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“Decreto rave party“, fortemente critiche le opposizioni

2 Novembre 2022

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“Decreto rave party“, fortemente critiche le opposizioni

Il ‘decreto rave party’ accende il dibattito. Sotto i riflettori, nei giorni caratterizzati dal rave di Modena, la stretta varata dal governo Meloni. L’esecutivo, con il decreto approvato nel Consiglio dei ministri di lunedì 31 ottobre, ha inserito nel codice penale l’articolo 434-bis, “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. A far discutere è soprattutto il testo secondo cui “l’invasione per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.
Enrico Letta, segretario del Pd, prende posizione su Twitter. “Il Governo ritiri il primo comma dell’#art434bis di riforma del Codice Penale. È un gravissimo errore. I #rave non c’entrano nulla con una norma simile. È la #libertà dei cittadini che così viene messa in discussione”, scrive Letta, chiudendo il suo post con l’hasthag #NoArt434bis
Giuseppe Conte, leader del M5S osserva che “l’intera struttura del reato appare basata su un pericolo (‘può derivare un pericolo’) del tutto remoto con il risultato che la medesima offensività della condotta, già in ipotesi, risulta fortemente attenuata. Peraltro non ha precedenti nel nostro ordinamento un reato plurisoggettivo necessario che colpisca più di 50 persone riunite. Senza dire dell’arbitrarietà di questo numero (50 persone riunite non commettono reato, 51 persone sì). La punizione è del tutto abnorme. Il Governo dimostra la sua totale intolleranza per i nostri giovani che si riuniscono in campagna o in un edificio sino al punto di punirli con una pena superiore a quella prevista per i reati pur gravi di pubblici funzionari che alterano le gare pubbliche (art. 353 e 353 bis c.p.) o per il reato di frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.) che viene commesso, ad esempio, da chi fornisce cemento armato depotenziato, all’origine del crollo di ponti e scuole”.

Foto. Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni