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Bolzano. Elezioni. Intervista Battiston, candidato del Pd per le imminenti europarlamentari

20 Maggio 2019

Bolzano. Elezioni. Intervista Battiston, candidato del Pd per le imminenti europarlamentari

Auspica una rinforzata collaborazione tra PSE e PPE per riprendere e rafforzare il percorso europeo iniziato dai padri fondatori, e una decisa opposizione ai sovranismi e alle derive centrifughe ed autoritarie che, particolarmente in Italia si notano nei programmi della Lega.

Abbiamo incontrato Roberto Battiston, professore ordinario di Fisica sperimentale del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento che si candida alle elezioni europee per la lista del Patito Democratico nella circoscrizione Nord-Est e gli abbiamo posto alcune domande.
Nato a Trento, città dove tuttora vive, si è laureato in Fisica alla Normale di Pisa, nel 1979, e ha conseguito il dottorato presso l’École Normale Supérieure di Parigi. Ha alle spalle una lunga e prestigiosa carriera e coordinato importanti progetti di ricerca tra i quali il progetto europeo di schermo per la protezione magnetica degli astronauti dai raggi cosmici SR2S ed il progetto italo-cinese Limadou sul satellite CSES per lo sviluppo di tecniche innovative per il monitoraggio dei terremoti dallo spazio.
Nel 2013 è stato tra i fondatori del Trento Institute for Fundamental Physics and Applications (TIFPA), nuovo centro nazionale dell’INFN in partnership con Università di Trento. È stato presidente della Commissione di Fisica Astroparticellare dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è membro del CdA della Fondazione Bruno Kessler e Presidente della Fondazione Edoardo Amaldi.

Prof. Battiston, quali sono i temi del suo impegno politico per i quali chiede il suo voto agli Altoatesini?

Come Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana ho lavorato a lungo nei tavoli europei per sostenere gli interessi italiani nel settore della ricerca e dell’industria spaziale, ottenendo dei buoni risultati. Conosco cosa vuole dire collaborare e competere a livello internazionale e intendo, se eletto, impegnarmi sui principali dossier europei. Quelli mi stanno più a cuore riguardano il problema ambientale e climatico, l’evoluzione del mercato del lavoro dovuta alle tecnologie digitali ed il problema dell’emigrazione degli italiani verso altri paesi europei. Sono convinto che il ruolo della scienza e della ricerca sia molto importante per affrontare questi problemi a livello europeo.

Quali commenti e riscontri positivi alla Sua decisione di candidarsi ha riscosso fino ad ora in Alto Adige?

Durante la mia visita con Carlo Calenda a Bolzano, città dove ho vissuto per tre anni, ho riscontrato una grande passione politica ed un grande interesse da parte del pubblico che ha apprezzato la candidatura di uno scienziato che ha una lunga esperienza di gestione pubblica, considerata l’importanza di ricerca e innovazione nel programma europeo e le ricadute sul territorio alto-atesino. L’Alto Adige, come parte della macroregione Euregio, ha una sua forte vocazione europea che deve essere sostenuta e potenziata evitando una regressione sovranista che avrebbe come conseguenza perdita di una autonomia che ha dato molto all’ Alto Adige. Temi come l’agricoltura di precisione, le infrastrutture di trasporti a partire dal tunnel del Brennero e l’ambiente sono i temi su cui sostengo gli interessi di questo territorio.

Un grosso problema che colpisce ancora molti Stati europei è la disoccupazione, in particolare quella giovanile. In Italia si sente parlare di giovani brillanti che scappano all’estero perché non sufficientemente valorizzati. Cosa bisogna fare?

È un problema molto serio. Come padre di quattro figli, credo che si debba fare tutto il possibile per invertire una tendenza che spinge ogni anno un numero molto elevato di italiani a cercare fortuna altrove, tra cui molti giovani. L’emigrazione colpisce non solo le regioni più povere ma anche le più ricche come il Nord-Est. L’Europa ci può aiutare ad affrontare questo problema aiutandoci a fare gli interventi necessari per migliorare le condizioni e le prospettive di vita nel nostro Paese. Io sono molto ottimista che la buona politica possa fare invertire questo andamento, ma occorre tempo e iniziative mirate. Occorrono politiche tese a migliorare le condizioni di lavoro, le prospettive per individui e per le famiglie, in grado di riportare fiducia sul futuro della nostra società.

Abbiamo molti laureati in materie umanistiche che faticano a trovare lavoro. Cosa potrebbero o dovrebbero fare le Istituzioni Europee?

Io sono convinto del fatto che i lavoratori del futuro debbano avere sempre più competenze nell’ambito delle scienze umane per interfacciarsi con la rivoluzione del mercato del lavoro legate al digitale. È necessario attivare una strategia che potenzi queste prospettive attraverso l’introduzione di progetti pilota per qualificare i giovani che entrano per la prima volta nel mercato del lavoro e di riqualificare il personale che perde il proprio posto di lavoro in età lavorativa. Ma dobbiamo agire rapidamente per evitare che crescano le sacche di coloro che si sentono esclusi e che reagiscono impauriti votando per l’estrema destra.

Qual è la sua posizione sull’immigrazione?

Credo che ci servano lavoratori da impiegare nelle fabbriche ad in altre attività produttive, ma è necessario investire opportunamente nell’integrazione di queste persone nella società. Un paese come la Germania è un esempio di come si possano integrare un numero di migranti molto maggiore di quello italiano con risultati positivi per l’economia. Dobbiamo imparare a fare anche noi lo stesso ispirandoci alle buone pratiche europee. Ripeto quanto detto prima: in termini numerici il problema italiano è l’emigrazione, di cui si parla poco, e non l’immigrazione. L’immigrazione è una questione che si può affrontare con opportune regole e interventi in collaborazione con una Europa con cui dobbiamo collaborare in modo costruttivo. Siamo un paese che ha sempre avuto un profondo senso di accoglienza e di cooperazione: denatalità e emigrazione sono problemi che attaccano molto più in profondità la fibra e la tenuta della nostra società.

Quale Europa auspica per il 27 maggio, concretamente quali risultati spera escano dal voto degli Italiani?

Mi auguro che dal risultato delle urne possa uscire una rinforzata collaborazione tra PSE e PPE per riprendere e rafforzare il percorso europeo iniziato dai padri fondatori, opponendosi ai sovranismi e alle derive centrifughe ed autoritarie che si notano nei programmi di alcuni partiti, in particolare in Italia della Lega. Teniamo ben presente il disastro della Brexit, con l’Europa non si scherza!

Giornalista pubblicista, scrittore.
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