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“La Tunica”, film storico e sempre attuale

3 Aprile 2015

“La Tunica”, film storico e sempre attuale

Oggi è Venerdì Santo e in televisione oltre le consuete cerimonie legate a questo santo giorno ci propongono film d’epoca legati al Cristianesimo. Dopo tanto tempo su Rete Quattro oggi è andato in onda un noto film, “La Tunica”, diretto nel 1953 dal regista e sceneggiatore tedesco naturalizzato statunitense Henry Koster. Un film che ebbe un clamoroso successo nel lontano 1954, tanto da essere premiato non solo con l’ambito Oscar per la migliore scenografia e i migliori costumi, ma anche con il Golden Globe come miglior film drammatico. Chissà, il fatto che fosse il primo film al mondo ad essere stato girato in CinemaScope, vale a dire basato su lenti anamorfiche, forse ha influito sul grande trionfo. Sinceramente non saprei. In ogni caso è un film che si rivede sempre molto volentieri, a prescindere dalle forzature storiche e teologiche del regista, che a volte sono a dir poco fuorvianti. Il protagonista del film, il tribuno militare Marcello Gallio, è interpretato da un grande attore, Richard Burton, famoso per aver recitato con la mitica Elisabeth Taylor nel ruolo di Marco Antonio in “Cleopatra” nel 1963. Benché anche allora avesse un ruolo di uomo audace e coraggioso, tutt’altra cosa in “La Tunica”, in cui da frivolo e incorreggibile donnaiolo diviene soldato di Cristo e persino martire. Ma andiamo con ordine. Il film, “La Tunica” è ambientato agli inizi dell’era cristiana sotto l’impero di Tiberio. Il tribuno militare Marcello Gallio è un capriccioso dongiovanni, noto in tutta Roma per le sue avventure amorose. Cosa che reca non poco scandalo nel Foro Romano e al padre senatore, che da anni si oppone al crescente potere imperiale. Un giorno, durante il mercato degli schiavi, Gallio acquista uno schiavo greco di nome Demetrio, contendendolo al futuro imperatore Caligola in uno scontro verbale personale. Contemporaneamente incontra la sua amica d’infanzia Diana, che gli ricorda una promessa matrimoniale, e se ne innamora. Dopo il battibecco con Caligola, Marcello viene inviato in punizione a Gerusalemme a presiedere le truppe di frontiera della città. Una città allora governata dal governatore imperiale Ponzio Pilato. Durante il suo soggiorno, il giovane tribuno Gallio viene incaricato di eseguire la sentenza di crocifissione a carico di tre pericolosi ribelli, uno dei quali è Gesù di Nazareth, di cui vince la tunica giocandola ai dadi sotto la croce. Il suo schiavo greco Demetrio rimprovera il tribuno: “la veste era di un uomo giusto, e ha il potere di tormentare l’animo di colui che si è macchiato di un delitto così orrendo”. Dopo essere tornato a Capri su ordine dell’imperatore Tiberio, Marcello Gallio rincontra Diana e dimostra a Tiberio che le parole del suo schiavo greco sono vere, poiché da giorni e da notti continua ad avere incubi e visioni spaventose sul colle dei crocifissi di Gerusalemme e sul falegname ribelle. Tiberio non crede alla stregoneria, tuttavia rimanda Gallio in Giudea, ordinandogli di trovare la tunica e di distruggerla. Il giovane tribuno torna in oriente e si mescola tra la gente del villaggio galileo di Cana spacciandosi per un mercante di tessuti. A Cana incontra Pietro e ne diviene amico, nonché uno dei primi e più fidati seguaci. Nel frattempo Tiberio muore e Caligola viene nominato nuovo Imperatore dal Senato. Le informazioni che gli giungono sul conto del nemico Marcello Gallio lo mandano su tutte le furie: un romano che abbraccia l’ideale rivoluzionario di un ebreo giustiziato deve morire”. Gallio, dopo aver predicato in Grecia e in Oriente gli ideali del Messia, ritorna a Roma per salvare la vita del vecchio amico, nonché ex schiavo Demetrio, arrestato su ordine di Caligola. Giunto a Roma, Diana lo raggiunge e lo incoraggia, nonostante le sue perplessità circa le nuove convinzioni religiose di Gallio. Benché convinto e audace, viene catturato e trascinato davanti a Caligola, che gli chiede di abiurare l’ideale cristiano, in alternativa alla decapitazione, come era previsto per i cittadini romani. Marcello preferisce morire piuttosto che rinnegare la parola dell’amore, in quanto con la sua morte gli sembrerà chiaro che la Roma dei Cesari è oramai corrotta e che esiste un Re superiore ai sovrani dell’Urbe latina. Diana non accetta la crudeltà di Caligola e si avvia al martirio con Marcello Gallio. Che dire, un film coinvolgente, ricco di attori e incredibili scenografie, considerando gli anni in cui fu prodotto. È interessante che questo film ebbe un seguito in un altro film diretto da Delmer Daves nel 1954: “I gladiatori”, ovvero “Demetrio e i Gladiatori” come fu chiamato in Italia.

In quest’altro film, l’Imperatore Caligola vuole impadronirsi della Sacra Tunica raccolta da Demetrio. Arrestato, Demetrio è avviato alla scuola dei gladiatori e viene insidiato dalla bella e perfida Messalina, moglie di Claudio, zio di Caligola. Siccome l’uomo ama un’altra donna di nome Lucia, Messalina la fa ammazzare da alcuni gladiatori ed allora Demetrio, scioccato e sconvolto, entra nell’arena e massacra brutalmente gli assassini della sua amata Lucia. Abbandonato il Cristianesimo, Caligola lo nomina capo dei pretoriani e così diviene amante di Messalina, finché un evento miracoloso non risuscita Lucia. Riportato sulla retta via da Pietro, che gli ricorda il martirio degli sposi Marcello e Diana, Demetrio riabbraccia la fede cristiana. Caligola, venuto a conoscenza del suo ritorno al Cristianesimo, lo fa lottare nell’arena, ma scoppia una rivolta e i pretoriani uccidono Caligola. Claudio, lo zio di Caligola, è eletto imperatore dal popolo in tumulto e dal Senato ed emana l’indulto per i cristiani e Demetrio è libero dai suo incarichi per amare liberamente Lucia.

Indubbiamente si tratta di film di altri tempi, ciononostante meritano di essere rivisti, se non altro per la bravura degli attori, costumisti, registi, etc… , a prescindere dall’assenza degli effetti speciali che oggi attirano tanto il giovane pubblico. Ma come disse Jean-Marie Gourio “Il miglior effetto speciale è il cinema stesso”.
 

Giornalista pubblicista, scrittore.
One Comment
  1. daniela mautone

    Sono bei film perché veicolano ancora cultura e valori e gli attori recitano veramente non con effetti speciali come oggi...

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