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Casa Editrice Praxis di Bolzano pubblica il romanzo storico TONIO, di Anna Maria de Lena Pavcovich. A giorni in libreria

17 Giugno 2015

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Casa Editrice Praxis di Bolzano pubblica il romanzo storico TONIO, di Anna Maria de Lena Pavcovich. A giorni in libreria

Il dramma dei profughi dalmati che dovettero abbandonare la loro terra e trovare ospitalità in Italia in seguito all’occupazione nazi-fascista durante la seconda guerra mondiale è il tema di un romanzo storico fresco di stampa della Casa Editrice bolzanina Praxis.

“Tonio”, questo il titolo del romanzo a giorni in libreria, narra la storia avventurosa di un profugo dalmata che con la sua famiglia è costretto ad abbandonare Trogir, la sua città natale nel cuore della Croazia, per approdare dopo una serie di infinite e drammatiche peripezie in Alto Adige, a Bolzano

Nel 1941 la Iugoslavia diviene terreno di scontro di tre distinte forze contrapposte. Da un lato i sostenitori della tradizionale politica di predominio serbo, guidati dal governo in esilio a Londra; dall’altro i separatisti del regno di Croazia, affidato al governo dell’ultranazionalista ustascia Ante  Pavelic e, infine i partigiani del movimento comunista guidati dal maresciallo Tito.

L’autrice del romanzo, la bolzanina Anna Maria de Lena Pavcovich, racconta l’inestricabile intreccio degli accadimenti iugoslavi con le vicende personali  del protagonista, Tonio. Nel 1945, ventiduenne, egli è costretto a fuggire con la famiglia dalla Croazia martoriata dalla guerra e dalle contrapposizioni etniche e politiche e dopo una serie di drammatiche vicissitudini arriva a Bolzano. Analogamente alla terra che aveva lasciato, anche in Alto Adige convivono popolazioni di lingua e culture differenti, ma ciò nonostante a Bolzano Tonio riesce a trovare accoglienza, lavoro e persino l’amore. Conosce infatti una ragazza all’apparenza ingenua e disarmante, ma in realtà dal carattere molto forte, che riesce a capire la profondità della sua sensibilità e la  complessità della sua esperienza.  Ben presto divenne sua moglie.

Di piacevole e scorrevole la scrittura, il romanzo ricorda esperienze non molto dissimili di altri profughi dalmati in Alto Adige, naturalmente oggi si tratta dei figli di questi, che molto probabilmente troveranno momenti vissuti in famiglia.

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