Cronaca

Assassinato con una dose letale di metanolo miscelato a bevande alcoliche.

8 Febbraio 2017

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Assassinato con una dose letale di metanolo miscelato a bevande alcoliche.

La Procura considera la moglie responsabile di omicidio premeditato.

Secondo la ricostruzione dei fatti Josef Surkala, cittadino ceco dipendente della ditta di Laives, è morto per aver ingerito una dose potente di metanol mescolata ad alcolici consumati durante una festa con abbondanti libagioni alcoliche la sera dell’11 dicembre 2013. La festa si era svolta nella baracca della ditta dove la vittima viveva assieme al cittadino slovacco Thomas Kocifaj. Alla festa parteciparono la moglie Jana Surkalova, che la procura considera responsabile dell’omicidio e l’amico e collega Robert Kotulek , sentito ieri come teste in Corte d’Assise.

Kotulek , interrogato ieri come teste dal pm Giancarlo Bramante ha rivelato per la prima volta la presenza di una bottiglia di plastica sospetta. «Quella sera abbiamo tutti bevuto gin e vodka da alcune bottiglie di vetro e dai bicchieri. C’era, però, anche una bottiglia di plastica con alcol puro che usiamo per i cocktail con altre bibite o succhi di frutta. Ricordo di averla utilizzata solo io, ma sono arrivato alle 21 per andare via verso le 23. Poi la bottiglia è rimasta sul tavolo. I giorni successivi, quando abbiamo capito che Josef stava molto male, abbiamo cercato di rintracciare le bottiglie di vetro nella campana, ma quella di plastica era già stata svuotata la mattina successiva e buttata. Non so da chi». Fino alle 23 l’alcol non conteneva metanolo ma è difficile stabilire se qualcuno possa aver aggiunto il veleno tra le 23 e la mattina successiva. Nella baracca quella notte dormirono la vittima, la moglie e Kocifaj. È a quest’ultimo che guarda la difesa. «I rapporti tra lui e Josef non erano idilliaci», ha detto il legale della donna. Inizialmente sia ha rivelato per la prima volta la presenza di una bottiglia di plastica sospetta. «Quella sera abbiamo tutti bevuto gin e vodka da alcune bottiglie di vetro e dai bicchieri. C’era, però, anche una bottiglia di plastica con alcol puro che usiamo per i cocktail con altre bibite o succhi di frutta. Ricordo di averla utilizzata solo io, ma sono arrivato alle 21 per andare via verso le 23. Poi la bottiglia è rimasta sul tavolo. I giorni successivi, quando abbiamo capito che Josef stava molto male, abbiamo cercato di rintracciare le bottiglie di vetro nella campana, ma quella di plastica era già stata svuotata la mattina successiva e buttata. Non so da chi». Fino alle 23 l’alcol non conteneva metanolo ma è difficile stabilire se qualcuno possa aver aggiunto il veleno tra le 23 e la mattina successiva. Nella baracca, dormirono la vittima, la moglie e Kocifai Inizialmente sia Koutulek sia Kocifaj erano stati indagati con la moglie. Poi la loro posizione è stata stralciata.

Il pm Bramante ha chiesto al testimone di fare luce sul comportamento di Surkalova subito dopo la morte del marito. «Quando ci hanno avvertito che Josef stava morendo non voleva nemmeno andare al suo capezzale, poi una volta morto ha chiesto ai poliziotti di distruggere tutti gli effetti personali del marito: non li voleva».

La prossima udienza è stata fissata per il 24 marzo.

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