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Il telefonino come regalo a Natale? Meglio di no!

16 Dicembre 2019

Il telefonino come regalo a Natale? Meglio di no!

La corsa ai regali di Natale è cominciata da un po’ e, al solito, molti sono i genitori che pensano al telefonino come dono da mettere sotto l’albero per i loro figli. Del resto sono anni ormai che lo smartphone è il regalo più richiesto dai bambini e fa registrare un’età di esordio che si abbassa sempre di più. Secondo alcune indagini in Italia, un buon numero di bambini ha il suo cellulare personale tra i 7 e i 9 anni, con il bene placito del genitore che si sente più tranquillo e sicuro. Un alibi, più che altro, per attenuare la sua ansia e fare del telefonino regalato, un efficace ansiolitico.

Personalmente non credo sia questo il modo di pensare ai regali per i bambini. Detto a chiare lettere poi, a Natale il telefonino con tanto di SIM card non andrebbe regalato al di sotto degli 11/12 anni. Molte sono le ragioni. La prima è che i bambini della scuola primaria non hanno la necessità di un cellulare personale, anche se questo non significa che non lo debbano usare, ma sarà quello dei genitori, controllato e con regole definite. Del resto anche l’iscrizione a un social non è consentita in maniera autonoma prima dei 14 anni. La seconda è che lo smartphone, strumento di grande utilità è un oggetto tecnologico potente, potentissimo.

Necessita di essere conosciuto bene e utilizzato con competenza prima di essere affidato alla gestione di un bambino. Serve un accompagnamento lungo e attento dell’adulto che sappia insegnare ma anche tenere sotto controllo azioni, comportamenti e interessi.

Andando nelle scuole primarie a promuovere attività laboratoriali di prevenzione per la sicurezza in internet e il contrasto al bullismo digitale, mi meraviglio ogni volta di trovare bambini che non conoscono i pericoli della rete e che hanno una scarsa percezione dei rischi. Mi sorprende scoprire che chattano e messaggiano con leggerezza, anche per molte ore di giorno e di notte, senza che l’adulto se ne accorga. E mi colpisce la naturale dimestichezza che i centennials hanno dei dispostivi digitali utilizzati in modo giocoso e divertito ma anche, senza consapevolezza, con comportamenti poco rispettosi e a volte offensivi.

Va tutto in questo modo perché i bambini del nuovo millennio, sono nati e cresciuti con lo smartphone il quale, ancor prima degli occhi della mamma, è il primo oggetto tecnologico visto in sala parto in mano al padre, “documentarista” dell’evento per suoi follower. Ma accade anche perché nessuno ha detto in modo adeguato e competente ai piccoli “pollicini” che cos’è la rete e come funzionano gli strumenti. I bambini “digitali” per l’appunto, nonostante i loro giovani genitori, in genere non hanno avuto a casa qualcuno che li abbia accompagnati a scoprire internet e i social, né che, con coerenza, abbia dato regole e limiti all’uso del cellulare. Hanno invece avuto papà e mamme che hanno insegnato loro ad andare in biciletta e mostrato con attenzione come si attraversa a un semaforo. A scuola hanno potuto fare percorsi di educazione stradale, ma neanche un’ora di educazione digitale, tranne qualche intervento-spot fugace e poco incisivo. Ebbene, a un certo punto quei figli così dotati e apparentemente più competenti degli adulti di riferimento, ma senza strumenti di autocontrollo, chiedono per Natale una Ferrari e la ricevono! Perché quel telefonino di oggi è proprio ultrapotente come una Testarossa.

Allora, ripeto: niente cellulare in regalo a Natale! Niente per i bambini troppo piccoli che prima di tutto hanno bisogno di indicazioni precise e attenzione, regole e limiti, ma ancor di più di adulti responsabili, capaci di domandarsi quello che serve realmente ai figli e in grado di essere per loro modelli da seguire. Perché, anche per l’educazione digitale e l’utilizzo dei nuovi strumenti di comunicazione, quello che conta è l’esempio. A poco o niente, invece, servono solo le parole.

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