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La tossicodipendenza non è un’illusione, ma una terribile realtà

4 Agosto 2015

La tossicodipendenza non è un’illusione, ma una terribile realtà

Sicuramente molti si ricordano del famoso film “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, ambientato nella Berlino prima della caduta del muro e dedicato ai tre amici della protagonista che morirono di overdose, Babette Döge, morta il 19 luglio 1977 detta Babsi, Andreas W., morto il 7 gennaio 1977 detto Atze e Lufo F. morto il 22 gennaio 1978. Il debutto di quel film sul grande schermo ha contribuito non poco a rendere nota nel mondo occidentale la piaga della tossicodipendenza giovanile e della spesso correlata prostituzione. In questi giorni, in seguito alla morte per overdose del giovanissimo Lamberto Lucaccioni, dopo un malore, il 19 luglio mentre ballava al “Cocoricò”, famosa discoteca di Riccione, e dopo la decisione del Questore preposto di ordinare la chiusura di quattro mesi del locale, anche in Italia pare che il problema della tossicodipendenza torni all’attenzione pubblica. Purtroppo devono succedere delle tragedie perché se ne parli, altrimenti questi problemi esistono, ma se ne accorgono solo coloro che ne sono direttamente coinvolti e proprio per questo, spesso, possono fare ben poco. La decisione della chiusura del locale non trova tutti d’accordo, com’è ovvio. I genitori, secondo quanto riportato da “Il Resto del Carlino” avrebbero accolto molto bene la notizia della chiusura, mentre il gestore del locale – sempre secondo il medesimo quotidiano – non l’avrebbe presa per niente bene, considerandola una batosta di quelle da cui ci si rialza a fatica. Pare che presso la discoteca più famosa d’Italia lavorino circa 200 persone tra baristi, buttafuori, tecnici del suono, cassieri, camerieri, nonché i “pierre” che intercettano i clienti nei weekend. Un’azienda enorme, che molto difficilmente potrà sopportare una chiusura così lunga. Il problema di questi lavoratori è sicuramente serio, ma non va dimenticato che un ragazzo ha perso la vita. Un segnale forte da parte delle autorità sembra più che giusto di fronte a una situazione così grave. Ora, qualora i responsabili del “Cocoricò” dovessero proporre un ricorso al TAR, come riportato da “Il Resto del Carlino”, sarà compito della magistratura amministrativa stabilire se concedere la sospensione del provvedimento o meno, ma il segnale dato dal Questore pare più che chiaro. La tossicodipendenza esiste e non basta solo l’informazione, le belle parole, bisogna anche dire basta prima che sia troppo tardi.

Giornalista pubblicista, scrittore.
2 Comments
  1. pinuccia di gesaro

    Siamo una società distratta, sempre alla rincorsa di emozioni, del nuovo per il nuovo. Non è da meravigliarsi, benché drammatico, se forme di società "pesanti" con valori "fondamentali" - le virgolette non sono casuali- ci giudichino con severità. Ma queste riflessioni infastidiscono, sono considerate moraliste, fuori tempo. E quindi avanti così. Il locale sarà prestissimo riaperto, la liberissima circolazione di ogni tipo di droga continuerà e con buona pace di tutti e tutti fingeranno di non accorgersi.

  2. daniela mautone

    Io penso che il problema vada risolto alla radice con una buona educazione familiare e scolastica. I genitori devono essere più presenti nella vita dei figli e imparare a dire di no. Mio figlio non è andato in discoteca fino ai 18 anni e non è morto.. e l ' unica volta che è tornato alticcio a casa non è uscito per un mese anche se era maggiorenne. Certo ci vuole forza e coraggio ma se ce' l ho fatta io mamma single in carriera ce la può fare chiunque. Non serve chiudere i locali e mandare per strada 200 persone, bisogna educare i ragazzi con autorevolezza e con l' esempio.

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