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Franco La Spada, “tutti i modi d’espressione si sostanziano di simboli”

9 Settembre 2016

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Franco La Spada, “tutti i modi d’espressione si sostanziano di simboli”

Associazione Mozart Italia

SETTIMANA MOZARTIANA 2016

14-18 settembre

Rovereto, Ala, Borgo Valsugana, Folgaria, Isera, Nogaredo

Calendario completo:

http://www.mozartitalia.org/it/settimana-mozartiana-2016/

 mercoledì 14 settembre 2016

ore 16.00 – Rovereto, Piazza Rosmini

ROVERETO MOZARTIANA (Visita guidata nella Rovereto del Settecento)

ore 18.00 – Rovereto, Sala Baldessari (via Portici)

INAUGURAZIONE MOSTRA

Saranno esposte opere ispirate a Mozart e commissionate a

MARIAN AMARIEI DOCAN e FRANCO LA SPADA

INTERVISTA di FULVIO ZANONI

AL PITTORE FRANCO LA SPADA

Maestro La Spada, mi guardo dal chiederle cosa significa la sua pittura… so che questa domanda fa imbestialire gli artisti!

Comunque rispondo volentieri: io sono, mi sento intimamente debitore nei confronti della pittura, che mi è rimasta vicino nei momenti difficili della mia vita e non come sfogo ma molto di più: la pittura, a volte, può essere preghiera.

Ognuna delle sue opere inerisce, in qualche modo, alla tradizione biblica, sebbene declinata in un alfabeto sui generis: il pinocchio, le farfalle, il muro con brecce e storture alla Dalì, e poi l’uovo… alla Magritte.

I simboli sono molto importanti. Tutti i modi d’espressione si sostanziano di simboli, a partire dal linguaggio stesso che è intriso di metafore. La pittura è necessariamente simbolica; lo era già quella di Altamira, diciottomila anni fa.
Dopo la quale, disse Picasso, vi è stata solo decadenza!

Se ha detto cosi non mi trova d’accordo. In un dipinto non c’è mai nulla di casuale. Produrre arte, oltre ad essere intuizione, è elaborazione di simboli: simboli vissuti, genuini, sinceri.

Sinceri?

Sinceri sono quei simboli che rispecchiano la nostra identità.

Ogni sua opera è davvero un messaggio, anzi un ammonimento etico.

E’ letteralmente impossibile, per chi abbia sensibilità artistica, disporsi a produrre un quadro con finalità di semplice arredo. Che lo si voglia o no, un dipinto è uno specchio dell’anima. Poi che lo hai creato, lo guardi e quello ti rivela qualcosa di nuovo, di vero, di più profondo. A partire dal giorno dopo, anche l’artefice diventa uno spettatore, un fruitore.

Io m’intendo poco di pittura, ma la mia esperienza di musicista mi dà questa certezza: è l’impegno etico che dà valore al gesto artistico, si tratti di suonare Mozart o dipingere un quadro.

Sì, e Tolstoi ce lo conferma: “l’arte è un organo vitale dell’umanità, perché riconduce i concetti della ragione al dominio del sentimento”. Sentimento, nel nostro caso, significa pensiero etico.

Solo l’arte ci salverà, hanno affermato Nietzsche… e papa Ratzinger.

La denuncia può essere esplicita – della violenza, ad esempio, in tutte le sue declinazioni – oppure implicita, ma è sempre presente. A ben vedere, il tema vero dell’arte è sempre e soltanto questo: la sofferenza del mondo.

Bello/brutto: sono due categorie ancora attuali? Da almeno cent’anni gli artisti se ne dicono poco interessati: il bello e il brutto, affermava Marcel Duchamp, mi lasciano del tutto indifferente.

Ma gli artisti veri restano pur sempre amanti del bello, anche quando spergiurano (piuttosto ipocritamente) che conta il concetto e non l’oggetto.

Gli artisti moderni non puntano alla bellezza, ma alla relazione: il loro scopo è migliorare il mondo.

In tal modo, però, dopo averla cacciata dalla porta, fanno rientrare la bellezza dalla finestra! In quanto scelta consapevole, a mio avviso, la bellezza ha un valore etico.

La disillusione odierna lascia persistere una tenue speranza degli artisti di poter ancora influire sul mondo.

Purtroppo la creatività artistica contemporanea è in buona parte arte riscaldata – rechauffée – e comunque influisce poco sulla realtà.

Se la musica si ascolta, la pittura si guarda. Ho detto una banalità?

No, per niente. Come la musica vive quando la si ascolta, così la pittura esiste nel momento in cui si guarda. Ricordo una frase di Einstein: chissà se la luna è lì anche quando non la guardi!

Questa è pura scienza, è fisica quantistica: l’universo stesso esiste solo perché (finché) l’uomo lo pensa! Dunque un’opera si completa nel momento della sua fruizione.

C’è il momento della creazione, e c’è il dopo: ogni opera d’arte segue una sua vita autonoma, non programmabile e neppure ipotizzabile.

La sua pittura, dicevamo, è altamente simbolica, surreale, onirica.

Preferisco che si dica che la mia pittura vuole attenzione, riflessione, e paziente ricerca interiore.

La sua pittura richiede anche una buona cultura umanistica, perché trabocca di reminescenze mitologiche e soprattutto letterarie: Jonesco, Ezra Pound, Magritte, Dalì…

E Victor Vasarely, il fondatore dell’Op art, l’arte optical. Ricordo una sua frase cruciale: il creatore d’arte è l’intuitivo catalizzatore di tutte le informazioni della sua epoca.

I codici estetici della creatività laspadiana sono (o erano): il pinocchio, la farfalla, l’omino, la rete. Queste immagini-simbolo veicolano parti di significato e costituiscono una firma inconfondibile.

Difatti io non avevo neppure più bisogno di firmare i miei quadri per esteso! Quelle immagini-simbolo erano funzionali al mio messaggio. Tuttavia il mondo cambia; cambiano parimenti le mie esigenze di espressione e di linguaggio.

Realtà-vita, apparizioni-fantasmi, corpi-burattini (uomini impinocchiati), farfalle-libertà. Questi elementi della sua riconoscibilità subliminale e morfologico-simbolica forniscono la chiave interpretativa di quasi ogni sua opera, senza peraltro esaurirla. Puoi spiegarli nel dettaglio?

Il pinocchio rappresenta ognuno di noi: dimostra la fragilità umana e però l’anelito a migliorarsi. Pinocchio è un burattino, epperò noi sappiamo che diventerà umano. E’ il bambino che rimane in noi, con lo sguardo incantato. La farfalla è la valenza poetica dell’immagine ed esprime il senso della libertà. E’ sempre dorata, ossia del colore che simboleggia il massimo della preziosità. La farfalla è allegoria e simbolo dell’anima nei miti di moltissime civiltà antiche.

Infatti, in greco, psyché significa tanto farfalla quanto anima.

L’omino delle vie di fuga segnala il deja-vu, la quotidianità delle abitudini e della mercificazione. La rete, mosaico cromaticamente e geometricamente variabile, è protettiva ma anche escludente: ci rimanda all’infinito dello spazio e del tempo. Gli uccelli sono ovviamente i simboli del canto; l’uovo simboleggia la rigenerazione.

Ne traggo tantissima sapienza: a compitare su così cospicui riferimenti classici e contemporanei al mio posto ci vorrebbe un Pietro Citati, o un Elémire Zolla! Franco La Spada è arrivato al giro di boa della sua maturità artistica, che vuol dire anche umana. La sua personalità creativa è ben definita, inconfondibile nella sua originalità, non certo però definitiva. Poi che ha pagato i suoi debiti con l’art nouveau e il surrealismo storico, con le avanguardie novecentesche e l’arte optical, il pittore roveretano propone ora tematiche e soluzioni formali di assoluta attualità. Niente più sperimentalismi estremizzati: la sua arte preferisce recuperare le problematiche esistenziali coinvolgendo ermeneuticamente lo spettatore. La dimensione ludica del fare artistico, in La Spada, s’interseca con la ricerca del perché esistenziale. L’altrove è sempre nuovo; è sempre da scoprire.

 

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