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Partito unico italiano: una soluzione possibile oltre la destra e la sinistra?

17 Novembre 2016

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Partito unico italiano: una soluzione possibile oltre la destra e la sinistra?

In Alto Adige-Sudtirol permangono dei tabù, quello che riguarda più da vicino il gruppo italiano è la costituzione di un partito di raccolta. Ad ascoltare le persone facenti parte “il popolo” l’idea garberebbe. Molti sarebbero disposti a mettere da parte la fede politica e voterebbero volentieri una “Svp italiana” nata sui loro reali bisogni paradossali. Gli italiani sono una maggioranza minoranza, un vero ossimoro. Pagano il dazio su quest’aspetto in praticamente tutti i settori e negli ultimi vent’anni sono al minimo storico di rappresentanza. Perché? Perché in ambito locale non si riconoscono nei partiti tradizionali, spesso distratti dal “nazionale”. Nazionale e locale, l’altro grande dilemma italiano. A Bolzano infatti le orecchie sono sempre rivolte su due piani ben distinti: ciò che succede “in Italia” e ciò che passa il convento altoatesino. In realtà è sempre stato così. Esistevano persone a Bolzano, che votavano secondo questo concetto: PCI o DC alle “nazionali”, MSI e quindi destra pura le “locali”. Per un certo periodo (circa 1985-1990) MSI ha rappresentato una sorta di partito tutela per una larga fetta d’ altoatesini italiani, non necessariamente di destra. Pur tra parecchie contraddizioni Pietro Mitolo rappresentò per qualche tempo una sorta di “garante tacito” del gruppo italiano. Spesso si sentiva dire “Non sono di destra, ma sono contento MSI vigili e metta la gamba quando serve”. Gli altri partiti sull’italianità furono in ambito locale spesso ambigui, in Italia dopo il 1945 (spesso a torto) la parola “nazionalismo” assunse accezione negativa, in Alto Adige il nazionalismo, anche dettato da una partita di pallone, ha sempre rischiato la bollatura “fascista”. Riassumendo “un vorrei ma non posso”. L’italiano altoatesino, da più parti offeso, spesso non compreso, ritenuto ignorante perché legato a monumenti vari (ma quante ne ha digerite?) perfino da connazionali (e su questo punto assai poco sensibili, è sempre facile giudicare senza vincoli interni, a volte le tematiche bisogna viverle e non solo leggerle). Sudtirolo per la maggioranza degli italiani altoatesini non è un termine inclusivo, inutile creare perifrasi, anzi rappresenta l’esatto contrario. La questione è talmente complessa che in realtà non è nemmeno imputabile al gruppo tedesco, i veri pasticci li combinano gli italiani stessi, logorati da divisioni inutili e spesso litiganti su questioni proiettate dal nazionale. Il gruppo tedesco lavora diversamente, ha come obiettivo la propria salvaguardia e soprattutto culturalmente non si omette. L’impianto di ragionamento teutonico è spiegabile con il “paradosso della finestra”. Due amici, uno italiano l’altro tedesco. Si stimano. Una finestra che si apre da destra verso sinistra. L’italiano spiega l’apertura della stessa al tedesco. Tutti felici? Si. Ma ad un certo punto nella stanza entra un altro amico tedesco (sono tutti amici sia chiaro, non è una speculazione) che dichiara “la finestra si apre da sinistra verso destra”. L’amico tedesco proverà ad aprirla in questa direzione, l’italiano probabilmente farebbe l’esatto contrario a parti invertite. L’esempio è innocuo e smentibile, nella realtà però i rappresentanti italiani questo paradigma lo hanno applicato, a volte inconsciamente. É una forma mentis, l’identità sudtirolese tedesca è fortissima, gli italiani soffrono del “peccato storico” legato al fascismo, il tutto prevale su molte logiche spesso il gruppo italiano ignora. Avete presente i visi tristi dei nostri politici ad ogni bordata Svp? In pratica è figlia di questo paradosso. Si è alleati ma non troppo, la distanza di sicurezza “etnica” è sempre presente, guardiana. Agli italiani ogni tanto va ricordato che sono italiani (politicamente), nonostante si mettano ad usare “tedeschismi” tra le trame dei loro discorsi, escamotage ridicolo quanto inutile, meglio parlare italiano o tedesco, il resto puzza di sudditanza e complesso d’inferiorità, inoltre questo atteggiamento da portatori di croci aiuta solo chi nelle difficoltà delle divisioni ci sguazza. Esistono anche partiti nati nel mito dell’interetnicità. Langer aveva dato lo spunto, ma i progetti in questo senso sono spesso naufragati, tali partiti infatti da parte italiana sono stati visti come “tedeschi”, in effetti spesso i candidati scelti lo erano. Tali tentativi inoltre sono boicottati in primis dalla politica identitaria tedesca, in un contesto simile a cosa servire una Svp? Non ci sarebbe più nessuno da tutelare. Come si può notare il problema è tutto italiano, un gruppo arroccato, pauroso e timoroso, bollato come disagiato, con una non chiara strategia in testa. Ci vedono così. Esagerazione? Realtà? Forse la verità è nel mezzo. Qualcosa che non va nell’ossimoro provinciale delle minoranze/maggioranze c’è, un meccanismo che così strutturato porta ad una contrattazione continua tra gruppi, una contrattazione nata con il De Gasperi/Gruber e mai conclusa. Tale contrattazione va dalla toponomastica, alla rappresentanza, fino alla gestione dei monumenti e passa anche dal settore economico. I contraenti sono tre, ladini e tedeschi si presentano uniti, gli italiani divisi tra partiti e soprattutto popolazione che nello schema non si ritrova. Due con forte peso specifico. Come bilanciare i rapporti di forza? Come risolvere nel concreto? Vanno fatti dei ragionamenti fuori schema. Smobilitare ed uscire dalle logiche “da gruppo”, siamo tutti altoatesini/sudtirolesi, la Svp garantisce anche per gli italiani (che però non candida). Su questo puntò l’ex governatore Durni. Per qualche tempo qualche italiano votò Svp, stanco dei partiti litigiosi. Ma mettersi mani e pieni nella Svp sarebbe rischioso, quindi rimangono due soluzioni. Un patto tra partiti italiani, trasversale e che si attiva nel momento in cui ci sono da discutere temi etnici come la toponomastica. Non si guarda all’ideologia ma alla tutela del gruppo italiano. Difficile se non impossibile. L’ultima soluzione invece sarebbe un partito di raccolta italiano/sudtirolese, che catalizzerebbe il voto italiano in funzione “tutela gruppo”. Il soggetto dovrebbe essere vergine come uomini (al massimo con qualche politico di recente elezione) e proiettato per statuto a garantire rappresentanza italiana, in questo caso il nuovo soggetto vaporizzerebbe i partiti tradizionali, di fatto doppioni inutili. I numeri darebbero al partito rappresentanza sicura, in provincia quanto nei comuni italiani. La questione è abbastanza chiara: la parte italiana nei prossimi anni qualcosa deve tentare o rimarrà incastrata nella pagina di giornale che quasi quotidianamente descrive questo disagio, ma passare dalla carta all’azione pare una montagna difficile da scalare.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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