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“Mettiamoci nei panni dell‘altro”

25 Dicembre 2022

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“Mettiamoci nei panni dell‘altro”

“Dio ha voluto venire al mondo per far rinascere in noi la syn – patia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro”: il richiamo a non essere distaccati e autoreferenziali, a mostrare invece vicinanza e umanità nelle situazioni di crisi – dall’Ucraina all’Iran ma anche nel ricco Alto Adige – è stato un passaggio centrale dell’omelia del vescovo Ivo Muser nel pontificale di Natale celebrato in duomo a Bolzano.
Nel duomo di Bolzano gremito per la celebrazione trilingue, il canto del Gloria di Haydn è stato preceduto dal nuovo appello del vescovo alla pace: “Questo canto natalizio di festa dovrebbe essere anche un’espressione della nostra solidarietà con le popolazioni dell’Ucraina e di tutte le zone di guerra del mondo.” La comunità, ha aggiunto Muser, chiede a Dio “di toccare e di muovere a pentimento i cuori dei responsabili, e diciamo in preghiera a tutti i disseminatori e fautori della guerra: fermate questa follia, fermate questa orribile sequenza di morte e distruzione. Abbiate pietà del popolo che soffre. Ogni guerra è una sconfitta e una vergogna per l’umanità. Dio si fa uomo e l’uomo si fa prossimo: questo è il Natale”.
Nella sua omelia monsignor Muser ha ricordato che “Dio ha voluto venire al mondo per far rinascere in noi l’amore appassionato, la syn – patia, la compassione, la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Di questo abbiamo bisogno.” Da qui la sua esortazione a “non essere freddi, autoreferenziali, preoccupati soltanto di noi stessi! Gesù nel suo Natale ci mostra la via per essere e rimanere umani.”
Proprio da quando Dio si è fatto uomo, ha aggiunto Muser, la dimensione umana è diventata un luogo di incontro. “Dio ha a che fare con tutte le nostre relazioni”, ha spiegato il vescovo, e quindi “con i nostri ospedali, le nostre case di riposo, con la realtà del carcere, con i profughi costretti a lasciare le loro case e i loro Paesi, con il giovane egiziano morto di freddo a Bolzano, con le situazioni di crisi e di conflitto nella dimenticata Siria, con la guerra crudele e dispotica verso il popolo ucraino, con i diritti umani calpestati in Iran e Afghanistan.” Il vescovo ha rimarcato che in questo spazio relazionale che ci chiama ad essere vicini e non distaccati “Dio ha a che fare anche con i nostri bambini e con i nostri anziani, con le nostre famiglie, anche con quelle che subiscono il dolore di una divisione interna, il dolore di una separazione o di un divorzio. In questa realtà ci incontra e ci interpella, qui si aspetta la nostra risposta al suo amore appassionato per ogni uomo e ogni donna.”
Infine, il vescovo ha invitato ad affidarsi a Dio senza timore: “Condividiamo con Lui gioie e dolori, desideri e paure, speranze e tristezze, persone e situazioni. Condividiamo con Lui le zone oscure, condividiamo con Lui la stalla di Betlemme che ognuno di noi ha dentro di sé. E raccontiamogli senza paura i problemi sociali, i problemi ecclesiali, i problemi personali.” Perché a Natale, ha concluso Muser, “celebriamo la dichiarazione d’amore di Dio, che dà alla nostra vita un senso, un sostegno, un orientamento e persino un valore eterno.”