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“Per capirsi e andare d’accordo basta parlarsi”

10 Aprile 2017

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“Per capirsi e andare d’accordo basta parlarsi”

Oltre all’arrivo della primavera, il momento della fioritura segna anche l’inizio della grande attività nei frutteti dell’Alto Adige. E in questo periodo tornano all’ordine del giorno anche i delicati rapporti che da sempre vedono i contadini confrontarsi con i loro vicini. Katharina Martini del Centro di consulenza per la fruttiviticoltura altoatesina conosce alla perfezione la problematica e può quindi fornire un nutrito elenco di esempi che dimostrano come, parlandosi, i rapporti possano funzionare.

I rapporti di vicinato non sono mai privi di problematiche, e questo a prescindere dal contesto in cui ci si trova. I frutticoltori dell’Alto Adige, ad esempio, hanno diverse tipologie di soggetti che si trovano vicino ai loro campi: residenti, alberghi, ristoranti, strutture pubbliche come asili o scuole, aziende agricole con colture diverse o altri metodi di coltivazione ma anche vicini “occasionali” come passanti o ciclisti che percorrono le strade interpoderali. La prossimità ad un frutteto, a causa soprattutto delle operazioni legate alla difesa delle piante, è una questione molto delicata tanto da essere regolamentata nel dettaglio. Se alle normative però si aggiunge anche un po’ di sano buon senso e la cura dei rapporti umani, allora è più facile che tutto vada liscio, sostiene Katharina Martini.

Collaboratrice del Centro di consulenza per la fruttiviticoltura dell’Alto Adige, Katharina Martini ha osservato con attenzione le problematiche legate ai rapporti tra vicini in agricoltura. La sua esperienza sul campo si è tradotta in diversi esempi di buon vicinato raccontati nella rivista del Centro di consulenza Frutta*Vite, portandola alla conclusione che per andare d’accordo non servono chissà quali sforzi: “La cosa più importante è che le persone si parlino. Perché parlandosi ognuno sa quello che pensa l’altro, capisce quali sono le sue necessità e le sue preoccupazioni ed è possibile trovare una soluzione che metta tutti d’accordo”.

Oltre alle soluzioni tecniche ci vuole anche il rapporto umano

Questa constatazione potrebbe sembrare scontata, “invece per molti agricoltori è stata una novità, il fatto di dover cercare volontariamente il confronto con i propri vicini”, fa sapere Martini. E il dialogo ha funzionato in tutti i casi osservati dalla ricercatrice. Ad esempio a San Giacomo di Laives, dove un asilo si trova a ridosso di un frutteto. Le maestre e il contadino si sono confrontati a lungo, ancor prima che fosse definita la normativa che regola la materia. Dice Martini: “Il maso e i frutteti sono diventati un’attrazione complementare per i bambini, e il contadino cerca di spiegare loro come si svolge il suo lavoro”. Le operazioni fitosanitarie vengono svolte generalmente al mattino prima delle 7 o la sera dopo le 19. Per proteggere l’asilo dalla dispersione delle sostanze anticrittogamiche, inoltre, si ricorre a indicatori di distanza, ugelli antideriva a iniezione e altre misure.

Un quadro soddisfacente lo dipingono anche un albergatore di Montagna, la cui struttura si trova in mezzo ai frutteti, e la direzione della Casa di Gesù di Cornaiano, i cui giardini confinano con meleti e vigneti. Anche in questi casi, sostiene Martini, se il rapporto di vicinato si è mantenuto amichevole, e soprattutto privo di conflitti, lo si deve al costante dialogo instaurato tra le parti in causa. “Le soluzioni tecniche che limitano la dispersione dei prodotti sono importanti. Ancora più importante però – sottolinea Martini – è che il contadino tenga i vicini sempre informati sul proprio lavoro”. Ad esempio, nel caso in cui un frutteto si trovi vicino al parcheggio di un albergo, prima che il contadino sparga i fitosanitari le auto possono essere spostate per evitare di essere sporcate.

L’informazione giusta al momento giusto

L’informazione puntuale potrebbe tornare utile anche, ad esempio, ai vicini che hanno messo fuori la biancheria ad asciugare. A Salorno addirittura i contadini mandano un sms ai residenti per informarli che stanno per procedere alla spruzzatura. Prima di arrivare a questa soluzione però, i coltivatori del posto si sono incontrati tra di loro e successivamente con la popolazione per valutare le rispettive esigenze e trovare un compromesso.

Martini ha preso in esame anche la collaborazione tra un contadino e un apicoltore a Sciaves: “L’agricoltore ha bisogno delle api per garantire l’impollinazione dei suoi fiori, ed è pertanto nel suo primario interesse trattare bene le api”. Situazione simile tra due contadini di Castelbello, che praticano uno la coltivazione integrata e l’altro quella biologica. In questi casi la soluzione si chiama distanze minime, condizioni del vento, nebulizzatori a bassa dispersione ma soprattutto rispetto e considerazione dell’altro.

Tra normative di legge e impegno volontario

A seconda della tipologia di vicinanza esistono diverse normative di legge. Le prescrizioni della Provincia di Bolzano in materia di prodotti fitosanitari regolano, tra le altre cose, le distanze e l’orario di lavoro nelle coltivazioni che si trovano a ridosso di strutture pubbliche. E poi ci sono gli accordi volontari, che possono riguardare la tutela delle api oppure la pacifica convivenza tra colture integrate e biologiche confinanti.

In foto: Katharina Martini durante le sue ricerche.    

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