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L’Alto Adige la convivenza rinviata, l’opera di Piero Agostini sempre attuale

2 Agosto 2022

L’Alto Adige la convivenza rinviata, l’opera di Piero Agostini sempre attuale

Piero Agostini

Martedì scorso, 26 luglio in via Piero Agostini a Bolzano, il sindaco Renzo Caramaschi ed i vertici regionali dell’Ordine e del Sindacato Giornalisti hanno dapprima deposto un mazzo di fiori e successivamente in municipio hanno ricordato la figura e l’alto profilo professionale del giornalista scomparso nel 1992 a soli 58 anni colpito da un infarto nella redazione del quotidiano Bresciaoggi di cui all’epoca era direttore.
Nel 1985 la Casa Editrice Praxis, allora Praxis 3, di cui ho l’onore di essere la fondatrice, pubblicò la prima delle tre edizioni del libro di Piero Agostini, L’Alto Adige la convivenza rinviata. Furono le elezioni amministrative del 1985 quando il MSI divenne il primo partito italiano di Bolzano. Un fatto che portò il Secolo d’Italia, giornale di Destra, ad uscire in edizione straordinaria lo stesso lunedì 13 maggio 1985 per annunciare alla Repubblica italiana l’evento epocale. Infatti, il quotidiano uscì con il titolo in prima pagina su nove colonne con il titolo “Il MSI DAVANTI A TUTTI A BOLZANO”. Furono ben undici i consiglieri comunali ad occupare i seggi in Consiglio, i seggi complessivi erano cinquanta allora.
A farmi conoscere il compianto Piero fu un altro giornalista di grido, il mio grande maestro e sostenitore Luigino Mattei. Storico fondatore della Casa Editrice trentina Panorama.
Ricordo ancora l’eleganza e lo stile di Piero Agostini, sempre in giacca e cravatta. Prima di conoscerlo di persona solo al pensiero di incontrarlo mi sentivo in soggezione. Quando lo conobbi si creò subito tra noi una buona intesa, tanto che fu spontanea l’idea di pubblicare un libro sul repentino cambio di paradigma politico dato da quella fatidica elezione divenuta l’argomento di stampo nazionale in quei giorni del maggio 1985.
Allora lo studio della Praxis si trovava in via Mendola, non molto distante da piazza Mazzini dove Piero lavorava presso la Rai. Ci incontravamo spesso per strada e dopo che lui aveva iniziato a stendere i primi capitoli del libro, ogni volta che ci incrociavamo, mi consegnava le ultime pagine dattiloscritte del lavoro in corso. Allora ancora non si usavano i mezzi di oggi, non esisteva internet. Per fax non sarebbe stato possibile inviare il materiale. I rapporti umani erano indubbiamente più facili. Mi viene mente che allora ero ancora insegnante di italiano alla scuola media Ugo Foscolo di via Parma, dove avevo avuto come studente anche Nicola, uno dei tre figli di Piero. Poco tempo fa Nicola ha lasciato questo mondo. Oggi ho contatti con Mirella, l’unica della famiglia ancora in vita dopo la morte della moglie di Piero e dei due figli maschi, Nicola e Angelo.
La soddisfazione dopo l’uscita del libro fu enorme, grazie anche alle recensioni delle maggiori testate nazionali dell’epoca.
Ritengo che il ricordo di Piero Agostini sia un atto più che doveroso non solo per come lui ha inteso l’attività del giornalista, ma anche per sollecitare un giornalismo d’opinione pienamente rigoroso e mai fazioso.
Per avvicinare potenziali future penne, non necessariamente giovani, ma di buona volontà mi sento di caldeggiare l’istituzione di un premio alla memoria di Piero Agostini. Un premio giornalistico volto al giornalismo d’opinione serio e in grado di intercettare persone capaci di riflettere ed esprimere in modo “leggibile” le proprie considerazioni.
Grazie Pero, evviva Piero Agostini!

Giornalista, scrittrice, editore.
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