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Italia in prima linea, tutto quello che ignoriamo del Belpaese

2 Aprile 2015

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Italia in prima linea, tutto quello che ignoriamo del Belpaese

Il nostro paese ha un ruolo fondamentale in quasi tutti i teatri di guerra più importanti al mondo, molti italiani lo ignorano. I nostri soldati sono richiesti da tutti i comandi occidentali: efficaci e professionali, cosi sono descritti da inglesi ed americani.

L’ormai nota TASK FORCE 45 (Mediaset sta producendo una fiction) opera in Afghanistan ed è la prima forza operativa sottratta al comando nazionale, da otto anni obbedisce al quartier generale NATO di Kabul. La prima inoltre a non rimanere in difesa, sempre all’attacco alla ricerca di leader talebani e tecnici che costruiscono ordigni esplosivi. Questi 200 militari super addestrati: Col Moschin, Arditi dell’Aeronautica ed incursori della Marina oltre a carabinieri del GIS i corpi che compongono questo gruppo interforze. Tutti i risultati sono top secret dato che il nostro paese ufficialmente non ha mai catturato nessuno o ucciso nemici. Una versione smentita da Wikileaks, i file, infatti, sono stati rilevati dall’Espresso. Sono uscite foto, infatti, di nostri incursori che medicavano talebani, ammanettavano afghani e schedavano tramite gli occhi (fotografia all’iride dell’occhio) centinaia di persone. Il nostro governo, secondo l’Espresso, si pose perfino la legittimità di schedature di questo tipo. La NATO chiama queste operazioni “assalti cinetici”, eufemismo che tradisce il vero volto di queste azioni. In Iraq invece facciamo “mentoring”, termine evitato dalla Pinotti ma utilizzato da Gentiloni a febbraio per spiegare cosa in questo momento fanno i nostri reparti speciali laggiù. Tra i militari iracheni che attualmente stanno combattendo l’IS ed i curdi vi sono nuclei d’elite che indicano obiettivi da bombardare e che a breve (quando il ritiro dall’Afghanistan sarà completo ed il contingente iracheno avrà circa 300 operatori) combatteranno fianco a fianco con gli autoctoni. Le liberazioni recenti di Kobane e Tikrit non sono casuali e non sarebbero mai state raggiunte senza l’impiego dell’aviazione coordinata a terra dai reparti speciali italo-americani. Altra zona calda dove operiamo è Mogadiscio, la nostra base a Gibuti rimarrà attiva ed anzi verrà potenziata in chiave anti pirati, ce lo chiede l’Unione Europea (l’Italia, insieme a Gb e Francia si occupa attivamente della difesa strategica del continente) per tutelare i cargo diretti in Europa e viceversa in Asia. Missione congiunta con il comando italiano di Mogadiscio, dove i nostri reparti stanno ricostruendo da zero l’esercito somalo. Forze d’elite che a breve saranno le più numerose del mondo: nel 2017 avranno circa 3500 operatori, più del doppio degli americani (che si esercitano con i nostri reparti d’incursione). Siamo inoltre l’unico paese europeo a poter produrre droni (completamente made in Italy e più potenti) e siamo stati i primi ad impiegare i Predator in zone di guerra. Inoltre sono in atto modifiche ai nostri bimotori da trasporto, diventeranno cannoniere volanti. L’esercito italiano, dal 2000 in poi ha puntato su addestramento d’elite, capendo prima di molti che oggi non servono eserciti numerosi e mal addestrati (Cina ed India ad esempio) ma operatori motivati, preparati e addestrati a qualsiasi tipo d’intervento. Le scuole d’addestramento italiano sono diventate il modello d’eccellenza che americani ed inglesi apprezzano tantissimo, preferendoci ai francesi. Tutto questo quasi all’oscuro della nostra opinione pubblica che ha un concetto d’esercito italiano legato alla Seconda Guerra Mondiale ed al racconto dei nonni. A tutto questo si aggiunge una legge navale che permetterà alla nostra Marina di entrare nuovamente tra le prime cinque al mondo. Molti storceranno il naso, pensando al momento economico (ma la Difesa risparmia rispetto a 15 anni fa e punta solo su mezzi veramente innovativi) e politico, ma dimenticano che per dire la propria a livello internazionale bisogna contare di più a livello anche militare (è cosi da circa 4000 anni…)oltre che diplomatico. Mare Nostrum ad esempio è un’operazione senza precedenti (tralasciando gli obiettivi) che nel Mediterraneo solo la nostra Marina può sostenere, le vite salvate dai nostri marinai sono il risultato di un controllo completo del Mediterraneo centrale. Alla luce di tutto questo in queste ore gli Usa stanno spingendo per un intervento italiano in Libia, purtroppo non bisogna illudersi: sbarcare in Tripolitania sarebbe facile, imporre una pace quasi del tutto impossibile. Purtroppo non ci sarebbe spazio per vie di mezzo, sarebbe guerra vera. Non si può che concludere con un interrogativo che dovrà smuovere la coscienza del lettore: intervenire sull’altra sponda del Mediterraneo significa infilarsi tra un vespaio ed un alveare, siamo veramente disposti a lasciare i panni di poeti, santi e navigatori?

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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