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La mummia “meranese” ha un volto e un nome

25 Maggio 2017

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La mummia “meranese” ha un volto e un nome

Grande affluenza di pubblico per la giornata delle porte aperte a Palais Mamming e al castello Principesco lo scorso 21 maggio. E tanta curiosità anche per la presentazione del libro sulla mummia “meranese”, che ora ha finalmente un volto e un nome. Gli studiosi hanno infatti decifrato i geroglifici riportati sul sarcofago: si tratta dei resti di  Bast-en-ankh, figlia di un sacerdote del tempio dell’antica città di Ipou.

Anche quest’anno, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei, il Palais Mamming Museum e il Castello Principesco hanno aperto le proprie porte a cittadini e turisti. I 400 visitatori che il 21 maggio hanno partecipato a tale evento hanno potuto usufruire gratuitamente di alcune visite guidate all’interno del museo civico, ripercorrendo in questo modo la storia della città sul Passirio. Molto gradita, soprattutto ai più piccoli, è stata l’iniziativa Free Speech Blackboard, ovvero la possibilità di utilizzare le pareti della sala espositiva posta al pianterreno come grandi lavagne sulle quali, con i gessetti in mano e sulle note del deejay Mr. Coon, visitatori e visitatrici hanno potuto lasciare traccia del proprio passaggio.

Grande interesse ha suscitato anche il libro La Mummia di Merano, edito dal Mummy Project Research e presentato a Palais Mamming dall’archeologa ed egittologa Sabina Malgora e Albert Zink, direttore dell’Istituto per le mummie e l’Iceman. Il volume raccoglie e analizza gli studi effettuati dal team multidisciplinare guidato da Malgora sulla mummia egizia e il suo sarcofago, conservati presso il museo meranese. La mummia, che era stata portata a Merano direttamente dall’Egitto da Fritz Krafft, ha ora un volto e un nome: si tratta di Bast-en-ankh, figlia di un sacerdote del tempio della città di Ipou (oggi Akhmim, nell’Alto Egitto) e risale alla prima metà del III secolo a.C.. Bast-en-ankh, deceduta a un’eta stimata fra i 60 e i 70 anni, era alta circa 144 centimetri. La tomografia assiale computerizzata effettuata presso l’ospedale di Bolzano e le diverse indagini successive hanno permesso allo specialista americano Jonathan Elias di ricostruire anche il volto di questa donna vissuta millenni fa, creandone un busto in gesso, anch’esso conservato presso il Palais Mamming. Il sarcofago risale invece all’VIII-VII secolo a.C. ed è quindi più antico della mummia che custodiva.

In foto: il busto in gesso di Bast-en-ankh, realizzato dallo specialista americano Jonathan Elias.        

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