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Sto con i “pazzi”

10 Marzo 2019

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Sto con i “pazzi”

“Mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso e se non dovessi tornare, il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti, non arrenderti, datti da fare perché’ il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea, vale la pena farlo“ Daniele Nardi, alpinista

Questo il testamento di Daniele Nardi, l’alpinista perito insieme al collega Tom Ballard sul Nanga Parbat. Sono uomini che molti considerano a sproposito pazzi, “chi te lo fa fare” recitano i soliti e così via. In realtà a uomini come Daniele e Tom dobbiamo molto, spesso la stessa tecnologia da cui digitiamo, la nostra comodità, perfino il nostro stile di vita. Gagarin fu un pazzo? Armstrong? Max Valier? Lo stesso Messner, Manolo o Patrick de Gayardon o la Teresksova. Fu forse pazzo Von Braun, è pazzo Musk e la sua voglia di rendere l’umanità interstellare? I visionari sono spesso considerati pazzi, non pretendono d’esser compresi, non pretendono d’esser pianti ma fanno ciò che fanno per un traguardo: dimostrare che l’impossibile è possibile. Einstein dimostrò l’impossibile, Fermi e Marconi arrivano a soluzioni ritenute impossibili. Il tutto spesso tra le risate dei “normali”, degli standard, di quelli che un po’ s’accontentano. Se Galileo si fosse accontentato per quanto ancora la Terra sarebbe stata considerata immobile e piatta? Rischiò la vita questo “pazzo”, per tutti noi. Che dire di Giordano Bruno? Senza il suo sacrificio la libertà di pensiero occidentale si sarebbe evoluta come sappiamo? Qualcuno avrà da obiettare, l’alpinismo è tutt’altro, sono sforzi non necessari. In realtà i materiali utilizzati da queste persone diventano poi di largo consumo, metà del nostro vivere quotidiano deriva dalla corsa allo spazio, dal cibo per i bebè (liofilizzato) all’aspirapolvere portatile utilizzato durante le missioni Apollo. Il genere umano, per vocazione, ha sempre rischiato, l’evoluzione della nostra civiltà parte da visioni, di persone giudicate “pazze2dai contemporanei. Daniele Nardi era padre di un bimbo di sei mesi, lasciò un grande vuoto in questa creatura, lascia un vuoto enorme nella sua compagna di vita, sono i rischi consapevoli di chi vuol andar oltre i limiti. La morte è parte di questo processo. Max Valier, colui che ci donò la visione che ispirò Von Braun, trovo la fine sperimentando combustibili liquidi. Nardi ha trovato la fine ai limiti della sopravvivenza umana a 5900 metri sopra il livello del mare, in un clima ostile. Una via impossibile, definita da molti. Ma lo stesso Salvaterra in Argentina scalò l’impossibile e così Cesare Maestri tra le pareti delle Dolomiti, diventandone “Il Ragno”. Lo stesso Messner ha compiuto imprese non ritenute impossibili, l’alpinismo per antonomasia non è associabile al controllo, le variabili sono innumerevoli, a volte si tratta di fortuna. Chi arrampica senza corda, danza come Manolo negli anni’ 90 e spinge il proprio corpo ai limiti di concentrazione. La forza mentale supera quella fisica. Lo disse lo stesso Armstrong dopo che con il suo X-15 rimbalzò sull’atmosfera. Armstrong si portò con l’aereo alla quota di 68 km (la più alta da lui mai raggiunta prima delle sue esperienze quale astronauta), ma mantenne alto il muso del velivolo troppo a lungo durante la discesa, e l’X-15 di conseguenza rimbalzò alla quota di 43 km. A quell’altitudine l’atmosfera è talmente tenue infatti che le superfici aerodinamiche non hanno quasi alcun effetto. Sorvolò il sito di atterraggio alla velocità Mach 3 (3.200 km/h) e alla quota di 30 km, finendo poi a 64 km a sud della base. Dichiarò d’essersi salvato da quella prova estrema (si testava un dispositivo di controllo volo automatico, oggi su qualsiasi aereo di linea…) grazie alla propria tenuta mentale. Fu scelto per questo dalla Nasa. Anche i piloti della Formula Uno testano ad ogni campionato elementi di sicurezza che utilizziamo poi sui veicoli turistici. La tecnologia ha bisogno dei “pazzi”. Alex Zanardi, da disabile, è riuscito a rimettersi a guidare auto da competizione, non ha forse vinto una battaglia impossibile? Il paracadutismo ha fatto passi da gigante con Patrick de Gayardon, soprattutto da punto di vista della sicurezza. Questi uomini sono dei romantici, antepongono la loro “vision” a tutto, seguono e camminano tra i loro sogni, spesso non compresi dai contemporanei. Livingstone o Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, l’archeologo scopritore di Troia Schliemann non furono dei visionari? Ognuno poi ha il suo settore di riferimento, la sua passione. Anche Leonardo lo annoveriamo tra i “pazzi” per i suoi studi estremi e che dire del nostro Dante? Utilizzare il volgare non fu forse azzardo puro? Le montagne possono esser anche metaforiche e spesso quelle dei luoghi comuni sono ancora più difficili da scalare. Quando ci capita di leggere queste notizie, fermiamoci un secondo, non giudichiamo, cerchiamo di comprendere e rispettiamo questi “pazzi”, questi visionari, che con le loro azioni ci portano direttamente nel futuro. Io sto con i pazzi, non ho dubbi.

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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