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Quando siamo diventati come siamo?

11 Dicembre 2022

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Quando siamo diventati come siamo?

A quando risalgono le prime pratiche simboliche? Diversamente da quanto crediamo, anche altre specie umane oltre all’Homo sapiens hanno lasciato tracce di pensiero astratto come l’uso di pigmenti, ornamenti e incisioni. L’argomento sarà al centro di una presentazione inserita nell’ambito delle attività collaterali alla mostra “Lascaux experience”, in corso al MUSE giovedì 15 dicembre alle 18.30 con Francesco d’Errico, professore dell’Università di Bordeaux. Insieme si approfondiranno le nuove scoperte fatte in Africa che riscrivono la nascita del pensiero creativo, risultato di traiettorie evolutive complesse e non lineari, innescate da fattori biologici ma anche ambientali e sociali. L’incontro è gratuito, su prenotazione, e verrà trasmesso anche in streaming sulla pagina Facebook MUSE.

Le nostre capacità cognitive sono frutto dell’evoluzione e quindi, secondo le teorie classiche, dovrebbero avere caratteri unici ed esclusivi per la nostra specie. In base a questo tipo di ragionamento si è sempre ritenuto che le altre specie umane non fossero in grado di produrre una cultura materiale pienamente simbolica.

Recenti scoperte hanno però scosso le fondamenta di questo assioma: in Africa notiamo che gruppi umani diversi hanno convissuto fianco a fianco mescolando il proprio patrimonio genetico tra 300.000 e 12.000 anni fa e che i loro artefatti sono riferibili a pratiche simboliche (pigmenti, ornamenti, sepolture, incisioni, notazioni matematiche ecc.).

La caduta dell’idea che ogni specie del genere Homo (Neandertal, Ergaster ecc.) avrebbe avuto delle capacità cognitive diverse (generalmente più ridotte man mano che si va indietro nel tempo) suggerisce che le pratiche simboliche siano state il risultato di traiettorie evolutive complesse e non lineari, innescate da fattori biologici ma certamente anche ambientali e sociali. In parole povere, può essere che i Neandertal non avessero un cervello che funzionava in modo molto di verso dal nostro, almeno sotto questi punti di vista.

L’evento è organizzato nell’ambito del Sistema Trentino della Ricerca e dell’Alta Formazione (STAR)

In anteprima italiana, “Lascaux Experience. La grotta dei racconti perduti” porta a Trento grazie alla realtà virtuale le antiche pitture della grotta di Lascaux in Francia, veri e propri capolavori dell’arte rupestre preistorica. Famosa per le sue rappresentazioni di bisonti, uri, cavalli, cervi e felini, che affascinano l’umanità fin dalla scoperta avvenuta per caso nel 1940, la grotta è stata chiusa al pubblico nel 1963 per motivi di conservazione, riconsegnando i suoi dipinti al buio del sottosuolo. L’esposizione itinerante, realizzata per la prima volta in Belgio nel 2021, vede il MUSE di Trento come seconda sede al mondo (prima italiana) a ospitare la sua versione rinnovata, una visita virtuale e interattiva realizzata tramite i visori Oculus VR. Visitabile fino al 12 febbraio 2023.