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“Mi sono arrangiato io, si arrangerà anche lui!”

2 Aprile 2017

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“Mi sono arrangiato io, si arrangerà anche lui!”

Indifferenza e superficialità assoluta, nessuno educa nessuno.

Di Giuseppe Maiolo, psiocoanalista.

Il problema oggi è educare ed educarci. Continuano ad accadere fatti gravi come quelli di Genova dove nei giorni scorsi è stata scoperta una vera e propria catena di attività che i minori fanno online come quella di inviare foto e video hard ad amici e conoscenti tra cui anche adulti. Se colpisce che il fenomeno del sexting stia rapidamente diffondendosi tra gli adolescenti e i preadolescenti, allarma di più, a mio avviso, il fatto che i teenager generalmente lo considerino un gioco e un divertimento. Chiedendo infatti ai ragazzi che incontro nelle scuole cosa si può provare se qualcuno fa girare foto e video intime di un compagno o una compagna, la maggior parte ritiene che potrebbe dar fastidio ma che è solo un gioco divertente. Nulla di più. È dunque la percezione del gesto e della sua gravità che manca. Non solo non si sa che è un reato, ma soprattutto non si sa che produce sofferenza e dolore tra coloro che sono le vittime designate. Se i ragazzi la pensano così, gli adulti sono ancora più inconsapevoli della valenza del bullismo virtuale. Ne sottovalutano la portata, lo considerano un fenomeno che in sostanza è sempre esistito. Ne hanno pure loro una non percezione o, peggio ancora, una percezione minima e sbagliata.

Perché il cyberbullismo, di cui il sexting è parte integrante, è un fenomeno nuovo, particolare, grave. Gravissimo. Virale, come si dice ora, perché si diffonde come un virus ovunque. Non c’era quando gli adulti di oggi, i tardivi digitali, vivevano la loro infanzia. C’erano le prepotenze  dei bulli, le violenze dei compagni “teppisti”, il gruppo dei ragazzacci che ti accerchiavano alla pausa, nel cortile, nei bagni a scuola. Me li ricordo anch’io: ti facevano star male, soffrivi, a fatica lo dicevi a un amico che aiutava o un adulto che ti dava un consiglio o ti difendeva. Magari cambiavi classe. Oggi non te ne puoi andare da nessuna parte. Devi restare nella tua solitudine e nel tuo profondissimo disagio che non puoi dire a nessuno. Gli amici sanno, ridono e tacciono. Gli adulti sanno e sottovalutano pensando: “Come mi sono arrangiato io si arrangerà anche lui”.

Errori gravi di una cultura bloccata e congelata nella nostalgia del passato, di una adultità responsabile mancante, di una comunità educante assente e distratta.

L’educazione in questo momento è la sfida più grande da affrontare perché ci richiede necessariamente di coniugarla con le nuove tecnologie e i nuovi mezzi  di comunicazione. Vuol dire che come adulti dobbiamo essere sempre più competenti e allo stesso tempo capaci di affiancare e governare il processo di crescita delle nuove generazioni, senza lasciarli in balia di se stessi. Per prima cosa allora bisogna fare lo sforzo di capire e conoscere i nuovi comportamenti e le nuove forme di comunicazione che stanno modificando le relazioni e il modo di ragionare nostro e dei nostri figli. Ma anche di noi stessi. Nei fatti di Genova è allarmante la notizia che tra i soggetti coinvolti nella diffusione di foto e video di carattere sessuale ci fossero anche degli adulti che hanno a loro volta fatto girare questo materiale. L’allarme è questo: mancano educatori attrezzati  e capaci di percepire la realtà delle cose che stanno accadendo.

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