Cultura e società Editoriali Rubrica

Sexting, vamping, flaming, che fare?

3 Maggio 2017

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Sexting, vamping, flaming, che fare?

Bullismo e Cyberbullismo, l’impegno di genitori e insegnanti .

La parola allo psicoanalista Giuseppe Maiolo.

Sul cyberbullismo è noto l’impegno del Parlamento italiano che, almeno al Senato, ha approvato un disegno di legge per la tutela dei minori vittime di aggressioni e offese sul web. Tuttavia quello che serve è una crescita culturale che aiuti un po’ tutti a vedere come assolutamente nuovo il fenomeno del bullismo virtuale, per nulla o poco assimilabile alle azioni bulle e di prepotenza solitamente fisica, di un tempo.

Non cogliere la differenza tra bullismo e cyberbullismo, significa sottovalutare l’elevata pericolosità della nuova forma di violenza che non solo è alla base di comportamenti di stalking in età adulta, ma rischiadi incrementare il senso di isolamento delle vittime e la mancanza di richiesta di aiuto da parte dei bambini e degli adolescenti offesi, minacciati, derisi in rete. Non è per nulla casuale il fatto che i minori che incontro nelle scuole ripetano spesso che si devono arrangiare da soli quando sono oggetto di prevaricazioni. Lo dicono sia per vergogna e paura che per la convinzione di non poter contare sugli altri e sugli adulti.

La scuola che ha il mandato di formare, oggi ha anche quello di attrezzare scolari e studenti all’uso corretto delle tecnologie informatiche e dovrebbe esercitare il compito di educare alle norme di comportamento nella vita reale e in quella virtuale. Sarebbe pertanto necessario non solo informare ma con urgenza realizzare progetti di educazione alle emozioni e alla sessualità e strategie educative utili a prevenire il sexting, il vamping o il flaming che insieme ad altri comportamenti online sono espressioni preoccupanti e gravi del cyberbullismo.

Va pensata dunque un’azione preventiva precoce, che parta già dai primi anni della scuola primaria se, come prevede la legge, si vuole contenere la cyber aggressività degli over 14. Servono azioni educative specifiche e mirate per scoraggiare le varie forme del cyberbulling e quei comportamenti scorretti che vanno dal furto dell’identità all’utilizzo del materiale video-fotografico. Oltre a questo serve attrezzare i bambini a sviluppare empatia e solidarietà, sostenere il mutuo aiuto tra gli allievi e poi coinvolgere nei processi formativi e di comprensione del fenomeno sia docenti che genitori.

Di grande portata è la competenza degli educatori della scuola che devono conoscere in modo approfondito gli aspetti più gravi dei comportamenti lesivi in rete e le conseguenze delle molestie e delle offese, delle calunnie e delle intimidazioni. Contemporaneamente gli insegnanti dovrebbero essere attrezzati a riconoscere precocemente i segni indicatori del cyberbullismo e resi capaci di accogliere tempestivamente il disagio sia dei bullizzati che dei bulli, sostenere psicologicamente la vittima e non solo intervenire per arginare il fenomeno.

Perché disattenzione e trascuratezza da parte degli adulti fanno aggiungere violenza alla violenza.

Giuseppe Maiolo

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