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Fibrillazione atriale, il Santa Chiara di Trento centro d’eccellenza europeo

19 Ottobre 2019

Fibrillazione atriale, il Santa Chiara di Trento centro d’eccellenza europeo

La fibrillazione atriale è una delle aritmie più frequenti. Se non diagnosticata e curata a dovere, può causare ictus o altre gravi conseguenze per l’organismo. In pratica si tratta di un disturbo del ritmo cardiaco, i cui sintomi più frequenti sono palpitazioni, dispnea, debolezza, dolore al torace e più raramente casi di sincope. Le ragioni che causano questo tipo di disturbo possono essere diverse: di carattere genetico, ma anche influenzate da altre patologie cardio-vascolari, come l’ipertensione, l’obesità o sforzi dovuti ad attività sportive eccessive.
Oggi la fibrillazione atriale può essere curata con una tecnica innovativa. Ne abbiamo parlato con il cardiochirurgo Stefano Branzoli dell’ospedale Santa Chiara di Trento, il quale ci racconta dell’operato dell’heart team, ovvero il gruppo misto di cardiochirurghi e cardiologi, che nel settembre scorso hanno praticato con successo due interventi chirurgici per la risoluzione della fibrillazione atriale. Come ci spiega il dott. Branzoli, l’obiettivo non è quello di eliminare le terapie previste dalle classi d’indicazione, ma rispondere a quei pazienti ai quali le tecniche tradizionali non hanno dato il risultato sperato.
Trent’anni fa la soluzione al disturbo in questione era ricercata attraverso interventi che prevedevano l’apertura della cassa toracica. Ovviamente non tutti i pazienti, per vari motivi, possono affrontare questo tipo di operazione. Inoltre, i tempi di ripresa sono molto lunghi. Successivamente, oltre alla prescrizione di farmaci specifici, è stata sviluppata una tecnica in cui un catetere viene infilato nei vasi sanguigni per raggiungere il cuore e annullare i percorsi elettrici anomali. Non tutti i pazienti però rispondono allo stesso modo e l’esperienza ha dimostrato che le probabilità di successo non superano di molto il 50%.
Al Santa Chiara l’equipe formata da cardiologi, cardiochirurghi, rianimatori e radiologi provenienti dalla cardiologia trentina diretta dal dottor Roberto Bonmassari e dalla medesima cardiochirurgia diretta da Angelo Grafigna propongono un trattamento innovativo, chiamato “ablazione ibrida epicardica totalmente toracoscopica”. Consiste in un intervento sul muscolo cardiaco praticato attraverso tre accessi all’interno della cassa toracica, dello spessore di pochi millimetri che consentono il passaggio della telecamera e degli strumenti. I margini di successo sono maggiori, tuttavia, come specificato dallo stesso Branzoli, non si devono creare aspettative di carattere assoluto. Ogni caso è diverso e pertanto anche la terapia da consigliare.
A promuovere a Trento l’“ablazione ibrida epicardica totalmente toracoscopica” sono stati il cardiologo ed elettrofisiologo Massimiliano Marini, che vanta una grande esperienza maturata in Germania e Francia e l’italo-americano Stefano Branzoli, specializzatosi presso la Mayo Clinic – Rochester nel Minnesota,  entrambi coadiuvati dai cardiologi Fabrizio Guarracini e Giovanni d’Onghia, dal radiologo Maurizio Centonze e dagli anestesisti – rianimatori Daniele Penzo e Claudio Pomarolli. Il team è già operativo da alcuni anni e ha alle spalle una cinquantina di interventi.
L’unione fa la forza e anche il successo, sottolinea Branzoli, che con passione racconta l’importanza del lavoro di gruppo e della sinergia che viene a crearsi nell’equipe quando c’è una visione comune.
La fibrillazione atriale è una patologia diffusa, ma chi ne è colpito, ora ha una chance di cura, anche perché  l’ospedale Santa Chiara di Trento, uno dei pochi in Europa presso il quale si pratica questa innovativa terapia, è facilmente raggiungibile dal pubblico italiano.

Giornalista pubblicista, scrittore.
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