Cultura & Società

Bolzano. “Donne non nascondetevi, chiedete aiuto, denunciate”, esorta la presidente del GEA

21 Aprile 2018

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Bolzano. “Donne non nascondetevi, chiedete aiuto, denunciate”, esorta la presidente del GEA

Il femminicidio non è il crimine episodico di soggetti psicolabili, deriva dalla convinzione culturale profonda dell’uomo che ritiene la donna un essere di sua proprietà, che gli appartiene e non lo può lasciare.
Ha destato sgomento l’uccisione di Monika Gruber per mano del marito, una tragedia che lascia disorientati non solo i cittadini di Bressanone, dove la coppia era conosciuta e stimata. Un omicidio le cui ragioni sono al momento tutt’altro che chiare e che sperabilmente verranno presto alla luce.
“Voglio ripetere ancora una volta un messaggio alle donne: non nascondetevi ma cercate aiuto nei sevizi sociali e nelle strutture che possono darvi una mano” sollecita accorata Gabriella Kustatscher presidente dell’associazione GEA Centro di ascolto antiviolenza e casa della Donne.”L’Italia ha un tasso di femminicidi che non riusciamo ad abbassare – dice Kustatscher – e il fatto accaduto a Bressanone è una ferita dolorosa per la società in cui viviamo che troppo spesso liquida questi fatti come perpetrati da qualcuno psicologicamente malato o instabile”. Non è così – chiarisce l’esperta – perché alla base c’è un problema culturale che parte da lontano ed è trasversale in tutte le categorie sociali e in tutti gli Stati del mondo.
È il concetto della appartenenza della donna al proprio uomo e il femminicidio non è qualcosa di episodico ma il fenomeno culturale di carattere antropologico secondo il quale l’uomo non può accettare la sconfitta dell’abbandono, e con questa l’umiliazione del suo narcisimo. Che fare, quindi? C’è da fare un lavoro culturale enorme, che richiede risorse umane e mezzi adeguati.

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