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La denominazione Alto Adige vietata per legge? Facciamo ordine…

13 Ottobre 2019

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La denominazione Alto Adige vietata per legge? Facciamo ordine…

Premessa

“La denominazione Alto Adige cancellata per legge” , lo si legge sui principali quotidiani locali ma anche su Repubblica ed Agi. Ma cosa è veramente successo in Consiglio Provinciale? D’ora in poi l’anonimo “Provincia di Bolzano” sostituirà la denominazione “Alto Adige” e di conseguenza il termine “altoatesini „saranno dunque banditi?

Non è proprio cosi…

La legge “incriminata” è questa: Disegno di legge n. 30/19-XVI di iniziativa giuntale, dal titolo:

Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (Legge europea provinciale 2019)

La potete consultare qui: http://www2.landtag-bz.org/it/banche_dati/atti_politici/idap_scheda_atto.asp?at_id=570195

L’ articolo conteso pare questo:

art. 1. La Provincia opera attraverso una propria rappresentanza a Bruxelles, istituita per promuovere le proprie istanze presso le istituzioni europee e influenzarne le scelte. Tramite la propria rappresentanza la Provincia svolge altresì attività di formazione, informazione e divulgazione per promuovere l’integrazione europea e la conoscenza delle istituzioni e delle politiche dell’Unione europea, fornendo anche supporto a istituzioni, enti e associazioni della provincia di Bolzano.

La questione nasce dall’ ultima frase in cui la denominazione „provincia di Bolzano” (scritto in minuscolo si riferisce a territorio e non ad ente) pare sostituire appunto “Alto Adige”.

Pare questo passaggio il nodo gordiano della questione. Ma per quale motivo la Svp (per poi ritrattare) si è fatta invischiare in questa palude etnica nell’anno in cui si rinnova il Comune più italiano dell’Alto Adige, ovvero Bolzano?

 Alto Adige, tra contraddizioni e paradossi

“Alto Adige” alla destra tedesca (e forse anche a tanti altri) non piace, la denominazione che in realtà è napoleonica (Alto Adige è in realtà la traduzione della denominazione del dipartimento Haut-Adige, costituito nel XIX secolo durante il governo napoleonico) viene però associata a Tolomei, nome che ai sudtirolesi fa accapponare la pelle. Del resto il personaggio (al bando in provincia) s’adoperò per la pulizia linguistica ed arrivò perfino a tradurre nomi e cognomi propri, ovviamente introdusse la denominazione napoleonica per questioni politiche, il roveretano infatti utilizzò il nome già prima della Grande Guerra.

Ma il paradosso è questo, la denominazione “La Provincia di Bolzano” riporta al fascismo, ed al quotidiano nato nel 1927 che Gianni Faustini descrive con queste parole:

Il primo quotidiano dell’Alto Adige in lingua italiana esce il 22 aprile 1927. Nel giro di breve tempo si impone come mezzo di informazione raggiungendo circa 3000 copie al giorno di tiratura, divenendo così “organo ufficiale del fascismo altoatesino”.Nella sede di via Gilm 15 si avvicendano alla direzione del giornale negli anni molti direttori, che si trovano a dover adempiere alle direttive fasciste, volte alla diffusione dell’italianità a scapito del “dovere di cronaca”. L’ultimo numero esce nel settembre del 1943.

Cfr. GIANNI FAUSTINI, La stampa italiana in Alto Adige, Centro di Cultura dell’Alto Adige, 1978

Un vero ossimoro, un tentativo distorto di sostituzione, visto che la denominazione indicata risulta “più fascista” di quella odiata.

Ma a livello legale cosa accade?

In realtà norme alla mano assolutamente nulla, visto che la distinzione Ente e territorio è assolutamente logica, forse chi ha pensato allo sgarbo cercava più che altro una vittoria “simbolica” che però pare aver portato risultati contrari.

Ecco l’articolo 2 della legge “incriminata” dove torna Alto Adige:

Per favorire un’ampia partecipazione del sistema territoriale altoatesino al rafforzamento della presenza dell’Alto Adige a Bruxelles, la Provincia, tramite l’Ufficio di Bruxelles, supporta il coinvolgimento di differenti attori pubblici e privati del territorio, anche mediante programmi di lavoro specifici annuali.

All’articolo 3 infatti, l’Ente Provincia (scritto in maiuscolo appunto…):

Per le finalità del presente articolo la Provincia può concludere accordi con altri organismi e rimborsare quota parte delle spese sostenute.

 Il riferimento quindi vale solo per questa legge, quindi tutto il resto rimane tale, anche perché è la Costituzione della Repubblica d’ Italia a contenere le denominazioni ufficiali.

Questa l’approvazione ufficiale…

Il Consiglio provinciale di Bolzano, che con 24 sì (Suedtiroler Volkspartei, Suedtiroler Freiheit e Freiheitlichen), un no (quello di L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia) e 5 astensioni (tra Pd, Verdi, Lega, Team Koellensperger), ha approvato il disegno di legge n.30/19-XVI di iniziativa giuntale circa le “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea” e nulla più.

Qui potete trovare tutta la discussione e relativi interventi: http://stream.consiglio-bz.org/it/seduta/422

La questione politica

Le destre italiane e tedesche hanno cavalcato l’onda etnica, gonfiando la questione e spacciandola per “denominazione generale”, la reazione dell’opinione pubblica (soprattutto italiana) è stata quindi irruenta ed assai emotiva, perché tale questione affonda nelle radici della popolazione. Da una parte (quella estrema tedesca) hanno parlato di grande vittoria, dall’altra (quella estrema italiana) di grande sconfitta. La Svp e lo stesso presidente della Provincia pare abbiamo capito tardi il guaio creato votando una norma etnicamente ambigua. La sinistra locale invece pare aver abbracciato la denominazione “Alto Adige”, non era scontato, visto che spesso vari esponenti utilizzano il termine Sudtirolo e non Alto Adige. In mezzo la Lega, che con la Svp governa e forse si è accorta troppo tardi del pasticcio. L’ astensione dei partiti italiani (tranne alto Adige nel Cuore) non è stata ben digerita dalla comunità italofona, nell’anno delle comunali a Bolzano queste diatribe possono pesare molto a livello politico.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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