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Italia! Alzati e cammina!

19 Aprile 2015

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Italia! Alzati e cammina!

700 morti. 700 innocenti. 700 anime chiedono giustizia. 700 umani affogati. 700 umani costretti ad imbarcarsi da gente senza scrupoli tra bastonate e sofferenze. 700 esseri scappati dai luoghi più orrendi del pianeta. 1400 occhi scappati dalla guerra, ora in fondo al mare. Noi seduti sulla riva. Noi a piangere i morti. Noi che brancoliamo nel buio. Noi che filosofeggiamo mentre i morti aumentano. Noi che ora dobbiamo specchiarci. Noi che…

“In Libia c’è una misura che l’Italia, con il sostegno dell’Unione Europea, potrebbe attuare subito: presidiare il mare davanti alla Libia, e l’Onu appoggerebbe questa iniziativa”. Non sono le parole di Salvini che giusto oggi ha invocato un blocco navale. Non è stato l’unico, in giornata anche il nostro capo di stato maggiore non ha smentito tale azione, anzi è andato più in fondo, parlando di “scafisti da snidare.

Queste parole sono date il 7 marzo 2015 e sono dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Bernardino Leon, in un’intervista al Corriere della Sera, mentre era in corso il negoziato in Marocco. Leon è favorevole a un blocco navale: “In questo momento è l’unica cosa che si possa fare concretamente: ce n’è bisogno”, anche se “da solo non risolve il problema”. Secondo Leon, infatti, anche l’eventuale intervento in Libia sarebbe pericolosissimo e da farsi solo in ultima istanza. Solo una certezza accompagna il diplomatico spagnolo: l’Italia dovrà fare da sola, l’Onu garantirà solo apporto “cartaceo”, gli Usa nemmeno quello, l’Ue ancora meno (è la stessa Italia con Gb e Francia che si occupa della difesa aerea dei paesi Ue…) e gli stati mediterranei non hanno la nostra capacità militare (la Spagna ha deficienze tremende, la Grecia è nulla, la Francia non ha interessi diretti, Croazia, Albania Creta e gli stati africani non osano mettere il naso oltre il loro mare, la Turchia ha un ruolo ambiguo e in ultimo le basi inglesi nel Mediterraneo Orientale sono proiettate verso il Medio Oriente). Nessuna nave inglese è mai intervenuta in acque libiche (eppure la copertura radar tattica è simile a quella italiana…). Rimane l’Italia, schiacciata dalla responsabilità di non vedere fino in fondo il problema, in continuo soccorso marittimo. Quali soluzioni? Il blocco navale potrebbe essere un primo passo, salvare chi ormai si trova in mare e bloccare i barconi che partono dalle coste libiche. Non basterebbe. In seconda battuta bisognerebbe smantellare la struttura d’imbarco degli scafisti (lo facemmo in Albania), l’intervento sarebbe oggettivamente difficilissimo e irto di rischi. Attualmente però a livello politico internazionale le condizioni sarebbero floride, manca la volontà di farlo. Spicca l’assenza della Mogherini, alto fantasma delle relazioni internazionali dell’Ue e manca una strategia vera del nostro governo, abituato a proclami, anche forti (“Combatteremo!” per citare Gentiloni) ma che poi nel concreto mantiene lo status quo, uno status quo di morte purtroppo. Abbiamo l’occasione per salvare delle vite umane e per riprenderci il nostro ruolo nel Mediterraneo, ruolo che non possiamo lasciare ad altri dato che il Mediterraneo è da secoli il nostro mercato di vita e scambio. Il triangolo maledetto che ci sta stritolando è lapalissiano: a sud il caos voluto da Francia e Gran Bretagna (con annesse stragi del mare che ci fanno sentire impotenti e a tratti colpevoli), al nord le sanzioni alla Russia che stanno mettendo non poco in difficoltà le nostre imprese e a ovest il trattato transatlantico di libero scambio con gli Usa (la gita del premier da Obama per intenderci) che inonderà il nostro paese di prodotti scadentissimi ma a buon mercato (per dare un’idea, guardare il Sudamerica com’è ridotto con un accordo simile istituito negli anni ’80). L’Italia in questo momento si trova con l’industria azzoppata (manca un vero piano industriale), in emergenza umanitaria e con l’economia bloccata da sanzioni e teatri di guerra più o meno vicini. Da questa morsa si esce con un’azione unilaterale forte, la nazione con il nono PIL mondiale può alzare la voce se lo vuole (lo ha fatto perfino la piccola Grecia…) e spezzare quest’asse deleteria. Invece sembriamo allo sbando, tra una riunione d’emergenza e l’altra ci occupiamo di giornate commemorative e non agiamo nel concreto (la nostra marina in realtà sta lavorando parecchio e salvando molte persone) come invece questa situazione disperata richiede. Ci sono stati 13500 sbarchi nell’ultima settimana e la nostra governance ci specula per mera campagna elettorale, da una parte con la demagogia, dall’altra con l’ipocrisia. Pochi, pochissimi hanno le idee chiare, forse solo il capo di stato maggiore della difesa. Renzi promise un forte impegno sul fronte emergenza immigrazione durante il semestre europeo italiano, impegno che non si è visto, come appunto non si vede la Mogherini, del tutto assente dal palcoscenico. Per acquistare credibilità bisogna osare di più, non basta arrestare mille scafisti in un anno. La situazione è complessa ma un governo responsabile domani mattina dovrebbe essere all’Onu a battere i pugni sul tavolo. L’Ue ci ha, di fatto, abbandonato, basterebbe minacciare di non pagare più il “salva stati”? Forse. Attualmente non rimane che uscire dall’immobilismo ed evitare che giornate come quella di oggi diventino routine…

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Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
One Comment
  1. pinuccia

    Purtroppo il bilancio si aggrava. Dalle tstimonianzr che stanno venendo dai pochissimi sopravvissuti, gli occupanti del barcone erano un migliaio. Soi tratta di una massacro di dimensioni enormi.

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