elena Boschi è una logica conseguenza dell’arrivo di Bressa voluto dalla SVP e lo si può definire un asso calato sul tavolo da Matteo Renzi nelle trattative “PD nazionale – SVP, per garantire un seggio sicuro all’ex sottosegretaria. Come si può ben vedere il risultato ottenuto, evidenzia la capacità negoziale e politica del PD locale che può essere paragonata a “ZERO” .

Sia Durnwalder, che Brugger e Peterlini, non hanno digerito la scelta del loro partito si sostenere la Boschi alla camera, sottolineando a loro volta che ciò avrebbe potuto portare alla scomparsa di una rappresentanza della comunità di lingua italiana alla camera (ed anche al senato). Come spiega il fatto che questo problema non abbia suscitato la stessa reazione da parte del vicepresidente della provincia?

Stiamo parlando di Durnwalder, Brugger e Peterlini, che hanno fatto la storia della politica altoatesina e l’hanno fatta in maniera trasversale, sia per la comunità tedesca che per la comunità italiana. Oskar Peterlini, ad esempio è sempre stato un politico molto apprezzato dalla comunità italiana della Bassa, sempre presente, sempre coinvolto in tutte le dinamiche territoriali in virtù del fatto che, essendo di Egna è sempre stato una bella espressione del territorio. Christian Tommasini, vicepresidente della Giunta Provinciale, anche lui espressione del territorio essendo di Laives, non ha probabilmente il carisma o l’attitudine ad essere il portavoce ideale per la Bassa Atesina, che in questo frangente elettorale avrebbe sicuramente desiderato avere un proprio rappresentante territoriale. Non mi meraviglia affatto che non abbia speso una parola sulla probabile scomparsa di una rappresentanza locale della comunità italiana alla Camera e al Senato. Non mi pare infatti che anche in altre occasioni abbia fatto sfoggio di difesa di una comunità o perlomeno di un partito che la può rappresentare. Ad esempio alle ultime elezioni comunali di Laives nel 2015, non si è sicuramente stracciato le vesti e non ha voluto prendere in mano politicamente la situazione con la SVP (partner di giunta provinciale), per perorare la causa del Partito Democratico di Laives, uscito Si vincitore dalle elezioni, ma ritrovatosi poi nel giro di due settimane, sui banchi dell’opposizione. Di quell’elezione del 2015, ricordata nel Partito Democratico come la nostra “Caporetto”, era stato notiziato nei dettagli, da una delegazione del circolo di Laives, anche l’onorevole “Gianclaudio Bressa “rappresentante territoriale”, ma il risultato non cambiò. Alla luce di questi fatti pare che anche in questa tornata il Pd locale abbia smarrito la memoria o faccia finta di non ricordare.

Possibile che il suo partito non abbia a cuore la rappresentanza della comunità’ italiana?

È ormai da tempo che ho un serio e costante confronto con molti amministratori e cittadini di questo territorio in particolare con Debora Pasquazzo consigliere comunale di Laives e membro dell’assemblea provinciale e Luca Bertolini membro anch’esso dell’assemblea provinciale e della segreteria del circolo di Laives, sulla deriva della rappresentanza della comunità italiana da parte del nostro partito. Un partito, allo stato dei fatti, diviso su tale argomento. Una parte, alla quale appartengo con orgoglio e rappresentato anche da persone come Debora Pasquazzo e Luca Bertolini, al quale sta sicuramente a cuore la rappresentanza della comunità italiana, che la vede come un bene da tutelare nell’interesse di una crescita e sviluppo della nostra autonomia e del territorio tutto, ed un’altra parte del Partito  che la vede come una cosa superata nel tempo e si sente al di fuori di tematiche che hanno segnato nel bene e nel male la politica del nostro territorio e pensa più a logiche di  potere e di posizioni piuttosto che alla tutela di una comunità.

A breve ci saranno le provinciali. Il centro destra sembra stia ricompattandosi, mentre sembra non accadere la stessa cosa nel centro sinistra. Cosa potrebbe accadere secondo lei? Il suo partito sarà in grado di eleggere nuovamente 2 consiglieri? 

Il 4 marzo penso rappresenterà uno spartiacque nel panorama politico locale e nazionale. Negli ultimi anni, a  livello provinciale, il Partito Democratico ha avuto un trend negativo, probabilmente dovuto al fatto che l’autoreferenzialità ha fatto venire meno quella volontà nel rafforzare i legami ed il dialogo con tutte quelle realtà politiche o meno che si sono sempre identificate con quei valori che hanno raccolto in questi anni la fiducia degli elettori del Centro-Sinistra e che rappresentano il vero spirito ulivista. Perseverare sull’autoreferenzialità e non passare attraverso questo percorso significherà anche in futuro un’auto sufficienza e un’arroganza politica, che i prossimi risultati elettorali potrebbero sancire una sola presenza in Consiglio Provinciale.

In Alto Adige nel mondo di lingua italiana si continua a ragionare per comparti stagni. I partiti perorano riflessioni secondo ottiche nazionali, quando a livello locale le dinamiche sono molto diverse. Secondo lei non sarebbe ora di ripensare i rapporti fra partiti politici in un’ottica un po’ più trasversale? Cosa sarebbe necessario per ricompattare una ormai frantumata comunità italiana in Alto Adige? 

O la prospettiva futura sarà quella di perseguire un’ottica più trasversale nei rapporti politici tra partiti, movimenti e civiche oppure trincerandosi dentro il proprio orticello non porterà molto lontano. Se non si seguirà tale strategia, per ricompattare l’ormai frantumata comunità italiana il modello ideale da seguire potrebbe essere ad esempio quello dell’UPT Trentino, che ha saputo in questi anni ritagliarsi uno spazio importante sul territorio. Tale modello, per la peculiarità della nostra Provincia, potrebbe avere per conto mio un discreto successo nel cercare di ricompattare una comunità, che il PD ha ultimamente poco rappresentato.

Ultima domanda, un suo futuro oltre il PD?

Per me la politica rappresenta lo strumento ideale al servizio della collettività e tale deve rimanere. Oltre al PD c’è un mondo che aspetta di essere ascoltato e che non si sente rappresentato. Le mie intenzioni di qui a poco le sa solo il sottoscritto, ma le condividerò volentieri a breve, perché sono consapevole che ci sono molti amministratori e persone della società civile che possono e vogliono dare ancora molto, per una crescita e sviluppo della nostra autonomia che metaforicamente parlando è come una bicicletta con due ruote, una tedesca e l’altra italiana e quando una ruota non funziona o buca, l’equilibrio viene meno e la bicicletta si ferma.  

In foto: Luigi Tava

 

 

 

One Comment
  1. massimo mollica

    Onestamente credo che le elezioni del 4 marzo non rappresentino proprio un bel nulla. Sia perché probabilmente non vincerà nessuno e anche se qualcuno vincesse per noi che siamo provincia autonoma non cambia nulla. In secondo luogo la cosa importante non è che vengano elette persone "autoctone" o meno. Ma semmai persone comtetenti o meno. Questo il punto. Le vere elezioni importanti comunque sono quelle provinciali. Che il centro destra si ricompatti lo fa solo di facciata su una politica fatta quasi di nulla e piena di slogan (che fanno tanta presa)! Quello che manca sono sempre due cose: le idee e l'ascolto! Comunque quello che mi auguro è che l'intervistato non faccia l'ennesimo partitito che non serve a nulla. In ottica autonomista un solo partito di lingua italiana basterebbe e avanza. Che almeno ve ne sia uno solo che si ispira ai valori sociali di quella che una volta veniva classificata sinistra.

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