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Mattarella: “ e vissero (forse) tutti felici e contenti”

1 Febbraio 2015

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Mattarella: “ e vissero (forse) tutti felici e contenti”

Habemus Presidente. Alla fine si è scollinato (scusate il gioco di parole) e dalle trattative convulse degli ultimi mesi (non giorni come qualcuno vuole far credere) è spuntato un nome che ha fatto felici tutti. Felicissimo è Renzi, in un colpo solo ha ricompattato il partito e messo all’angolo Civati e compagnia, felice è Berlusconi, il Nazareno tiene, Mattarella non è comunista e le sue aziende con Renzi al governo vanno alla grande, strafelici sono anche i di solito musoni Vendola e sinistra radicale, la convinzione di aver votato colui che farà saltare il Nazareno è forte quanto illusoria. Tutti felici? Non proprio, Salvini ha un diavolo per capello (ma fa parte del personaggio) e Grillo ha iniziato a sparare a zero dal suo blog, mai come ora l’inconsistenza pentastellata è così evidente (tra fuoriusciti e litigi il movimento sembra una medusa al sole). La Meloni anche non è felicissima, ma ingoia il rospo e nulla di più può fare (il peso politico è quello che è). Berlusconi ha fatto l’offeso fino a venerdì sera (e cosi Alfano) per poi sedersi al tavolo e iniziare il banchetto a parole disprezzato. Una persona d’intelligenza media ha capito che il nome di Mattarella sia stato partorito da Renzi con l’avvallo dello zio Silvio, Sergio è una persona pulita, un giudice della Corte Costituzionale, un fratello di martire mafioso ed ha un curriculum di tutto rispetto. Pacato e istituzionalmente impeccabile Sergio Mattarella è il presidente ideale per riportare l’Italia su binari sicuri, quindi nessuno sulla persona ha potuto discutere (lontani i tempi di Prodi). Mattarella inoltre ha costruito una carriera invidiabile nella seconda parte degli anni 90, che paradossalmente ne fa uno degli esponenti più in vista della classe dirigente post-democristiana: battezza il Mattarellum, torna al governo con D’Alema nel 1998 assumendo la carica di vicepresidente del Consiglio e poi quella di ministro della Difesa. Cofondatore della Margherita resta in Parlamento fino al 2008. Alle successive elezioni non si ricandida, sembra eclissarsi, anche se nel 2009 l’allora segretario del Pd Dario Franceschini lo ripesca come possibile presidente della Rai. Non se ne farà niente, naturalmente, e sempre per la stessa ragione: l’antico risentimento del “nemico” Silvio nel frattempo tornato a Palazzo Chigi. (Chi non ricorda le sue dimissioni causa legge Mammì e le su riserve nel vedere Forza Italia inserita nel PPE?..) Nel 2011 l’ultimo scatto (almeno per adesso) della sua carriera: spinto dagli amici del Partito democratico, è eletto alla Corte costituzionale. E, ironia della sorte, come giudice della Consulta il 4 dicembre 2013 dichiara incostituzionale quel Porcellum che il centrodestra aveva imposto cancellando, dopo oltre un decennio di applicazione, il suo Mattarellum. Una coincidenza curiosa che sembrò assumere il sapore della rivincita. Ma solo agli occhi di chi non conosce bene il giudice costituzionale. Sergio non è certo un vendicativo: dai suoi amici più stretti viene descritto come persona “capace di incassare senza battere ciglio una sconfitta ma intransigente sui valori“. Che non è poco, soprattutto in un periodo di grandi incertezze e smarrimenti come quello che sembra coinvolgere larghi settori delle nostre istituzioni. Per logica il novello Presidente dovrebbe non dare il via all’Italicum, legge elettorale simil-porcellum e non del tutto costituzionale, sarà questo un primo banco di prova. Una simile presa di posizione manderebbe Renzi a gambe all’aria e farebbe saltare il fatidico coperchio del vaso di Pandora. Il pacato Mattarella potrebbe garbatamente rivoluzionare il panorama politico nazionale (l’ Italicum è per forza di cose la chiave di volta). Renzi ha fagocitato Berlusconi (come Zeus con Metide, il dio greco lo fece per paura, si vociferava che eventuali figli sarebbero stati più potenti del padre…) e però si augura dalla sua testa non ne esca un’Atena armata e furiosa (Mattarella), un parto del genere potrebbe significare l’inizio della fine. Il nostro premier ha giocato a poker e per il momento ha la mano vincente, il tempo ci dirà se calerà gli assi o piangerà il bluff…

Giornalista pubblicista, originario di Bolzano si occupa di economia, esteri, politica locale e nazionale
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