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MISSIONE ISRAELE – VETTORI(LEGA)”Investire nelle politiche di scambio”.

3 Maggio 2019

MISSIONE ISRAELE – VETTORI(LEGA)”Investire nelle politiche di scambio”.

  1. Il Consigliere provinciale di Bolzano Carlo Vettori, capogruppo della Lega, è reduce da un viaggio ufficiale in Israele a seguito dell’invito ricevuto dal Keren Hayesod, ente istituzionale dell’agenzia ebraica che si occupa di sostenere progetti dedicati al sociale, alla formazione e all’integrazione nel Paese. Un viaggio di circa una settimana durante il quale il politico altoatesino ha incontrato esponenti del mondo politico, economico e culturale israeliano tra i quali l’Ambasciatore italiano a Tel Aviv.
 
Vettori, c’è chi accusa la Lega di essere un partito distante dal mondo ebraico, in particolare per l’espressione tra i vostri elettori di ideologie estreme, al limite dell’antisemita. Perché questo viaggio in Israele e qual è la sua posizione sul sionismo?
Mi piace ricordare che prima di me in Israele si è recato recentemente anche Matteo Salvini da vicepresidente del Consiglio e da ministro dell’Interno, accompagnato dall’assessore alla Cultura della Provincia di Trento, Mirko Bisesti. I rapporti tra i due Paesi sono ottimi, anche con l’attuale governo di Netanyahu. Israele considera l’Italia un Paese amico e gli italiani riconoscono a Israele il ruolo di garante della democrazia in un’area geografica interessata da totalitarismi e guerre. Desideravo da tempo fare un viaggio di conoscenza e di relazioni politiche in Israele e ho accolto con favore l’invito del Keren Hayesod con un programma intenso di appuntamenti istituzionali e diplomatici. Sul sionismo non ho dubbi: Israele ha diritto di esistere, senza se e senza ma, e di esistere pacificamente e senza tensioni internazionali. Ed è anche compito di noi europei garantire questo diritto promosso nei decenni da personaggi di spicco quali Theodor Herzl, Ben Gurion, Golda Meyr, Ytzak Rabin e Shimon Peres.
Il turismo italiano verso Israele è aumentato del 48% nel solo ultimo anno. Un vero e proprio boom. Ne avete parlato con l’Ambasciatore?
È stato uno degli argomenti principali trattati nel corso del ricevimento formale tenuto presso la sua residenza a Tel Aviv. Abbiamo affrontato diversi temi che coinvolgono la rappresentanza italiana in Israele: sempre più turisti italiani scelgono le spiagge di Tel Aviv, il fascino di Gerusalemme o l’avventura nel deserto del Neghev come meta, mai forniti dalla Farnesina sono interessanti anche per il nostro turismo. Sono settantamila gli israeliani che sbarcano ogni anno all’aeroporto di Verona, nonostante non vi sia un solo volo di linea attivo. Se aggiungiamo i sessantamila in arrivo a Venezia e quelli che scelgono le tratte low-cost su Bergamo, è facile intuire come questi numeri rappresentino un potenziale di tutto interesse anche per le località turistiche altoatesine. Aggiungerei che Innsbruck ha un aeroporto in grado di accogliere direttamente i voli a medio raggio, il che rende ancor più appetibile per gli israeliani tutta l’area dell’Euregio. Visto che Bolzano non ha ancora uno scalo turistico attivo, è un aspetto da considerare e, con questo, anche molti altri.
Quali?
Economia, innovazione tecnologica, difesa dell’ambiente, agricoltura, sociale, formazione e cultura. Tutti punti di eccellenza dello Stato ebraico e comparti in cui possiamo incentivare uno scambio proficuo tra Israele e la nostra Provincia.
Ci può fare qualche esempio?
L’economia di Israele è in continua crescita, nonostante gli ingenti costi sostenuti per la difesa. Ricordiamo che lì il servizio militare è d’obbligo per ragazzi e ragazze nonostante Israele sia un Paese che ha come obiettivo la pace.La militarizzazione è una difesa necessaria e allo stesso tempo restituisce a Israele un servizio sanitario efficiente in grado di generare soluzioni di operatività velocissime: esempi virtuosi per la nostra sanità, appesantita spesso da burocrazia e lunghe liste d’attesa. Non dimentichiamo, poi, che lo sviluppo tecnologico per la difesa stimola il proliferare di start-up e innovazioni che trovano applicazione in campo civile.

Altri ambiti che l’hanno colpita?

Anche sul fronte dell’istruzione Israele è un modello di cultura e formazione continua: il sistema universitario è aperto a tutti, arabi compresi, e non è inconsueto che chi va in pensione si iscriva all’università. È uno Stato di circa 8,5 milioni di abitanti, paragonabile all’Austria, che vanta un sistema museale d’eccellenza come quello di Gerusalemme e Tel Aviv. Lascia sgomenti, se pensiamo che Israele ha poco più di 70 anni di storia. Anche dal punto di vista ambientale l’innovazione è ai massimi livelli: in Israele c’è un sistema di recupero idrico unico al mondo che, ancora una volta, lega il Paese all’Italia. Penso a Yoel De Malach, un fiorentino che una volta emigrato nella sua nuova patria ha inventato il sistema d’irrigazione goccia a goccia facendo fiorire la terra dove c’era il deserto. Ma in agricoltura sono molti i metodi che hanno fatto scuola e sono diventati best practices.Visto che stiamo facendo i conti anche noi con riserve di acqua sempre più scarse e stagioni sempre più torride, credo sia opportuno importare modelli vincenti.
Come pensa di connettere tutte queste potenzialità con la realtà altoatesina? Fino ad ora l’unica delegazione arrivata a Bolzano è stata quella di un gruppo interparlamentare della Knesset, il Parlamento israeliano.
Interlocutori di primo piano per un incontro a cui forse è mancato un seguito di concretezza. Durante il mio viaggio ho incontrato diversi esponenti del mondo politico, economico e culturale israeliano, ma anche un giornalista palestinese corrispondente da Gerusalemme che vorrei invitare per un confronto qui a Bolzano coinvolgendo istituzioni, media e società civile. Il primo passo per una proficua collaborazione credo debba essere la conoscenza della realtà israeliana e dei suoi problemi, guardandoli con spirito critico senza assorbire gli stereotipi diffusi da certa stampa internazionale.
In concreto, quindi, agirà diversamente dalle solite posizioni pro-palestinesi?
Non amo essere fazioso e il tema mediorientale è fin troppo complesso per poter parteggiare senza cognizione di causa. Non è un argomento riducibile a dinamiche da tifo da stadio. Di certo i luoghi comuni e i preconcetti non aiutano il processo di pace e di sviluppo, anche quello degli stessi palestinesi. Bisogna recarsi in Israele per capire la realtà levandosi le lenti distorsive della prospettiva europea. Mi ha molto colpito, ad esempio, come negli ospedali israeliani si prestino cure vitali agli abitanti di Gaza e come enti di Israele, quali la fondazione Shimon Peres, promuovano attivamente progetti fondamentali di aiuto per i bambini palestinesi. Progetti che la Provincia di Bolzano dovrebbe tornare a sostenere e a promuovere.
Anche sul turismo ci sono prospettive concrete di scambi tra Israele e la nostra provincia?
Non ho dubbi. Gli israeliani amano le nostre montagne, sono una popolazione giovane e molto attiva. Si tratta di promuovere le nostre location veicolando il messaggio al target giusto e sono gli stessi israeliani a evidenziare questa necessità. Non dimentichiamo, poi, che spesso “da cosa nasce cosa” e basterebbe una visita al Noi TechPark per generare uno scambio proficuo sull’innovazione. Ho personalmente invitato a Bolzano Yossi Vardi, il guru delle start-up israeliane, eZori Kor, esperto di cyber-security, un tema dal grandissimo potenziale. Ci sono contatti attivi e concreti con interlocutori israeliani di primo piano: la volontà politica da parte mia c’è, basta definire, condividere e avviare i progetti con il partner di coalizione.
Un viaggio proficuo, la sua visita in Israele.
Un viaggio denso, a tratti estenuante, ma certo proficuo. A fianco degli impegni istituzionali non sono mancati momenti di ufficialità toccanti, come la visita allo Yad Vashem, il memoriale dell’olocausto a Gerusalemme. Una tappa che consiglio vivamente ai ragazzi che intraprendono il viaggio della memoria ad Auschwitz-Birkenau. Penso che un tour in Israele sarebbe istruttivo non solo per i giovani, ma anche per le loro famiglie: per comprendere gli orrori del passato di una storia che, su fronti diversi, ci accomuna e anche per cogliere i messaggi di speranza, pace e prosperità di un futuro che ci auguriamo essere prossimo.

Giornalista pubblicista, scrittore.
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