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Giornata per la vita, il messaggio del vescovo: riscoprire l’attenzione, lo stupore, il rispetto

31 Gennaio 2019

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Giornata per la vita, il messaggio del vescovo: riscoprire l’attenzione, lo stupore, il rispetto

“È vita, è futuro“: è il tema scelto dalla Conferenza episcopale italiana per la Giornata nazionale per la vita, domenica 3 febbraio 2019. Nell’occasione il vescovo Ivo Muser ha scritto un messaggio rivolto a tutta la comunità, in cui tocca diversi aspetti del nostro atteggiamento verso la vita. 

Nel suo messaggio monsignor Muser richiama tra l’altro il rapporto con la natura (“dobbiamo tornare a riconoscere i limiti umani e a capire che non possiamo fare tutto ciò che vogliamo“), il valore della dignità della vita umana (“l’essere è sempre più importante del fare, del produrre e del possedere“), la preoccupazione per la vita umana non nata e per il sostegno alle persone con meno tutele. Nel suo intervento affronta anche il concetto di ospitalità (“non può limitarsi in modo calcolato solo ai turisti, è necessaria una sensibilità per tutte quelle persone che arrivano nella nostra terra non solo perchè sono forti sul piano finanziario“), la disponibilità ad imparare la pace e a praticarla.
Nella Giornata per la vita il vescovo ricorda inoltre che “la nostra terra ha bisogno di un clima dove i bambini siano i benvenuti e dove le giovani coppie con più figli non siano svantaggiate o addirittura definite arretrate, bensì siano espressamente ringraziate per il loro coraggio di donare nuova vita.“

Giornata per la vita 2019: “È vita, è futuro“

Sì, è così: solo dove c’è vita, c’è anche futuro. Senza vita, nessun futuro. Senza vita, solo morte. “È vita, è futuro“: con questo tema la Conferenza episcopale italiana invita a celebrare la Giornata nazionale per la vita, che nel 2019 ricorre il 3 febbraio. Il nostro atteggiamento verso la vita si mostra anzitutto nel nostro rapporto con la natura, che per i cristiani è creazione di Dio. La fede cristiana testimonia che la nascita del mondo circostante non è dovuta a un puro caso, bensì a un buon creatore che lo ha voluto e realizzato. Questa fede ci permette pertanto di vedere la dimensione religiosa di questo mondo e ci offre anche un orientamento di fondo per l’agire umano nei confronti del creato. Credere a Dio creatore significa imparare a stupirsi di nuovo davanti ai prodigi della natura, e proprio noi qui in Alto Adige possiamo vivere in un lembo benedetto della creazione divina, a cui davvero basta poco per suscitare la nostra meraviglia. Il creato merita profondo rispetto. Se noi uomini e donne vogliamo vivere e sopravvivere, dobbiamo tornare a riconoscere i limiti umani e a capire che non possiamo fare tutto ciò che vogliamo. La nostra società ha bisogno di persone attente, pronte a stupirsi e rispettose. Questa considerazione del creato riveste un grande significato anche perchè rappresenta l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio e perchè oggi la sua tutela si rivela essenziale per la pacifica convivenza tra le persone. Il nostro atteggiamento verso la vita è testimoniato soprattutto quando ne va del valore e della dignità della vita umana. Oggi ci viene spesso mostrato un quadro distorto della vita e dell’essere umano: oggi solo la persona attraente, sportiva ed efficiente è considerata “in“. Il valore della vita e dell’uomo non di rado viene misurato da ciò che possiede e che è capace di fare, dalle cose che offre, che esibisce e che fornisce. La fede cristiana considera invece la vita innanzitutto un dono e un incarico di Dio. L’essere è sempre più importante del fare, del produrre e del possedere. La vita umana è santa, dal suo concepimento alla sua fine, perchè ha sempre a che fare con Dio stesso.

La preoccupazione per la vita riguarda oggi in maniera particolare la vita umana non nata, alla quale la nostra società moderna e la legislazione non assicurano più la necessaria tutela. La vita di una persona anziana o gravemente ammalata deve restare intangibile, e così anche la vita con disabilità. Abbiamo la responsabilità della vita delle persone che vivono nel nostro contesto come anche di affidare alle future generazioni un ambiente in cui possano ancora vivere. La nostra terra ha bisogno di un clima dove i bambini siano i benvenuti e dove le giovani coppie con più figli non siano svantaggiate o addirittura definite arretrate, bensì siano espressamente ringraziate per il loro coraggio di donare nuova vita. Il concetto di ospitalità non può limitarsi in modo calcolato solo ai turisti. È necessaria una sensibilità per tutte quelle persone che arrivano nella nostra terra non solo perchè sono forti sul piano finanziario. Il nostro atteggiamento verso singole persone e gruppi, spesso anche verso interi popoli, comincia sempre nelle nostre teste. Il nostro modo di pensare e parlare degli altri non è neutrale. Il nostro pensiero ci plasma e il nostro linguaggio è sempre rivelatore. C’è una stretta correlazione tra il nostro pensare, parlare e agire.

A una cultura per la vita e per il futuro appartiene anche, in modo profondo, la disponibilità ad imparare la pace e a praticarla. Nessuno di noi trova facilmente giustificazioni, quando si tratta della pace nel proprio matrimonio o nella propria famiglia, con le persone vicine, sul luogo di lavoro, nella cerchia dei parenti, tra i gruppi linguistici nella nostra terra. Qui possiamo essere pacificatori o avvelenare il clima di pace. Il primo disarmo inizia sempre nelle nostre idee e nelle nostre parole, e qui è necessaria anche un‘adeguata cultura del dialogo – nella sfera di vita personale e in quella sociopolitica.

“È vita, è futuro!“ Con la dichiarazione del sì alla vita e con la gioia per la vita i cristiani si impegnano a favore di tutto ciò che promuove vita. Il loro SÌ alla vita, e quindi al futuro, infonde loro la forza per alzare con coraggio e decisione la voce contro un’avversione alla vita diffusa ai nostri giorni, contro le paure esagerate verso il futuro e anche contro la presunzione di poter disporre della vita. Ma la vita non è una merce, bensì è dono e compito. Questa convinzione cristiana fa bene a noi, alla nostra terra e al nostro tempo. Ringrazio tutti coloro che con il loro SÌ alla vita, dichiarato e vissuto, rendono il futuro possibile.

+ Ivo Muser, Vescovo

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