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Don Luis Lintner opera tuttora

9 Maggio 2017

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Don Luis Lintner opera tuttora

Sono passati 15 anni da quando il missionario Luis Lintner, originario di Aldino, fu ucciso per strada in Brasile. Saranno stati il suo impegno per i poveri e la sua critica ai potenti a costargli la vita il 16 maggio 2002. Tuttora sono ignoti i motivi dell’uccisione. Il 13, 14 e 16 maggio si celebreranno S. Messe a Bolzano, Pietralba e Aldino in memoria del sacerdote diocesano ucciso. Saranno presenti alla celebrazione anche alcuni giovani della “Casa do Sol” a Salvador de Bahia.  

Don Luis Lintner operò come sacerdote e missionario in Brasile per 22 anni: dal 1980 al 1991 nella parrocchia Tabocas e dal 1992 al 2002 nelle favelas di Salvador de Bahia. Prima di andare in missione, fu per sette anni assistente per i giovani al Lichtenburg a Nalles e per cinque anni cooperatore a Nalles, Tires, Terlano e Naturno.

In occasione di tre celebrazioni eucaristiche parenti e amici ricordano il missionario:

– Sabato 13 maggio alle ore 18 nel Duomo di Bolzano; p. Martin M Lintner presiederà la S. Messa; al termine ci sarà un momento di discussione in Piazza Duomo con gli ospiti brasiliani;

– Domenica 14 maggio alle ore 16 a Pietralba; sarà il vescovo Ivo Muser presiedere la S. Messa;

– Martedì 16 maggio alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di Aldino, con don Robert Anhof; infine visita alla tomba nel cimitero locale.

Il nipote di Luis Lintner, p. Martin M. Lintner, ricorda particolarmente l’autenticità dello zio: “Luis viveva, ciò che predicava.” Luis Lintner – racconta p. Martin Lintner – era un uomo tranquillo, profondo e ponderato. Egli, infatti, seguiva i senzatetto, le madri single, le persone che avevano subito violenza e i giovani dei quartieri poveri che, per mancanza di un lavoro, si prostituivano oppure spacciavano droga.

Pina Rabbiosi di Sondrio ha lavorato con don Luis Lintner in Brasile per 21 anni. Lo ha sostenuto, tra l’altro, nella costruzione del Centro sociale “Casa do Sol” nella favela Cajazeiras a Salvador de Bahia, progetto finanziato dall’Alto Adige. Dopo la morte di don Luis Lintner il 16 maggio 2002, Pina Rabbiosi ha proseguito il suo lavoro per altri 13 anni. Nel frattempo è ritornata in Italia, ma ogni anno va a trovare le persone in Brasile. Sono circa 100 i bambini che frequentano la Scuola materna e la Scuola elementare presso la “Casa do Sol”. Questo Centro sociale si è sviluppato e oggi è autonomo, spiega Pina Rabbiosi. Karl Leiter di Prati ha conosciuto don Luis Lintner negli anni ’80: “I primi anni di permanenza in Brasile non sono stati facili per don Luis Lintner”, afferma Leiter che ha fondato insieme ad altri l’Organizzazione per Un mondo solidale (oew) e la Casa della solidarietà (CdS) a Bressanone. Don Luis Lintner è stato ammazzato soltanto pochi mesi prima dell’inaugurazione della Casa della Solidarietà. Alla notizia della sua morte, il direttivo della Casa della Solidarietà ha conferito il nome del defunto a questa istituzione sociale:

“Desideravamo che la sua forza agisse all’interno della nostra istituzione.” Al momento, nella Casa della Solidarietà alloggiano temporaneamente dalle 30 alle 40 persone in difficoltà. Durante i suoi periodi in patria don Luis Lintner richiedeva sempre dei cambiamenti radicali: i cambiamenti dovrebbero avvenire nel ricco nord e non al sud, spiegava il missionario ai politici e ai sacerdoti. Il suo impegno ha contribuito anche al fatto che fosse varata la legge in merito a progetti di cooperazione allo sviluppo in paesi poveri nel mondo in Alto Adige a fine estate del 1991.

Il produttore e diacono permanente Wolfgang Penn di Castelrotto incontrò il missionario durante delle riprese in Brasile. La favela “Golfo Persico” nella parrocchia di don Luis Lintner era nata soltanto poche settimane prima. Alla domanda come si sentisse nel vivere in una parrocchia sicura, mentre altri dovevano vivere al fiume nella sporcizia, egli disse: “la gente non può pretendere che io viva li con loro, ma che io aiuti loro a venir via da li. Se mi trovo in una zona sicura, allora posso dar loro più facilmente una mano, per tirarli su dalla palude”, spiegò don Luis Lintner all’attuale direttore dell’Ufficio missionario diocesano.

I parenti e i confratelli sono d’accordo nell’affermare che il missionario di Aldino ha da dire ancora molto alla società altoatesina, anche 15 anni dopo la sua morte. Il sacerdote e missionario affrontava situazioni di vita inusuali ed era sempre disponibile a incontrare nuove persone. I messaggi del defunto erano anche spiacevoli, aggiunge p. Martin Lintner e prosegue dicendo: “Luis ci spronerebbe a non ritirarci nel nostro guscio.” Si sarebbe commosso alla vista dei profughi, sarebbe andato loro incontro e li avrebbe inseriti nella società. Don Luis Lintner ha vissuto una Chiesa con i poveri e non una Chiesa per i poveri. In questo modo avrebbe sfidato la Chiesa e la società altoatesine come non mai, di questo è convinto il religioso.

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