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Al lavoro in bicicletta

16 Agosto 2015

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Al lavoro in bicicletta

Il 31 luglio u.s. (https://www.buongiornosuedtirol.it/?p=20697) Buongiorno Suedtirol ha pubblicato un mio articolo che, prendendo atto della diffusione dell’uso della bicicletta nella nostra provincia, affrontava il problema sotto il profilo del risarcimento dei danni in caso di incidente recandosi al lavoro. L’infortunio c.d. in “itinere” presenta infatti ancora parecchi profili di incertezza.

E nei giorni scorsi, a conferma del fatto che la “bici” sia uno dei veicoli su cui giustamente si punta per affrontare i problemi di traffico e di inquinamento, sono stati presentati alla stampa i risultati dell’iniziativa “Al lavoro in bicicletta” che ha coinvolto 28 datori di lavoro e 289 dipendenti che, per  un intero mese,  hanno lasciato a casa l’auto per raggiungere il posto di lavoro in bici.

A questo punto, alla luce anche delle cose che avevo cercato di spiegare nel precedente articolo,  è lecito domandarsi nuovamente cosa sarebbe successo nel caso in cui una lavoratrice o un lavoratore si fossero infortunati lungo il tragitto tra la propria abitazione ed il luogo di lavoro.

L’incidente sarebbe stato riconosciuto  quale “infortunio in itinere” e risarcito dall’INAIL?

Le lavoratrici e i lavoratori (ma anche gli stessi datori di lavoro) erano consapevoli che l’INAIL, sulla base del D.Lgs. 38/2000,  risarcisce gli infortuni in itinere accaduti con il proprio mezzo (bici, moto o auto che sia) solo a fronte della necessità di farne uso (ad es. per la mancanza di un mezzo pubblico e nel caso in  cui la  distanza non sia percorribile a piedi)?

Il tragitto, che la norma vuole diretto e non deviato, sarebbe stato considerato percorso in “occasione di lavoro” (requisito indispensabile per il riconoscimento dell’infortunio sul lavoro) e il maggior tempo di viaggio è stato calcolato quale orario di lavoro?

E ancora.

I percorsi erano stati predefiniti in modo da utilizzare il più possibile piste ciclabili o zone interdette al traffico veicolare che avrebbero comportato l’indennizzo dell’infortunio nonostante la possibilità di utilizzo del mezzo pubblico?

Vi era stata un’adesione volontaria o i datori di lavoro si sono assunti l’onere di risarcire i danni eventuali, con la stipula di una polizza ad hoc in caso di rifiuto da parte dell’INAIL di riconoscere l’incidente quale infortunio sul lavoro?

Queste domande meriterebbero una risposta precisa da parte dell’Inail e delle stesse associazioni promotrici, Business Location Südtirol-Alto Adige (BLS) e dell’Ecoistituto Alto Adige. Non è questo lo scopo ultimo di una lettera aperta?

Soprattutto però, al di là della lodevole iniziativa, sarebbe necessaria una mobilitazione da parte degli organizzatori e delle amministrazioni pubbliche, per ottenere il riconoscimento della bicicletta quale mezzo socialmente utile e, in quanto tale, meritevole di tutela alla stregua di un mezzo pubblico.

In tal senso, e lo ricordavo già nel mio precedente articolo,  giace in Parlamento una proposta di legge che tende ad affermare il diritto al riconoscimento di infortunio avvenuto con l’utilizzo della bicicletta in sostituzione del mezzo pubblico (quindi anche nel caso in cui questo ci sia) ed anche nel caso di percorsi brevi (percorribili a piedi).  Sono già numerosi i Consigli provinciali e comunali, le associazioni naturalistiche ed ambientali, che hanno approvato risoluzioni tese a sostenere tale proposta.

Quando ci si muoverà anche a livello locale dove la “bici”, che non inquina, non fa rumore, non consuma carburante,  risulta essere tra i mezzi di trasporto maggiormente utilizzati, per sostenere la proposta di legge che metterebbe fine ai tantissimi contenzioni dovuti ad una normativa che   considera la bicicletta alla stregua di qualsiasi altro veicolo?

Franco Mugliari (alias Muglia La Furia)

http://muglialafuria.blogspot.com

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